La favola della Costa Rica, la Cenerentola diventata principessa che ha stregato il Brasile

La nazionale della Costa Rica è stata la sorpresa della ventesima edizione della Coppa del Mondo, partita come una delle squadre meno quotate della competizione, ha superato gironi e ottavi di finale arrendendosi solamente ai calci di rigore contro l’Olanda ai quarti. Ma la selezione di questo piccolo paese di cinque milioni d’abitanti che fa da spartiacque tra l’Oceano Pacifico e il Mar dei Caraibi ha fatto innamorare migliaia di appassionati che la paragonano a una vera e propria favola con un lieto fine.

UNA STORIA VISSUTA NELL’OMBRA FINO AL 1990

Costa Rica 1990La nazionale del paese centroamericano non si era mai qualificata alla fase finale di una Coppa del Mondo prima del 1990, anno in cui partecipò alla rassegna italiana come esordiente. La prima partita della nazionale risale al 1921, quando a Città del Guatemala sconfisse El Salvador per sette reti a zero. Non si mise in mostra in nessuna competizione internazionale fino all’anno della svolta, il 1990. Durante quell’annata los Ticos raggiunsero buoni risultati sia a livello che mondiale. La squadra dell’allora tecnico Bora Milutinović, conquistò gli ottavi di finale battendo ogni pronostico grazie alle vittorie su Scozia e Svezia. Con quest’ultimi furono necessarie le reti di Flores e Medford per ribaltare il vantaggio scandinavo nel primo tempo, contro i britannici bastò un gol del leggendario Juan Cayasso, il primo giocatore costaricense a segnare nella fase finale di un Mondiale. Agli ottavi non andò un granché, subirono quattro reti dalla Cecoslovacchia e furono sfortunati nel trovare l’attaccante Tomáš Skuhravý in ottima forma dato che l’ex Genoa realizzò una tripletta davanti a 47 mila spettatori allo Stadio San Nicola di Bari. La squadra non diede seguito al brillante Mondiale disputato nel “Bel Paese” mancando la qualificazione alle fasi finali dei due Mondiali successivi. Nel 2002 riuscirono a ottenere una nuova qualificazione ma non andò altrettanto bene per i costaricani che vennero spazzati via dal Brasile e furono eliminati per la peggior differenza reti rispetto alla Turchia. Nell’ultima partita contro i verdeoro serviva un pareggio o una sconfitta con pochi gol di scarto e invece arrivò un 5-2. Quattro anni dopo, in Germania, fu deludente la partecipazione della Costa Rica che nonostante le presenze di grandi campioni che hanno scritto la storia della nazionale come Paulo Wanchope, Rolando Fonseca o Walter Centeno, dovette ben presto rifare le valigie per abbandonare l’Europa e tornare in patria dopo zero punti in tre partite. Nel 2010 la nazionale sfiorò la qualificazione ai play-off contro l’Uruguay che batté la Costa Rica 0-1 all’andata pareggiando 1-1 al ritorno facendo sfumare la possibilità di giocare il terzo Mondiale consecutivo per la compagine rossoblu-

IL CAMMINO

Costa Rica 2013Con l’avvento del commissario tecnico colombiano Jorge Luis Pinto sulla panchina della nazionale dopo le dimissioni di Ricardo Lavolpe iniziò un nuovo ciclo per la formazione del Centro America. L’allenatore nativo di San Gil sognava di guidare la Costa Rica alla Coppa del Mondo FIFA già da quando assunse le vesti di ct nel 2004. “Ho lavorato duramente tutta la vita per arrivare al Mondiale. Questa è pura felicità” – disse Pinto commosso qualche mese fa. Una nazionale giovane, piena di nuovi elementi. Tredici giocatori giocano in Europa, gli altri dodici in patria o negli Stati Uniti. Il Saprissa è stata la squadra pià forte del ventesimo secolo in Nord America, negli ultimi anni stanno crescendo nuove squadre come Herediano e Alajuelense che si contendono ogni anno il titolo. Il capitano della nazionale, l’attaccante del Fulham Bryan Ruiz, ha ventotto anni, il più anziano della nazionale è il portiere Patrick Pemberton, classe ’82. Una delle selezioni più giovani partecipanti al Mondiale brasiliano. La nazionale arrivò nella terra della samba, dei colori, della festa e della musica accompagnata da molto scetticismo. Si credeva che fosse la più “scarsa” del girone D composto da Italia, Inghilterra e Uruguay e una delle più inesperte del Mondiale. La qualificazione arrivò dopo aver ottenuto un secondo posto nel gruppo CONCACAF formato da USA, Honduras, Messico, Panamà e Giamaica – la Costa Rica collezionò diciotto punti in dieci partite con un bilancio di cinque vittorie, tre pareggi e due sconfitte.

LA SORPRESA

Costa Rica 2014Eravamo nel girone della morte. Adesso i morti sono gli altri“. Basterebbe questa frase, pronunciata dal capitano della nazionale Bryan Ruiz, per descrivere il Mondiale costaricano. L’esordio con l’Uruguay aveva subito smentito le aspettative. La prima partita fu quella di Campbell, la seconda di Ruiz, la terza e la quarta del portiere Navas, ma in realtà al successo della Costa Rica hanno contribuito tutti. Nella prima gara contro la formazione di Oscar Tabarez, gli uomini di Pinto si sono imposti con un 3-1 grazie alle reti del centrocampista dell’Arsenal Campbell, di Duarte e di Ureña nel finale che hanno ribaltato il rigore trasformato da Cavani nel primo tempo. Il risultato della seconda partita è ancor pià paradossale perché la Costa Rica ha incontrato l’Italia, reduce da un’ottima prestazione con l’Inghilterra. È bastata una rete di Ruiz allo scadere del primo tempo con un colpo di testa che ha battuto Buffon. Ancora una volta i costaricani impongono il loro gioco: pressing alto, alti ritmi e la trappola del fuorigioco che ha portato spesso gli attaccanti avversari in posizione di offside. Nell’ultima del girone bastava un pareggio con gli inglesi per ottenere la qualificazione come primi in classifica. Agli ottavi la Costa Rica ha pescato la Grecia uscendo vincente dalla sfida contro gli ellenici grazie ai tiri dagli undici metri. Navas para tutto, i cinque tiratori costaricani non sbagliano un rigore. La sequenza non si ripete agli ottavi contro l’Olanda nei quali i Ticos sono riusciti a strappare uno zero a zero ai tempi regolamentari e supplementari per poi perdere dal dischetto per gli errori del capitano e di Umaña provocati dalle grandi parate del portiere nederlandese Krul. La storia di ripete, “Cenerentola diventa principessa”. Ora Pinto e i suoi ragazzi hanno nel mirino il Mondiale in Russia ma prima vorranno alzare al cielo la Gold Cup del 2015 e laurearsi per la prima volta campioni di Nord e Centro America, traguardo che hanno sfiorato nel 2002 quando si piazzarono secondi alle spalle degli Stati Uniti.

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