La curiosa storia di Kim Myong-Won – Professione attaccante, portiere per caso

Corea del NordCorreva l’anno 2010. In quel Johannesburg la Spagna alzava al cielo la sua prima Coppa del Mondo sotto le note del tormentone estivo waka waka. Fu un mondiale per certi versi storico, principalmente per la meta scelta: il Sudafrica, prima e unica nazione africana ad aver ospitato un evento del genere. In quell’edizione era presente anche la Corea del Nord, alla seconda partecipazione nel torneo più ambito per nazionali. La formazione asiatica riuscì a bucare la rete della nazionale brasiliana nella gara d’esordio, ma totalizzò zero punti su tre partite. Contro i verdeoro la gara terminò 2-1 in favore della Seleçao, nelle successive due gare la nazionale incassò dieci reti senza mai andare a segno. Non mancarono poi le tradizionali leggende riguardante l’allora dittatore Kim Jong-il. Si dice che i giocatori, al rientro in patria, fossero stati obbligati a rimanere sei ore su un palco a ricevere gli insulti della folla presente. Sorte peggiore toccò all’allenatore, costretto a lavorare nei cantieri come manovale. Tuttavia non fu l’unico fatto curioso legato al nome nella Corea del Nord nel corso dei Mondiali 2010. La vicenda di cui vi parlerò oggi risale a prima dell’inizio della rassegna sudafricana e non ha precedenti nella storia del calcio.

Kim Myong-Won

L’uomo in questione si chiama Kim Myong-won ed è un attaccante nordcoreano. Fu convocato dal ct Kim Jong-hun (da non confondere con l’attuale dittatore, Kim Jong-un) per la Coppa del Mondo 2010. Fin qui tutto quadra, ma un piccolo particolare impedì al centravanti classe ’83 di scendere in campo. L’allenatore nordcoreano lo inserì nella lista dei 23 giocatori chiamati in veste di terzo portiere, spiegando che così potesse avere maggiori opzioni in attacco. La sua furba trovata fu però subito scoperta dalla FIFA che gli impedì di schierare il giocatore. O meglio, lo poteva far giocare solo in porta. Un grosso problema per un attaccante abituato a fare gol. La lista poteva essere modificata solo se qualche giocatore si fosse infortunato gravemente, altrimenti sarebbe rimasta intatta. Myong-won sedette così in panchina in tutte e tre le partite, con il fratino addosso e i guantoni tra le mani.

Kim Myong-Won 2

Oggi Kim gioca all’Ulaanbaatar FC, la squadra della capitale della Mongolia. Ha lasciato la Corea del Nord quattro anni fa ed ha anche vinto il campionato mongolo nel 2011. Il suo nome è però legato alla storia dell’Amrokgang, club nordcoreano in cui ha militato per nove annate. Con i biancoverdi ha realizzato 98 gol in 112 partite, un bottino niente male per un giocatore che a inizio carriera sembrava un predestinato. In nazionale debuttò a 20 anni ma non è mai riuscito ad affermarsi con i colori della Corea del Nord. Alcune fonti gli attribuiscono nove presenze, altre dodici senza neanche una rete. Noto per la sua incredibile velocità, in patria lo chiamano The Chariot. La vicenda che lo interessò nel 2010 lo ha fatto conoscere suo malgrado a tutto il mondo. Estremo difensore o attaccante centrale, Kim ha sempre avuto un legame particolare con la porta. Inoltre si dice che tra i pali se la cavasse bene, sembra fosse un ottimo para-rigori.

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