In viaggio per Euro 2016 – Girone D – Spagna

SpagnaLa nostra avventura alla scoperta di Euro 2016 ha oltrepassato la metà, con la Spagna si apre un nuovo capitolo riguardante il quarto gruppo, composto, oltre che dagli iberici, da Croazia, Repubblica Ceca e Turchia, probabilmente uno dei gironi più interessanti dell’intera rassegna. La Roja è tra le favorite alla vittoria finale, essendo detentrice del titolo. L’egemonia spagnola sul calcio europeo e mondiale è calata negli ultimi due anni, ciononostante la selezione di del Bosque rimane tra le più forti del nostro continente e si giocherà la vittoria finale con Francia e Germania. L’obiettivo minimo è l’accesso alla semifinale che dovrebbe essere relativamente facile da raggiungere per gli spagnoli. In caso di primo posto nel girone le Furie Rosse pescherebbero agli ottavi di finale una delle terze classificate nei gruppi B, E e F, mentre ai quarti dovrebbero vedersela con una seconda piazzata, proveniente dal girone A o C (Svizzera e Ucraina sono le più gettonate dai pronostici). La Spagna ha avuto la meglio nelle ultime due edizioni dei Campionati Europei, in bacheca è presente anche una coppa risalente al 1964, quando Luis Suárez e compagni alzarono al cielo in trofeo davanti ai propri sostenitori. Nel corso delle qualificazioni a Euro 2016 gli iberici sono caduti solamente nella seconda gara contro la Slovacchia, le restanti partite hanno tutte fruttato tre punti. Per il ct del Bosque, in carica dal luglio del 2008, è stata un’ottima occasione per testare nuovi elementi, non a caso le convocazioni evidenziano esclusioni eccellenti come Diego Costa, Juan Mata, Santi Cazorla e Fernando Torres. La Spagna partirà per la Francia con una rosa ricca di volti nuovi, andiamo subito a conoscerli.

PORTIERI

Iker Casillas e David de Gea
Iker Casillas e David de Gea

Domenica pomeriggio la Spagna scenderà in campo alle 18 contro la Bosnia ed Erzegovina per un test amichevole. Non possiamo dire per adesso se del Bosque schiererà l’undici titolare oppure darà spazio a seconde linee come accaduto nella gara disputata recentemente con l’Italia. Molti sono ancora i dubbi che riguardano la formazione di partenza spagnola nell’incontro d’esordio contro la Repubblica Ceca. Il modulo che dovrebbe essere adottato è il 4-3-3, il prediletto del commissario tecnico attualmente in carica. Tuttavia nell’ultima partita giocata alla Cluj Arena, contro la Romania, l’assetto tattico utilizzato è stato il 4-2-3-1. Per l’occasione ha indossato i guantoni dal primo all’ultimo minuto Iker Casillas, vera e propria bandiera del calcio iberico. Tuttavia il suo posto è messo a serio rischio dalla concorrenza rappresentata da David de Gea. Per adesso l’ex capitano del Real Madrid sembra in leggero vantaggio ma l’estremo difensore del Manchester United proverà a soffiargli il posto fino a poche ore prima del debutto in Francia, forte delle buone prestazioni collezionate negli ultimi tempi in nazionale (nella gara contro l’Italia è stato nettamente il migliore in campo per la Spagna). D’altro canto anche Casillas, nonostante non stia vivendo un ottimo periodo con la maglia del Porto, in nazionale brilla come ai vecchi tempi, lo testimoniano gli zero gol subiti nelle ultime sei gare giocate, delle quali fa parte pure l’amichevole con la Romania. Uno rappresenta la storia dell’ultimo decennio, l’altro il nuovo che avanza. È difficile dire ad oggi chi tra i due partirà dal primo minuto, nelle qualificazioni il titolare è stato il classe ’81 di Móstoles ma anche il canterano dell’Atletico Madrid ha raccolto qualche presenza. La terza scelta sarà Sergio Rico, loro tre sono gli unici portieri inserito nell’elenco dei 25 pre-convocati. Si è accomodato in panchina nelle ultime nove apparizioni della nazionale spagnola ma è ancora a caccia del debutto. Classe ’93, veste la maglia del Siviglia, con cui anche quest’anno ha alzato al cielo l’Europa League (tuttavia non totalizzando nemmeno un minuto di gioco, avendo Emery preferito schierare il secondo portiere nelle gare di coppa). In precedenza era stato però titolare nelle gare di Champions League e l’anno scorso era stato assoluto protagonista del cammino europeo concluso con la vittoria a Varsavia sul Dnipro. È un prodotto del settore giovanile del Siviglia, in carriera ha conosciuto solamente i colori dei Palanganas.

DIFENSORI

Jordi Alba
Jordi Alba

La coppia centrale in difesa è già stata definita, così come il terzino sinistro, mentre persistono ancora dubbi riguardo il laterale destro. Alla fine potrebbe sputarla Juanfran dell’Atletico Madrid, giocatore di indiscussa esperienza e affidabilità. Nella vittoriosa spedizione in Polonia-Ucraina nel 2012 sedette in panchina per tutta la durata della rassegna, quattro anni dopo si gioca le sua carte per vestire un ruolo da protagonista in Francia. Non faceva parte della rosa stellare che più o meno un lustro fa dominava in lungo e in largo tutto il nostro pianeta, è subentrato solamente in seguito date le ottime prestazioni a servizio del Cholo Simeone. Non è certo di primo pelo, la carta d’identità recita infatti 9 gennaio 1985, ma è nell’apice della sua carriera e in nazionale sta inanellando una serie di buone prestazioni. In lotta per il posto c’è anche Daniel Carvajal del Real Madrid, i due si ritroveranno faccia a faccia stasera nell’attesissima finale di Champions League. Ha saltato le ultime gare della nazionale perlopiù per motivi fisici, la sua presenza a Euro 2016 non è però in dubbio e spererà fino all’ultimo momento in una chance dal primo minuto. Classe ’92, è un esterno di fascia destro, piccolo fisicamente, molto veloce e diligente in fase difensiva. È cresciuto nel settore giovanile delle Merengues, il suo curriculum vanta anche un’esperienza in prestito al Bayer Leverkusen nella stagione 2012-2013, grazie alla quale ha potuto conquistare un ruolo da protagonista al Santiago Bernabeu. A sinistra il titolare sarà Jordi Alba, su questo non ci piove. È tra i migliori interpreti del suo ruolo al mondo, riesce a coordinare al meglio rapidità, resistenza fisica e ottima tecnica di base. Il Barcellona lo acquistò nell’estate del 2012 dal Valencia per 14 milioni di euro, all’epoca era un giocatore molto promettente, con gli anni è migliorato sempre di più fino a diventare uno dei punti fermi dell’undici catalano. In nazionale conta più di 40 presenze, ha saltato una sola partita nel corso delle qualificazioni a Euro 2016 ed è sceso in campo in tutte e tre le amichevoli recentemente disputate. Domenica scorsa ha alzato al cielo la Copa del Rey, buona parte del merito della vittoria spetta proprio a lui, autore del gol che ha sbloccato la partita ai supplementari. Sa farsi valere anche in fase offensiva, rappresenta il prototipo del bel calcio che la Spagna ha sempre cercato di offrire negli ultimi anni. La sua riserva sarà César Azpilicueta, terzino versatile che può muoversi su ambedue le fasce. In nazionale verrà utilizzato a sinistra, nonostante sia di piede destro, data l’abbondanza di giocatori sulla corsia opposta. Il ct del Bosque ha dovuto addirittura tagliare fuori dall’elenco dei convocati Mario Gaspar, autore di un’ottima stagione al Villarreal, data l’eccedenza di terzini destri. Azpilicueta veste la maglia del Chelsea dal 2012, anno in cui i londinesi lo prelevarono per poco più di otto milioni di euro dal Marsiglia, il quale a sua volta lo aveva acquistato un paio di anni prima dall’Osasuna. Ad agosto compirà 27 anni, è un terzino abbastanza completo, soprattutto per quanto concerne la fase difensiva. Al centro del reparto agiranno Sergio Ramos e Gerard Piqué  che formano una delle più famose coppie difensive al mondo. La loro presenza non ha fatto rimpiangere l’addio di Puyol: sono due giocatori di assoluto livello, tra i migliori del pianeta nel loro ruolo. Non hanno bisogno di grandi presentazioni: il primo veste i colori del Real Madrid mentre il secondo milita tra le fila del Barcellona. Nella Liga sono acerrimi nemici, in nazionale compongono invece una linea difensiva insuperabile. Ramos da giovane agiva da terzino destro, data la sua rapidità, e proprio in questa posizione si laureò campione del mondo nel 2010 in Sudafrica. Classe ’86, in nazionale conta già la bellezza di 131 presenze, destinate a salire ancora nei prossimi giorni. È un difensore arcigno, molto abile nei contrasti e soprattutto nel gioco aereo (sui calci piazzati è una minaccia costante, ne sa qualcosa l’Atletico Madrid che un paio di anni fa vide sfuggire il sogno Champions League per via di una sua “spizzata” su calcio d’angolo). Piqué ha un anno in meno e conta molte meno presenze in nazionale (76), è più compassato ma molto forte fisicamente e valido nel maneggiare il pallone. È nato e cresciuto con lo stemma del Barcellona tatuato sul petto, tuttavia nel 2004 lasciò la terra natale per intraprendere un’avventura al Manchester United (5 milioni di euro fu la cifra del trasferimento, all’epoca aveva solamente 17 anni). Quattro stagioni dopo la saudade lo spinse a tornare al Camp Nou per una cifra analoga, da allora diventò un punto stabile del Barcellona dominatore di Spagna e Europa, massimo esponente di una delle filosofie di calcio più amate al mondo, il celeberrimo tiki-taka. L’unico difensore centrale di riserva proviene proprio dalla cantera blaugrana, Marc Bartra. In ordine cronologico, è uno degli ultimi grandi gioielli sfornati dal settore giovanile catalano, dopo parecchie annate trascorse in naftalina sotto la gestione Luis Enrique sta trovando un po’ più di spazio. Classe ’91, non è altissimo ma possiede grande elevazione, inoltre, caratteristica necessaria per poter indossare la maglia del Barcellona, si destreggia molto bene con il pallone in mezzo ai piedi. In caso di necessità sarà l’unico difensore centrale di riserva presente in rosa, dopo anni apprendistato potrebbe arrivare per lui la definitiva consacrazione in palcoscenici internazionali.

CENTROCAMPISTI

Cesc Fabregas
Cesc Fabregas

A centrocampo la Spagna sarà priva di Xavi, cardine della mediana iberica nei vari successi a livello europeo e mondiale. L’ex regista del Barcellona è al tramonto della sua carriera e subito dopo la Coppa del Mondo brasiliana ha deciso di ritirarsi dalla nazionale. La formazione di del Bosque però è comunque ricca di uomini in questa sezione del campo, tutti di un certo spessore. Al centro del terzetto dei centrocampisti agirà Sergio Busquets, anche lui un nome che ha fatto la storia degli ultimi anni in terra catalana. Classe ’88, ha saltato l’ultima serie di amichevoli per una frattura al dito ma adesso è pronto a riprendersi le chiavi del centrocampo. Blaugrana nel DNA, è un roccioso mediano che sfiora i 190 cm di altezza, specializzato nel riconquistare i palloni e nel far muro davanti alla difesa. È un giocatore tenace, forte fisicamente ma anche molto valido nel far ripartire l’azione, data la bravura nel smistare i palloni e la visione di gioco. Al Camp Nou lo soprannominano El Quitanieves, che letteralmente significa “lo spazzaneve”, un termine che incarna al massimo le sue caratteristiche di gioco. Figlio d’arte, vanta una bacheca colma di trofei prestigiosissimi, come 3 Champions League, altrettante Coppe del Mondo per club e un titolo iridato, conquistato con la Spagna in quel di Johannesburg. A destra sarà coadiuvato da Cesc Fàbregas, altro campione scuola Barcellona. Tuttavia, a differenza di molti altri suoi concittadini, ha raggiunto l’apice della sua carriera lontano dalla Catalogna, in Inghilterra. Durante gli otto anni all’Arsenal è diventato uno dei giocatori più apprezzati nel suo ruolo al mondo, inoltre ha conquistato un posto fisso in nazionale, con cui ha fatto incetta di titoli. A inizio carriera prediligeva il ruolo di trequartista, con la maturazione degli anni è arretrato fino a diventare un vero e proprio intermedio di centrocampo. Classe ’87, si intuiva fin dagli albori della carriera che fosse un predestinato, a soli 16 anni conseguì il premio di miglior calciatore e vinse la Scarpa d’Oro al Mondiale U-17, disputato con la selezione giovanile spagnola e concluso al secondo posto, un gradino sotto il Brasile. Attualmente veste la maglia del Chelsea, la sua abilità migliore è servire il compagno tra le linee con passaggi millimetrici, sia dalla lunga che corta distanza. Giocatore fantasioso, possiede una visione di gioco che non ha molti rivali al mondo ed è un ottimo tiratore di calci piazzati. Il suo ex allenatore Arsène Wenger lo paragonò a Michel Platini, mentre lui ha dichiarato di ispirarsi proprio a Pep Guardiola, come stile di gioco. Completa il quadro dei centrocampi Andrés Iniesta, uno dei migliori centrocampisti che il calcio abbia mai conosciuto. Dalla Coppa del Mondo 2006 non ha mai saltato un appuntamento importante con la Spagna, nonostante le 32 primavere sulle spalle rimane ancora la stella della nazionale, per questo di lui parleremo più tardi. Una valida opzione, sia per quanto riguarda la linea offensiva che quella mediana, potrebbe essere il colchonero Jorge Resurrección Merodio, meglio noto come Koke. Simeone lo impiega prevalentemente come ala, in nazionale però ha agito spesso da intermedio di centrocampo, come nelle ultime due amichevoli che hanno contrapposto gli iberici a Italia e Romania. È uno dei simboli dell’ascesa dell’Atletico Madrid, stasera cercherà di vendicare la sconfitta di due anni fa in finale di Champions League contro il Real Madrid. Classe ’92, debuttò in nazionale nel 2013 e ha anche partecipato alla Coppa del Mondo brasiliana, prendendo parte alle gare contro Cile e Australia. Nelle qualificazioni ad Euro 2016 è sceso spesso in campo, saltando solamente tre gare, due delle quali per infortunio. È un giocatore polivalente, possiede ottime doti sia fisiche che tecniche. La sua abilità migliore è servire assist ai propri compagni, ne ha confezionati ben 17 nella stagione attuale. Nel suo repertorio spiccano lanci lunghi, visione di gioco, cross e dribbling. Saúl Ñíguez è un suo compagno di squadra presso la corte del Cholo, ha disputato un’eccellente stagione e per lui è arrivata la prima chiamata in nazionale proprio in occasione delle pre-convocazioni per Euro 2016. Classe ’94, è uno dei gioielli più interessanti della Penisola Iberica e ha buone possibilità di partire per la Francia. Essendo il giovane più talentuoso, approfondiremo il discorso a lui legato più tardi. C’è poi la pista che porta a Thiago Alcántara, a testimonianza dell’abbondanza di cui gode la Spagna in questa sezione di campo. Suo padre Mazinho era un calciatore che ha militato anche in Italia, non a caso Thiago è nato nel 1991 in terra nostrana, più precisamente a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi. A differenza del fratello Rafinha, che ha optato per la nazionale brasiliana, ha scelto di vestire a livello internazionale i colori della Spagna, paese che non ha nel sangue ma dove è cresciuto. È stato forgiato dal settore giovanile del Barcellona, in cui ha giocato dal 2005 al 2013. Attualmente gioca gioca al Bayern Monaco, Guardiola lo portò infatti con sé all’annuncio della sua assunzione come guida tecnica dei bavaresi. È il pupillo del maestro del tiki-taka, non a caso il suo procuratore è il fratello di Pep, Pere. Thiago è un centrocampista centrale dotato di eccelse qualità tecniche, tra cui spiccano passaggio, dribbling e controllo palla. Dotato di classe innata, è un giocatore quasi esclusivamente offensivo, specializzato nel costruire le azioni. Il suo principale neo è il fisico poco sviluppato, è alto infatti 172 cm e pesa solamente 60 kg, ciò lo rende fragile e soggetto a frequenti infortuni che ne hanno pregiudicato la sua carriera in nazionale. Un’altra pista porta al nome di Bruno Soriano, tornato in nazionale dopo quasi due anni di assenza grazie a una straordinaria annata al Villarreal, è stato infatti uno dei migliori giocatori dell’edizione di Europa League da poco conclusa. Esordì in nazionale nell’agosto del 2010, tuttavia non ha mai ottenuto continuità nelle convocazioni e conta soltanto sei apparizioni, collezionate perlopiù in amichevoli. Classe ’84, ha giocato per tutta la vita con il Submarino Amarillo, sin dai tempi del settore giovanile. Centrocampista centrale mancino, è valido soprattutto nella fase di interdizione, dato il fisico possente, ma sa anche amministrare il pallone con destrezza e possiede un buon tiro da lontano. Completa il quadro dei centrocampi Mikel San José, centrocampista dell’Athletic Bilbao. Classe ’89, nasce difensore centrale ma con il corso degli anni è stato sempre più impiegato come mediano, ruolo di cui adesso è specialista. È dunque un giocatore prettamente difensivo, roccioso fisicamente e abile nei contrasti, sia palla a terra che aerei. È cresciuto nel settore giovanile della compagine basca, successivamente ha militato per un paio di stagioni nella seconda squadra del Liverpool, salvo poi tornare a casa e diventare titolare inamovibile dei Lehoiak (in basco: leoni).

ATTACCANTI

Alvaro Morata
Alvaro Morata

Il 4-3-3 della Spagna potrebbe trasformarsi un 4-3-1-2, che sfrutta la presenza di un trequartista. Tanti sono infatti i centrocampisti offensivi inseriti da del Bosque nell’elenco dei pre-convocati, i quali però hanno dimostrato di saper muoversi anche sulla fascia nel tridente offensivo. Rispecchia appieno queste caratteristiche David Silva, a caccia della centesima presenza in nazionale (gliene mancano quattro per raggiungere la terza cifra tonda). È uno dei membri dello storico blocco che ha alzato al cielo due Campionati Europei e una Coppa del Mondo, il giocatore del City non fu però titolare nella competizione iridata, in cui collezionò appena due apparizioni. Vanta anche le partecipazioni alle Confederations Cup 2009 e 2013 e al Mondiale 2014. Quattro anni fa, nella rassegna polacca-ucraina, fu assoluto protagonista e riuscì a entrare nel tabellino dei marcatori nella finale vinta per 4-0 contro l’Italia. Siglò dopo neanche un quarto d’ora di gioco il vantaggio iberico con un colpo di testa, non esattamente la sua migliore qualità. È infatti molto minuto di statura, non supera i 170 cm. L’eccezionale tecnica è il suo marchio di fabbrica e lo rende uno dei migliori trequartisti in circolazione. Mancino naturale, si distingue per l’agilità e per l’eccezionale controllo palla. Dribbling, visione di gioco, conclusione in porta e capacità di assist accrescono ancora di più il suo repertorio. Nato nel 1986 nelle Isole Canarie, è soprannominato El Chino per le lontane origini giapponesi. È cresciuto con lo stemma del Valencia stampato sul petto, gli Xotos lo cedettero nel 2010 al Manchester City per quasi 30 milioni di euro. Agirà a destra nel terzetto d’attacco, per poter accentrarsi e calciare in porta dal limite dell’area. La corsia sinistra sarà invece regno di Pedro, campione, seppur non da assoluto protagonista, in Sudafrica e in Polonia-Ucraina. Non può invece fregiarsi della vittoria a Euro 2008, all’epoca infatti aveva 21 anni e appena iniziato la sua plurititolata avventura al Barcellona. È stato uno dei cardini delle storiche conquiste catalane in terra spagnola ed europea, in carriera si è contraddistinto soprattutto per aver realizzato gol pesanti, come quello messo a segno esattamente cinque anni fa nella finale di Champions League vinta contro il Manchester United. In estate il Chelsea lo ha acquistato per 27 milioni di euro, nella fallimentare stagione dei londinesi è stato uno degli pochi a salvarsi. Molto piccolo fisicamente e brevilineo, è un esterno di fascia velocissimo e abile nel dribbling, specializzato nel fornire assist e concludere a rete. Isco Alarcón è una riserva di spessore, per lui vale lo stesso discorso di Silva: è un trequartista ma del Bosque lo impiega spesso come esterno offensivo nel tridente d’attacco. In carriera ha ricoperto svariate posizioni in campo, nel Malaga di Pellegrini si muoveva alle spalle delle punte, poi al Real Madrid, con Ancelotti in panchina, venne arretrato a centrocampista centrale. Iker Casillas lo ha definito il prossimo giocatore più importante della nazionale spagnola, in effetti età (è un classe ’92) e tecnica lo rendono uno dei migliori talenti che la Spagna possiede. La sua migliore qualità è il dribbling, soprattutto in spazi brevi. Ha inoltre un gran tiro dal limite dell’area e ottima visione di gioco, caratteristica che in passato gli ha permesso di muoversi da regista. È esploso con la maglia del Malaga dopo aver militato nel settore giovanile del Valencia, il Real Madrid lo ha acquistato nell’estate del 2013 per 30 milioni di euro. La presenza di due mostri sacri come Silva e Pedro lo penalizza, sarà però una presenza costante a partita in corso. Si annovera tra le riserve il nome di Nolito, rivelazione dell’edizione della Liga appena terminata. Già nella stagione 2014-2015 aveva messo in luce grandi giocate, quest’anno si è riconfermato, conquistando un posto di spessore in nazionale. È apparso sporadicamente nelle qualificazioni ad Euro 2016, è una delle novità rispetto alle rose con cui la Spagna ha affrontato le precedenti competizioni. Classe ’86, andaluso, ha alle spalle un lungo percorso antecedente all’attuale successo. È cresciuto nella seconda formazione del Barcellona e conta anche cinque presenze e un gol in prima squadra, in seguito ha vestito le maglie di Benfica e Granada, prima dell’approdo a Vigo. Predilige il ruolo di ala sinistra nonostante sia di piede destro, possiede velocità, tiro e abilità nel saltare l’avversario. Nell’elenco dei pre-convocati spicca il nome di Lucas Vázquez, convocato per la prima volta in nazionale e a caccia del debutto. Ha disputato un’ottima stagione al Real Madrid, ha infatti collezionato 32 presenze, a cui si aggiungono quattro gol e dieci assist vincenti. Classe ’91, è cresciuto con i colori madridisti tatuati sulla pelle ma il Real lo ha preso in considerazione per la prima squadra solamente dopo l’esperienza in prestito all’Espanyol nell’annata 2014-2015. In estate le Merengues hanno esercitato il diritto di recompra del cartellino per un milione di euro, dopo che i catalani lo avevano riscattato dal prestito per l’esatta metà. Piccolo fisicamente, alla velocità sopra la media abbina ottime doti tecniche. Per quanto concerne il ruolo di prima punta, del Bosque ha chiamato solamente due giocatori, i quali rappresentano due volti nuovi rispetto alle precedenti rose della nazionale. Álvaro Morata sarà il titolare, le grandi prestazioni in maglia bianconera gli hanno permesso di imporsi con la maglia delle Furie Rosse. La Juventus probabilmente lo perderà in estate, il Real Madrid si assicurò infatti al momento della cessione il diritto di riacquisto per 30 milioni di euro, dieci in più di quelli pagati dal club juventino per acquistarlo. Non è poi certo che rimanga a Madrid, su di lui è alto il pressing di molti club blasonati come l’Arsenal. A Torino è maturato molto e ha arricchito il già importante palmarés con due scudetti, due Coppe Italia (una delle quali vinta qualche giorno fa grazie a un suol gol ai danni del Milan) e una Supercoppa. È considerato l’erede di Fernando Morientes, è un attaccante completo sotto ogni punto di vista: veloce, abile nel gioco aereo, valido fisicamente, ambidestro ma soprattutto dotato di un eccezionale fiuto del gol. In Francia la sua riserva sarà el Zorro Aritz Aduriz. A 35 anni ha raggiunto l’apice della sua carriera, nella stagione appena conclusa ha messo infatti a segno 36 gol in 55 partite e si è laureato capocannoniere dell’Europa League con i colori dell’Athletic Bilbao. I Campionati Europei fino a qualche mese fa sembravano un miraggio, oggi è invece uno dei centravanti più in forma a livello europeo. La sua carriera è una parabola che inizia e finisce al San Mamés, in mezzo ci sono varie parentesi in giro per la Spagna. Ad agosto è riuscito a far vincere ai baschi la Supercoppa di Spagna contro il ben più quotato Barcellona, realizzando una tripletta nel 4-0 confezionato in casa e timbrando il cartellino anche nella gara di ritorno, conclusa 1-1. È una prima punta pura, insuperabile nel gioco aereo e nella freddezza sotto porta. Tuttavia non è particolarmente alto e strutturato fisicamente, per questo non risulta essere un giocatore compassato.

PROBABILE FORMAZIONE (4-3-3)

Casillas

Juanfran     Ramos    Piqué    Alba

Fabregas     Busquets     Iniesta

Silva    Morata    Pedro

LA STELLA

Andres Iniesta
Andrés Iniesta

Molti esperti del calcio sono d’accordo nel pensare che Andrés Iniesta avrebbe meritato almeno un Pallone d’Oro per la carriera avuta. La sua sfortuna è aver avuto davanti due tra i migliori calciatori di sempre, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, che hanno oscurato l’ambito premio facendone un loro monopolio. Don Andrés è stato il trascinatore della Spagna campione del Mondo nel 2010 e del Barcellona vittorioso in ogni competizione sotto la gestione Pep Guardiola. Nella finale della Coppa del Mondo sudafricana fu autore del gol decisivo che piegò l’Olanda ai supplementari, il quale, abbinato a una prestazione eccezionale, gli valse il titolo di uomo-partita. «Non sono ossessionato da Messi, il pericolo è Iniesta. È fantastico, lavora per la squadra, il modo in cui trova i passaggi, il suo movimento e la capacità di creare spazi è incredibile. È così importante per il Barcellona» disse di lui Alex Ferguson, a testimonianza del fatto che il centrocampista castigliano sia stato un po’ sottovalutato nei successi blaugrana. Da giovane giocava a futsal, calcio a 5, e ciò gli ha permesso di diventare uno dei migliori giocatori al mondo nel giocare negli spazi stretti. Il dribbling è uno dei suoi punti di forza, sa spostare la palla da un piede all’altro molto velocemente data la rapidità con i piedi e l’agilità. Fisicamente è abbastanza piccolo, tocca i 170 cm di statura, per questo è un intermedio di centrocampo dinamico e a volte ha ricoperto addirittura il ruolo di ala. Controllo palla, visione di gioco, abilità nei passaggi sia brevi che lunghi, utilizzo di entrambi i piedi ed eccezionale capacità di servire il compagno tra le linee lo rendono uno dei centrocampisti più validi del pianeta. È cresciuto nel settore giovanile del Barcellona ma non ha origini catalane, è infatti nato a Fuentealbilla l’undici maggio 1984, paesino di circa 2000 abitanti situato nella regione di Castiglia-La Mancia. A dieci anni entrò nel vivaio dell’Albacete, che poi lo cedette nel 1996 al Barcellona. Da quel giorno iniziò un lungo cammino in ascesa, che lo portò prima a esordire nella Liga a 18 anni, poi a diventare pilastro della nazionale e infine a vestire la fascia di capitano del club per cui ha sempre lottato. In nazionale conta 107 e si è sempre contraddistinto per performances straordinarie, dovrà cercare di riscattare insieme ai suoi compagni l’onore rosso degli iberici in terra francese dopo la brutta figura di due anni fa in Brasile.

LA STELLA

Saúl Ñíguez
Saúl Ñíguez

Fino a non molto tempo fa il suo nome era quasi sconosciuto, poi, abilità incredibile dell’Atletico Madrid di Simeone capace di valorizzare in maniera esponenziale giocatori in tempi minimi, grandi prestazioni lo hanno portato addirittura alla nazionale spagnola. La sua convocazione nei 23 definitivi che partiranno per la Francia non è certa ma ha ottime probabilità di salire sull’aereo che scavalcherà i Pirenei, stasera scenderà in campo dal primo minuto nella finalissima di Champions League che vedrà contrapposti Atletico e Real Madrid. Agirà a destra nel centrocampo a quattro dei Colchoneros, è infatti un giocatore polivalente che può ricoprire varie posizione dalla mediana in avanti. Nel suo repertorio spiccano velocità, dribbling e tecnica individuale, ma anche buone capacità in fase di interdizione e nei duelli aerei. È stato tra i protagonisti della cavalcata dell’Atletico fino alla finale di Champions, non ha saltato nemmeno un appuntamento e nell’andata della semifinale contro il Bayern Monaco ha realizzato un gol (serpentina tra gli avversari e precisa conclusione in porta) tanto bello quanto importante ai fini del passaggio del turno. È nato il 21 novembre 1994 ad Elche, nella comunità autonoma di Valencia, ma sin da piccolo ha vissuto a Madrid. È uno dei pochi giocatori ad aver vestito le maglie di tutte e tre le maggiori compagini della capitale spagnola: ha mosso i primi passi nel settore giovanile del Real, in seguito è passato all’Atletico con cui è esploso a livello internazionale. Nell’annata 2013-2014 ha però militato in prestito anche tra le fila del Rayo Vallecano. Su di lui è presente un forte interesse del Manchester United, su imponente consiglio del nuovo tecnico Mourinho, che sarebbe disposto a pagare la clausola rescissoria di 45 milioni di euro inserita nel contratto che lo lega al Vicente Calderón fino al 2012. L’Europeo potrebbe ancora di più aumentare la sua reputazione, la Spagna ripone in lui buona parte delle speranze per il futuro.

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