A caccia di talenti – Omar Abdulrahman, il predestinato che viene dagli Emirati Arabi Uniti

Omar Abdulrahman 2Oltre il Mar Rosso, nella Penisola Araba, il calcio è visto spesso come un passatempo, ma nascono a volte grandi talenti che fanno le fortune dei propri paesi. Negli anni ’90 l’Arabia Saudita dettava legge in Asia e non solo, Saeed Al-Owairan era uno dei suoi cardini, oggi le nazionali arabe non riescono ad emergere in un continente dominato da Giappone, Corea del Sud e Australia. Gli Emirati Arabi Uniti sono uno stato della penisola, situato a sud-est, composto da sette emirati la cui nazionale ha partecipato una sola volta alla Coppa del Mondo, nel 1990. Oggi non ci sono più i vari Al-Talyani, Mohamed o Ismail ma la nazionale si tiene stretto uno dei talenti più apprezzati di tutta l’Asia e di tutto il Mondo in generale. Si tratta di Omar Abdulrahman, piccolo trequartista emiratino che gioca nell’Al-Ain. Omar, detto anche Amoory, non è nato negli Emirati Arabi e non ha neanche origini del paese con capitale Abu Dhabi. Nasce il 20 settembre 1991 a Riyad, capitale del’Arabia Saudita, da genitori yemeniti originari del governatorio di Hadhramaut, ma da piccolo si trasferisce ad Al Ain dopo esser stato notato da osservatori del club natale. Suo padre Abdulrahman Ahmed era un ex giocatore e Omar è il più giovane di tre fratelli: Ahmad, Mohammed e Khalid Abdulrahman. Gioca a calcio prevalentemente per strada e con squadrette locali, la sua famiglia è impiegata nel settore operaio, fino a quando lo scout dell’Al-Hilal, Abdulrahman Issa, lo notò giocare e chiese informazioni sull’allora bambino di nove anni. Alla risposta dei genitori, ovvero che Omar non giocasse per nessuna squadra, Issa fa di tutto per portarlo nelle giovanili del club capitolino. Partecipa a vari provini, dopodiché viene tesserato dalla compagine biancoblu. Rimane cinque anni con l’al-Za‘īm, poi nel 2005 con una chiamata, Ahmed Al Garoon, membro onorario dell’Al-Ain, convince Omar ad aggregarsi al ritiro estivo dell’Al-Ain, club degli Emirati Arabi Uniti. Un particolare da non trascurare: Amoory non ha mai avuto la cittadinanza saudita e per questo ha potuto ricevere quella emiratina – gli EAU sono uno dei pochi paesi nei quali non si può ricevere la naturalizzazione.

Omar AbdulrahmanLa sua famiglia si trasferisce ad Al-Ain e Omar si iscrive al settore giovanile della formazione biancomalva insieme a due dei suoi tre fratelli. Nel 2007 entra nell’Academy del club, in tanti anni di gavetta gioca per l’U16, l’U17, l’U18, l’U19 e con la squadra di riserva. Riceve le sue prime convocazioni in prima squadra dal tecnico tedesco Winfried Schäfer nel 2008 dopo che l’allenatore europeo lo notò all’Al-Ain International U-17 Tournament, che gli emiratini vinsero proprio grazie ad Abdulrahman. Debutta con il boss il 24 gennaio 2009 in una partita di Etisalat Cup, la massima serie del paese, contro l’Al-Ahli, subentrando nel secondo tempo. Nella sua prima stagione da professionista sigla tre reti in sei incontri di campionato, contro l’Al-Ahli, l’Al-Dhafra e l’Al-Wasl nel girone di ritorno, concludendo l’annata con sette gare collezionate, una nella Emirates Cup. Conquista i suoi primi trofei tra i “grandi”, la Coppa del Presidente e il campionato, vincendo in estate anche la Supercoppa. Inizia a giocare anche per le varie selezioni giovanili degli Emirati Arabi Uniti, preferendole a quelle saudite. Con l’U20 scende in campo quattro volte e va in gol in una di esse, nel 2009 inizia a vestire le divise dell’U23. Le sue giocate iniziano a impressionare nel paese degli emiri, assist e dribbling a volontà oltre alla facilità con cui va a segno. Abdulrahman è piccolo fisicamente, solo 173 cm e 60 kg di peso oltre a una folta capigliatura che lo distingue dai suoi compagni. Mancino, gioca spesso come ala in una trequarti a tre giocatori ma può ricoprire anche il ruolo di centrocampista offensivo o seconda punta. Nonostante l’importante concorrenza (Michel Bastos e Miroslav Stoch), Abdulrahman è una pedina fondamentale nello scacchiere del mister Zlatko Dalic che lo schiera spesso e volentieri alle spalle del centravanti ghanese Asamoah Gyan. Ma gli infortuni hanno condizionato non poco la carriera del giovane arabo. Il 26 luglio del 2009, in un’amichevole con la nazionale U20 contro il Lausanne, subisce una rottura al legamento crociato che lo tiene lontano dai campi per sette mesi esatti. Il 26 febbraio torna a calcare il manto erboso di un campo da gioco con l’U19 in una gara di campionato contro il Baniyas, vinta 4-2. Successivamente gioca altre partite con la formazione giovanile per poi tornare a entrare nello Sheikh Khalifa International Stadium il 27 aprile in una partita di Champions League asiatica contro il Sepahan Isfahan, mentre il 2 maggio torna a giocare in campionato in una vittoria per per 5-3 contro l’Emirates Club, segnando il suo primo gol nella sua prima partita nella competizione. A fine stagione alza al cielo il campionato U19, viene nominato miglior giocatore del torneo e giocatore più promettente della massima serie emiratina.

Omar AbdulrahmanNell’estate del 2010 l’Al-Ain perde uno dei suoi pezzi pregiati: “O Mago” Jorge Valdivia che torna al Palmeiras dopo venti marcature in due stagioni nel Medio Oriente. La maglia numero dieci viene ereditata proprio da Omar Abdulrahman che sostituisce il sudamericano nel ruolo di trequartista. Alla prima di campionato Amoory realizza un assist e segna su punizione, il suo marchio di fabbrica, in un trionfo per 4 a 3 sul Dubai Club. In Champions League regala ottime prestazioni nonostante le deludenti performances degli arabi nella massima competizione asiatica. Nella prima contro il Seul gioca solo il primo tempo, con il Nagoya assiste a una brutta batosta (4-0 per i giapponesi) mentre all’ultima contro il Greentown realizza il gol della vittoria. Il 25 maggio del 2011 rinnova il suo contratto con la compagine emiratina fino a giugno 2015, il suo bottino personale nell’annata 2010-2011 è di 11 reti totali e 8 assist in 29 incontri. Nel 2010 vince con la nazionale U-23 la Coppa delle Nazioni del Golfo in Qatar battendo in finale il Kuwait a Doha, nel 2011 invece viene nominato per la seconda volta “giocatore più promettente della stagione”. Si inizia a vociferare di Abdulrahman anche in Europa e il giovane emiratino inizia a giocare con frequenza anche nella nazionale maggiore.

Omar Abdulrahman 4Ma il suo talento deve scontrarsi ancora una volta con sfortunati infortuni che hanno tenuto il centrocampista di Riyad lontano dai campi per mesi. Nell’estate del 2011 si rompe di nuovo il legamento crociato e torna in campo solamente a gennaio con la squadra delle riserve. In prima squadra riesce soltanto a scendere in campo sette volte ma incide lo stesso nelle gare dell’Al-Ain: due gol e quattro assist decisivi. Numeri da capogiro che hanno destato l’attenzione del Manchester City, il club inglese gestito proprio da sceicchi emiratini. Il 6 agosto del 2012 Omar passa in prova alla formazione anglosassone dove rimane per due settimane e gioca anche un’amichevole. Sembrava tutto fatto per il suo passaggio a Mancheser sponda biancazzurra ma a causa del permesso di lavoro e di questioni nazionali la trattativa non si concretizza. “Il City ha dichiarato che gli ha offerto un contratto quadriennale dopo l’allenamento con loro la scorsa estate, e che avrebbe presentato una seconda offerta” – ha dichiarato l’allenatore dell’Al Ain Cosmin Olaroiu. Gli occhi del City rimangono su Amoory che nell’annata seguente trova il riscatto. Pronti, partenza, via, alla prima ufficiale conquista la Supercoppa battendo l’Al-Jazira 5 a 4 ai calci di rigore e guadagnandosi il premio di “Man of the Match”. La squadra si rinforza con l’arrivo del franco-congolese Jirès Kembo Ekoko e proprio Abdulrahman consente all’ex Rennes di segnare il suo primo gol in campionato alla prima giornata della Gulf League. Conclude l’annata con una media-gol di una rete ogni tre gare (7 marcature in 21 gare) ma soprattutto la bellezza di dodici assist. A fine anno il Daily Mail ha riferito rifersice che Manchester City, Arsenal, Barcellona, Borussia Dortmund, Schalke, Amburgo e Malaga sono interessate a prelevare il giocatore che tuttavia rimane ancora all’Al-Ain.

Omar Abdulrahman 5L’ultima stagione ha visto Abdulrahman come il miglior assist-man del campionato e forse di tutto il pianeta. In 17 matches di campionato, Amoory è andato in gol in una sola occasione ma ha realizzato la bellezza di 17 assist vincenti, un record per tutta la storia del calcio arabo. In Champions League il numero dieci di Riyad trascina il suo Al-Ain fino agli ottavi di finale andando in gol una volta in sette partite e mettendo a punto altri tre assist due dei quali in Iran nella gara di ritorno contro il Tractor Sazi terminata due a due. “Omar è un tesoro nazionale” – ha detto il presidente Ain Sheikh Abdullah. Anche in nazionale Abdulrahman continua a regalare prestazioni sopra la media. Oltre ai titoli con l’U20 e l’U23, si è messo in mostra ad alti livelli con l’Al-Abyad. Esordisce in un’amichevole contro la Siria nel 2011 a solo 19 anni – scende in campo dal primo minuto e viene sostituito nel secondo tempo. Partecipa ai Giochi Asiatici del 2010, alla Coppa d’Asia 2011, risultando il giocatore più giovane della storia degli Emirati Arabi Uniti e il settimo più giovane ad aver giocato una Coppa delle Nazioni Asiatiche e alle Ompiadi Estive del 2012 ma soprattutto alla Coppa delle Nazioni del Golfo nel 2013, titolo che aveva già vinto a livello giovanile. Nella prima partita contro il Qatar è l’autore del primo gol emiratino e successivamente realizza anche un assist decisivo. Nell’ultima partita contro l’Oman entra a nove minuti dalla fine della partita e riesce a trasformare a fare la differenza trasformando uno 0-0 in un 2-0 per gli EAU. In semifinale contro il Kuwait realizza l’assist decisivo per l’unico gol della partita, firmato Khalil, trascinando la nazionale araba in finale. Contro l’Iraq nell’ultima gara del torneo porta in vantaggio la sua nazionale dopo un’azione solitaria al ’28. La partita termina 2-1 per gli Emirati Arabi che conquistano la coppa. Abdulrahman nominato miglior giocatore del torneo. Vuole l’Europa, l’Europa lo vuole, futuro e talento sono dalla sua parte.

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