La bella storia del birmano Kler Heh – Nato in un campo profughi, ora è professionista in Inghilterra

L’Umpiem Mai Refugee Camp dove è nato e cresciuto Kler Heh

Il calcio spesso ci regala delle belle storie che, seppur poco significative dal punto vista dei risultati sportivi (paleremo infatti di un giocatore con una manciata di presenze nel professionismo e che non sembra affatto destinato a una carriera da stella internazionale), meritano di essere raccontate. Una di queste ha come protagonista un ragazzo che oggi vive in Inghilterra ma che proviene da un altro angolo del pianeta. Per capirlo basta leggere il suo nome: Kler Low Eh Hmoo Heh, semplificabile solamente in Kler Heh, come è da sempre noto. Classe ’96, è un’ala destra dalle buone capacità tecniche, piccolo fisicamente ma dotato di grande cambio di passo e abilità nel dribbling. Attualmente il suo cartellino è di proprietà dello Sheffield United, compagine inglese in forza in terza serie che nel 2015 gli ha fatto sottoscrivere il suo primo contratto da professionista dopo aver trascorso quasi un decennio nel settore giovanile. Si è trattato per lui di un coronamento di un sogno, quello che aveva da bambino mentre giocava scalzo negli spiazzati di pietra all’interno del campo profughi situato nella provincia di Tak, in Thailandia, e adibito a contenere circa 13.000 rifugiati politici birmani di etnia Karen, in contrasto con il governo del Myanmar da decenni a causa della negata indipendenza nazionale. I Karen sono un popolo originario del Tibet ma che ha affondato da anni (dopo la Seconda Guerra Mondiale) le proprie radici in territorio birmano, dove conta circa 4 milioni di individui. Parlano una lingua simile al birmano e praticano molte religioni diverse: la maggior parte di loro si dichiara buddista, tuttavia esistono anche significative comunità di musulmani e di cristiani, a cui appartiene lo stesso Kler Heh. Quest’ultimo viene alla luce il 21 ottobre del 1996 proprio all’interno del campo per rifugiati al confine tra i due paesi del sud-est asiatico. La sua infanzia, come immaginabile, è molto difficile, appena adolescente si guadagna da vivere cercando bottiglie e altri scarti tra i rifiuti per poi rivenderle e incassare qualche spicciolo. Il suo idolo è Ronaldinho, che in rare occasioni vede in spot pubblicitari televisivi. Non possiede alcun passaporto ed è vietato per lui e la sua famiglia entrare nella Thailandia vera e propria, l’occasione per scappare da questo tragico mondo capita però all’improvviso nel 2006 grazie al Gateway Protection Programme, un piano stabilito dal governo del Regno Unito in collaborazione con l’UNCHR e l’Unione Europea che consente ogni anno a centinaia di profughi di raggiungere la Gran Bretagna per ivi stabilirsi.

Kler Heh in ritiro con lo Sheffield United

«Ero triste perché lasciavo tutti i miei amici d’infanzia, ma i miei genitori mi promisero che saremmo andati in un posto migliore». La sua famiglia aveva già provato in precedenza a trasferirsi in Australia senza successo, poi inaspettatamente si profila questo scenario inglese. A lasciare il campo profughi sono Kler e i cinque membri della sua famiglia, la destinazione è Sheffield. Finalmente in Inghilterra i quattro bambini hanno dei letti dove dormire, dopo aver passato notti e notti sul pavimento della capanna dove vivevano i genitori nel campo per rifugiati in Thailandia. Il primogenito che ha sempre avuto la passione per il football ha l’opportunità di giocare in campi da calcio veri, con un manto erboso sotto i tacchetti degli scarpini, sintetico o naturale non fa differenza. Kler inizia a farsi spazio nel sistema calcistico inglese nei vari campionati scolastici, scendendo in campo la domenica e mettendo in mostra le sue qualità un po’ atipiche per lo stile di gioco britannico. Fisicamente è davvero minuto, alla statura non eccezionale si aggiungono anche i residui di un passato molto duro nella sua terra natale. Gli bastano pochi mesi per impressionare alcuni allenatori delle giovanili dello Sheffield United, con cui svolge la trafila nel vivaio fino ad arrivare alla formazione U-21. Nel gennaio del 2016 il club decide di cederlo in prestito per fargli accumulare esperienza al Dumbarton FC, compagine in forza nella seconda serie della piramide calcistica scozzese. Colleziona in sei mesi cinque presenze, di cui una in coppa nazionale, e realizza il sogno di sedersi in panchina all’Ibrox Stadium contro i Rangers davanti a quasi 50.000 spettatori presenti. Potrebbe sembrare una banalità, ma per un ragazzo che è cresciuto giocando in un campo di pietre all’interno di un centro per rifugiati l’effetto che produce un’atmosfera del genere non è insignificante. Ad oggi allo Sheffield si trova ai margini del progetto, a vent’anni non è ancora riuscito ad affacciarsi in prima squadra. La sua intenzione è quella di tornare in Thailandia per militare nella Thai Premier League, più consona alle sue caratteristiche. Nel 2012 aveva fatto ritorno proprio all’Umpiem Mai Refugee Camp per visitare amici e parenti e per descrivere loro la sua nuova vita nel Vecchio Continente. È sempre rimasto molto attaccato alle sue origini e in particolare al suo sangue birmano, sogna di debuttare con la nazionale degli Angeli Bianchi ma per farlo dovrebbe rinunciare al passaporto britannico. Come molti altri paesi del sud-est asiatico, il Myanmar (o Birmania, i due nomi sono sinonimi) non accetta infatti il possesso di due passaporti contemporaneamente, Kler ha parlato con la federazione calcistica locale ma per vicende di questo tipo dovrebbe intervenire direttamente il governo. In teoria potrebbe essere convocabile anche dalla nazionale della Thailandia e il ragazzo ha già manifestato il suo consenso a un’eventuale chiamata degli Elefanti da Guerra. Comunque vada, qualsiasi cosa gli riserberà il futuro, Kler sarà in grado di affrontarla con la personalità che lo ha sempre contraddistinto e gli ha permesso di passare da un campo profughi a stadi stracolmi di spettatori in Gran Bretagna. Insomma, a prescindere dai risultati sportivi, nel suo piccolo un’impresa l’ha già compiuta.