Una nazionale per un nome, il grido del Chucho che invoca vendetta

La morte del Chucho Benitez ha spinto forse anche di più la nazionale ecaudoriana a dare il massimo per il proprio campione morto poco più di quattro mesi fa. Era una bandiera vivente per l’Ecuador, un vero e proprio simbolo per la nazione. Bastava sentire la parola “Chucho”, soprannome che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera da calciatore, per capire di chi si stava parlando. Di un campione, su questo non ci piove. Erano capaci, lui e Caicedo, di far innamorare chiunque li guardassero a suon di gol e di giocate. Ma purtroppo nessuno può prevedere il futuro né tanto meno cambiarlo. Fatto sta che il 29 luglio scorso a Doha, Benitez è morto precocemente. Tutto l’Ecuador il lutto, perché il loro emblema è voluto volare in Qatar? Tutto sta in un numero, 11, i milioni che venne pagato il Chucho per il trasferimento all’Al-Jaish e il numero di maglia che  il Chucho continuerà a vestire per sempre. L’undici risuona ancora in tutto l’Ecuador, la sua maglia è stata ritirata dalla nazionale. Aveva segnato 24 gol con la nazionale ecuadoriana e aveva 27 anni, poteva raggiungere il record di gol che è di 31 reti. Ma l’urlo di Cristian si sente ancora nelle Ande, sulle cime più alte, da dove il Chucho guiderà la sua squadra in Brasile. Tutta la nazionale dedicherà il Mondiale al proprio simbolo, cercheranno di arrivare il più lontano possibile proprio in onore di Benitez, il loro eterno centravanti.

Il Chucho Benitez, il suo nome resterà per sempre impresso nella storia dell'Ecuador
Il Chucho Benitez, il suo nome resterà per sempre impresso nella storia dell’Ecuador

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