Il giocatore che ha segnato più gol in assoluto, Josef Bican, una leggenda

Pepi (così era soprannominato, ndr) era un giocatore con le qualità di una stella. Tecnica eccellente con piede destro o sinistro, colpi di testa incredibili, posizione perfetta, passaggi precisi e soprattutto grande senso del gol. Ogni attaccante vorrebbe vincere le scarpe d’oro che ha vinto lui.

Ján Andrejkovič, compagno di Bican allo Slavia Praga

Chi è stato il giocatore più prolifico della storia del calcio? A questa domanda molti di voi risponderanno “Pelé”. Il fuoriclasse brasiliano è infatti considerato nell’iconografia popolare il più grande marcatore di sempre, nonostante ci sia qualcuno che abbia segnato più reti. Sto parlando di Josef Bican, una leggenda per gli abitanti del centro Europa. Professione attaccante, 805 gol in partite ufficiali, 1468 contando anche le gare amichevoli. Un numero enorme, il quale però è nettamente inferiore alle cinquemila marcature che gli attribuiscono, abbastanza inverosimilmente, in terra austro-cecoslovacca. L’IFFHS lo ha collocato al 34° posto nella classifica dei migliori calciatori del secolo scorso, incoronandolo come il miglior austriaco del centennio passato. È l’uomo dei record, nel corso della sua vita ne ha collezionati parecchi. Oltre a quello di miglior bomber di sempre, poteva vantarsi anche di essere l’unico giocatore ad aver timbrato il cartellino con la maglia di tre nazionali diverse: Austria, Cecoslovacchia e Boemia & Moravia.

Allo Sparta Praga

Bican nacque il 25 settembre 1913 a Vienna ed è morto a Praga il 12 dicembre 2001. Suo papà František, boemo, morì prematuramente quando suo figlio aveva 12 anni per un problema a un rene. La madre Ludmila, austriaca di origine ceca, lavorava in una cucina di un ristorante. La famiglia Bican era molto povera, si dice che Josef giocasse a piedi scalzi e per questo migliorò il controllo palla. La prima squadra a livello giovanile dell’attaccante viennese fu l’Herta Vienna, club dove militò per qualche anno anche il padre. Successivamente vestì le maglie di Schustek e Farbenlutz, con cui totalizzò 71 gol in 43 incontri. Nel 1931 passò al Rapid Vienna per 150 scellini ed esordì al Prater proprio nell’anno dell’inaugurazione del maestoso stadio. Il suo bottino recita 68 marcature in 59 partite, una media pazzesca per un ventenne. “Ho sentito molte volte la teoria secondo la quale era più facile segnare ai miei tempi, ma le occasioni erano le stesse anche cento anni fa e saranno le stesse anche tra cento anni. La situazione è identica e tutti dovrebbero concordare sul fatto che una occasione dovrebbe trasformarsi in un gol. Se avevo cinque occasioni facevo cinque gol, se ne avevo sette ne segnavo sette” (uefa.com). Parole di Pepi. Era un centravanti di peso ma allo stesso tempo velocissimo e dotato di una tecnica straordinaria, si dice che riuscisse a percorrere i 100 metri piani in 10,8 secondi. I tifosi accorrevano in massa agli allenamenti e pagavano solo per vederlo esibire. Mentre i suoi compagni facevano i giri di campo, Bican si divertiva a esaltare gli spettatori facendo spettacolo. Posizionava delle bottiglie sulla traversa e le centrava con dei tiri dal limite dell’area di rigore. La leggenda dice che riuscì a sbagliare una sola volta, quando su dieci tiri ne fallì uno.  Usava il destro e il sinistro senza problemi, era molto abile nel gioco aereo ed aveva grande visione di gioco. Un fuoriclasse assoluto per l’epoca, come testimoniano gli impressionanti numeri che tra poco vi elencherò.

Josef Bican

Nel 35′ venne acquistato dall’Admira Vienna, il club sull’altra sponda del Danubio. Dal 1971 questa squadra non esiste più, più di quarant’anni fa si fuse infatti con il Wacker dando vita all’Admira/Wacker. Negli anni ’30 dominava il panorama calcistico della Mitteleuropa, vinse infatti sette campionati austriaci in poco più di dieci anni. Due di essi arrivarono con Josef in squadra, il quale aveva già alzato al cielo il prestigioso trofeo con i colori del Rapid. Nel 1937 Bican lasciò la capitale viennese per accasarsi allo Slavia Praga, in cui militò per tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Il centravanti austro-cecoslovacco aveva impressionato gli appassionati di calcio in patria ma non aveva mai raggiunto i numeri da capogiro collezionati in maglia bianco-rossa. Si aggiudicò subito il premio di capocannoniere del torneo alla prima stagione, così come nelle nove seguenti. Nell’annata 1943-1944 realizzò ben 57 reti in 23  partite, record ormai ineguagliabile. Vinse una Coppa Mitropa nel 1938, neanche a dirlo fu miglior marcatore anche in quella edizione del trofeo internazionale. Con i praghesi conquistò cinque campionati, il primo nel 1940, anno in cui mise a segno 50 gol in 20 partite. Il suo bilancio con i Červenobílí (biancorossi, come li chiamano da quelle parti) recita 422 marcature in 234 gare (1,8 gol a partita di media). Tra i suoi più grandi traguardi c’è anche quello di aver segnato sette gol in tre occasioni diverse. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale fu cercato da molti club esteri, in particolar modo la Juventus. Tuttavia Bican rifiutò per motivi politici, temeva infatti che in Italia potesse instaurarsi un regime comunista, cosa che, ironia della sorte, si verificò proprio in Cecoslovacchia. Josef si rifiutò di aderire sia al partito nazista che a quello comunista, questo gli creò non pochi problemi nella sua carriera. Nel 1950 si trasferì al Vítkovice, con cui siglò 74 reti in 58 partite, mettendo in bacheca l’ultimo titolo di capocannoniere della sua carriera. Nel 1953 giocò 8 partite con l’Hradec Králové, sempre in Cecoslovacchia, totalizzando 7 gol. Motivi politici lo costrinsero a tornare a Praga nel maggio del 1953. Giocò le ultime due sue annate da calciatore a casa sua, con i colori dello Slavia che nel frattempo aveva cambiato nome in Dynamo Praga. Giusto il tempo di regalare altri 15 gol in 21 partite prima di appendere gli scarpini al chiodo alla veneranda età di 42 anni.

Josef Bican

Ci spostiamo adesso a parlare della sua carriera internazionale, anch’essa ricca di soddisfazioni. Vestì le maglie di tre nazionali diverse, la prima delle quali fu l’Austria, la sua terra natale. Debuttò a vent’anni in un pareggio contro la Scozia a Glasgow. Mise a segno la sua prima rete con la selezione biancorossa in un’amichevole contro l’Olanda, battuta 1-0 proprio grazie a un gol di Bican. Nel 1934 partecipò al Mondiale in Italia, nel quale l’Austria si fermò alle semifinali. Il fuoriclasse viennese andò a segno contro la Francia agli ottavi di finale, siglando la marcatura decisiva. Nel ’35 realizzò una tripletta al Prater nel match pareggiato 4-4 contro l’Ungheria. Con il wunderteam collezionò 14 marcature in 19 partite, cinque in meno di quelle disputate in maglia cecoslovacca, con cui invece segnò 12 reti. Nell’unica partita giocata dalla nazionale della Boemia e Moravia, Bican realizzò un hattrick. Proprio contro la Germania, in uno storico 4-4. Con le nazionali non ebbe lo stesso successo accumulato con squadre di club, complici i notevoli problemi politici dell’epoca. Inoltre non poté prendere parte neanche al Mondiale del 1938 poiché le autorità cecoslovacche commisero un errore nel trascrivere il suo nome.

Josef Bican 2
valderrama.it

Appesi gli scarpini al chiodo, Bican indossò giacca e cravatta e diventò tecnico. Anzi, lo era già stato nell’ultimo anno della sua carriera quando a Praga divenne allenatore-giocatore. Tra il 1956 e il 1959 allenò lo Slovan Liberec, attualmente uno dei migliori club della Repubblica Ceca. Sedette anche sulle panchine di Spartak Brno, Příbram (con cui vinse il suo unico trofeo da allenatore, il campionato cecoslovacco), Hradec Králové e Kladno. Nel 1969 ricevette un permesso speciale per andare ad allenare all’estero, al Tongeren, nella seconda divisione belga. Lì rimase per tre anni prima di tornare in patria per concludere la sua carriera da mister con il Benešov, nel 1977. Josef Bican si è spento nel dicembre del 2001 nell’ospedale di Praga per problemi cardiaci, all’età di 88 anni.  È sepolto nel cimitero praghese di Vysehrad, la sua lapide è diventata una meta di pellegrinaggio per i tifosi dello Slavia, i quali ogni tanto gli lasciano una sciarpa o un mazzo di fiori per ricordarlo.

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