Storie da raccontare – Ferreira Pinto, dai campi di pomodori alla Serie A

Di storie emozionanti che riguardano il calcio ce ne sono tante e meritano di essere raccontate. Per questo nasce oggi una nuova serie di paneecalcio che vi porterà alla scoperta di racconti suggestivi, talvolta persino commoventi. La prima storia che vi voglio raccontare riguarda un calciatore che in Italia conosciamo bene perché ha militato (e gioca ancora) in terra nostrana per molti anni. Adriano Ferreira Pinto è stato uno dei giocatori più rappresentativi dell’Atalanta nelle stagioni passate, da un paio di annate a questa parte ha deciso di abbandonare il professionismo scegliendo i campi amatoriali della Serie D. In questo articolo non mi concentrerò molto sulla sua carriera nel “calcio che conta” ma andrò a toccare gli inizi della sua vita e tutte le fatiche che dovette affrontare per coronare il suo sogno. Una delle principali fonti è la sua autobiografia pubblicata nel 2011 insieme allo scrittore Pierdomenico Baccalario. Si chiama “Volevo solo giocare a calcio“, non poteva scegliere titolo migliore.

Adriano Ferreira Pinto

Adriano Ferreira Pinto nasce sotto il rovente sole brasiliano il 10 dicembre 1979. Nessun errore, nell’emisfero australe le stagioni sono invertite e mentre in Europa a dicembre fiocca la neve, in Sud America si passa il Natale in spiaggia. Le sue origini sono da rintracciare nelle favelas di Quinta do Sol, paesino di appena cinquemila abitanti immerso nel cuore del Paraná. La sua famiglia è poverissima e dedita al duro lavoro nei campi. “Mi alzo alle 5 e mi corico alle 10 di sera. Ho solo sei anni ma sollevo e porto sulla schiena sacchi di 20, 25, anche 50 chili. Resto sotto il sole tutto il giorno, con i piedi nel fango. Zappo, estirpo, sarchio, vango, pianto e raccolgo” – racconta Ferreira Pinto nel suo libro. A soli 15 anni rimane orfano del padre José Carlos, malato da tempo a causa dei concimi tossici utilizzati nell’agricoltura, è costretto quindi ad andare a lavorare in pianta stabile nei campi di pomodori e nei cantieri in qualità di muratore. Il calcio è un hobby, si diverte la domenica con i coetanei giocando scalzo in strada con un palla imbottita di riso. Il suo primo regalo è una bicicletta usata per andare a lavorare, la conserva come ricordo delle sue radici ancora oggi. Non frequenta mai una scuola calcio ma un osservatore lo convince nel 1999 a recarsi nello stato di San Paolo, più precisamente ad Araras, per svolgere un provino con União São João. Lo supera alla grande con un doppietta in partita e ha origine la sua carriera.

Adriano Ferreira Pinto 2Nel 2000 mette a segno tra Serie C verdeoro e Copa João Havelange 28 reti in 34 partite. Lo nota lo Standard Liegi, club belga, e il suo club di appartenenza lo manda in Belgio per una prova. Al momento della firma però Ferreira Pinto rifiuta, troppe difficoltà con la lingua e voglia di tornare a casa. Rompe con l’União São João e diventa proprietario del suo stesso cartellino. In terra paranaense attira l’attenzione di un giocatore già approdato nel nostro continente, Adriano Mezavilla, attualmente in forza all’Alessandria. Il giovane gli consegna una cassetta delle sue giocate e lo convince a portarlo con sé in Italia, al Lanciano. Il biglietto aereo per il Belpaese è pagato però dagli abitanti del paese natale di Ferreira Pinto, sempre vicino alle avventure dell’ala brasiliana. In Abruzzo incontra sua moglie Marianna e lo stipendio ricevuto dalla Virtus gli permette di dare una stabilità economica alla sua famiglia, costituita da sua madre Giulia, sua sorella Miriam e suo fratello Edivaldo. Delle buone stagioni nella terza divisione italiana gli valgono la chiamata del Perugia prima e del Cesena poi. Nel luglio del 2006 l’Atalanta gli fa firmare il primo contratto in Serie A, ha inizio una lunga e bella storia con la compagine orobica. Definito spesso un brasiliano atipico, Ferreira Pinto non ama la samba e la saudade non lo influenza. Rimane a Bergamo sette anni e raggiunge ottimi livelli sotto la guida di Gigi del Neri, abile a valorizzare il gioco degli esterni. Nella stagione 2007-2008 disputa tutte e trentotto le partite di Serie A da titolare, stabilendo un vero e proprio primato per quella annata. L’anno successivo lo vede protagonista di un grave infortunio al legamento crociato anteriore che lo tiene lontano dai campi per alcuni mesi. Ma non basta questo a fermare un ragazzo cresciuto con le mani tra i mattoni e i pomodori, si riprende subito e continua a macinare chilometri sulla fascia. È un’ala destra instancabile, uno stacanovista. Nel gennaio del 2013 lascia l’Atalanta per trasferirsi a pochi chilometri di distanza, a Varese. Sono 152 le presenze totalizzate in maglia nerazzurra, arricchite da 14 gol. Nel settembre dello stesso anno si trasferisce al Lecce, giusto per provare un’esperienza nell’Italia Meridionale. È la sua ultima stagione da professionista, la conclude con 29 apparizioni in Lega Pro Prima Divisione e 3 reti. Nell’autunno del 2014 passa al Pontisola, club bergamasco di Serie D. L’avventura sta andando bene, Ferreira Pinto si diverte ed è questo quel che conta di più per lui. Perché per lui il calcio rimarrà sempre la passione d’infanzia che lo fa scappare dal duro lavoro nei campi.

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