In giro per il mondo – Asia – Bhutan

L'esultanza dopo la storica vittoria in Sri Lanka

Dopo un breve viaggio in Africa che ci ha portato a conoscere il calcio in Guinea e in Zambia, è ora di imbarcarci per l’Asia. La destinazione è il Bhutan, nel cuore dell’Himalaya.

DOVE SI TROVA? 

Bhutan

Il Bhutan è una piccola nazione situata tra Cina e India, attraversata in pieno dalla catena montuosa himalayana. Occupa una superficie di 46.500 chilometri quadrati, quasi come la Svizzera o i Paesi Bassi. Si tratta di un vero e proprio mondo a parte immerso tra i monti dell’Asia Centrale. Il vessillo nazionale ritrae un dragone bianco su sfondo giallo-arancio. Il drago è l’animale simbolo da queste parti, come testimoniano molte leggende di cui è protagonista. I bhutanesi chiamano la loro terra “Druk Yul”, ovvero “terra del drago”, al quale si attribuisce anche l’esistenza del tuono, che, secondo i miti locali, corrisponde al ruggito di questo leggendario animale. Non a caso il soprannome dei giocatori della nazionale bhutanese di calcio è “Dragoni Gialli”. A caratterizzare questo paese è anche la lingua nazionale, lo dzongkha. Questo idioma, appartenente al ceppo delle lingue sino-tibetane, è parlato da 650.000 persone, circa centodieci mila in meno di quelle che abitano in Bhutan. Tuttavia una buona parte della popolazione conosce bene la lingua inglese. La storia di questa nazione inizia decine di secoli fa, nel 600 dopo Cristo. Al giorno d’oggi è una monarchia costituzionale, l’attuale re Jigme Khesar Namgyel è molto giovane (36 anni) e appartiene alla dinastia dei Wangchuck. Il paese è naturalmente senza sbocco sul mare e confina a nord con la popolazione dei tibetani, mentre politicamente parlando è racchiuso tra India e Cina. La religione di stato è una particolare forma del buddismo detta Mahāyāna, anche se la presenza di induisti è notevole. La capitale Thimphu conta quasi 80 mila abitanti, è situata a 2300 metri di altezza sul livello del mare nella regione occidentale del paese. Si tratta dell’unica capitale del mondo dove non esistono i semafori e inoltre non è servita da un aeroporto cittadino. I voli di atterraggio in Bhutan sono diretti a Paro, fulcro commerciale della nazione.

I PRIMI PASSI

Bhutanese fans watch the victory over Sri Lanka

Dopo aver introdotto il paese per gli aspetti geografici, politici e culturali, passiamo a parlare dell’argomento principale di questo articolo, ovvero il calcio in Bhutan. In primis bisogna fare una precisazione: in questo paese himalayano il football non è lo sport principale, che è invece il tiro con l’arco. Le gesta della nazionale stanno però facendo appassionare di calcio il popolo bhutanese. Per questo le storie che tratteremo riguardano più che altro gli ultimi due decenni: il primo del terzo millennio e quello attuale. La nazionale di calcio gialla-arancio è una delle più giovani al mondo, avendo giocato la sua prima partita ufficiale nel 1982. In quell’occasione si disputò in Nepal lo scontro tra la formazione locale e i Dragoni Gialli, sconfitti 3-1. L’inizio del movimento calcistico in questo piccolo stato asiatico risale agli anni ’50, quando vennero ingaggiati esperti provenienti dell’estero per insegnare il beautiful game in Bhutan. Le attrezzature come si può immaginare erano di basso livello, a costituire i campi dove si praticava il calcio erano piazzali di pietra nelle città. Intorno agli anni ’60 Phuentsholing e Samtse divennero i principali centri calcistici grazie alla vicinanza con l’India, nella quale questo sport era già conosciuto. Molti indiani ricevettero posti di lavoro dal governo bhutanese per insegnare il calcio nel paese dei dragoni. Fu per questo che la nazionale locale per molto tempo era composta da una maggioranza di stranieri, provenienti appunto dall’adiacente India. I Druk Eleven presero parte ad alcuni tornei come l’ANFA Cup, una competizione organizzata dalla federazione calcistica nepalese, con una formazione piena zeppa di maestri indiani. Tuttavia in breve tempo ci si accorse che questo sistema a lungo andare sarebbe naufragato, a causa di un ricambio generazionale inesistente. Nel 1976 la nazionale vinse la Shripanch Mahendra Gold Cup, un torneo che ebbe luogo in Nepal al quale parteciparono compagini del luogo. Proprio contro la selezione nepalese, come già detto in precedenza, il Bhutan disputò la sua prima partita ufficiale. Purtroppo non sono stato registrati i marcatori dell’incontro e al giorno d’oggi non sappiamo chi abbia segnato il gol del 3-1 per il Bhutan.

LA CENERENTOLA DEL MONDO

Una formazione bhutanese nel 2000
Una formazione bhutanese nel 2000

La nazionale bhutanese dopo quella partita tornò a giocare nel 1999, in occasione dei South Asian Games organizzati a Kathmandu, capitale del Nepal. Le prime due partite videro la porta dei dragoni bucarsi dieci volte, sette per opera della nazionale locale e tre per mano dell’India. Il terzo incontro vide affrontarsi due partecipanti già eliminate dal torneo, il Bhutan e il Pakistan. I giallo-arancio passarono in vantaggio nella prima frazione di gioco con Dinesh Chhetri, autore della prima e unica marcatura nel torneo per la compagine bhutanese. I pakistani riuscirono però a ribaltare il momentaneo parziale grazie a una doppietta di Haroon Yousaf nella ripresa, sancendo la terza sconfitta nella competizione per la piccola corazzata himalayana. Con la fine del secondo millennio il Bhutan si affacciò per la prima volta al calcio internazionale, disputando le qualificazioni per la Coppa d’Asia 2000. Il bilancio fu tutt’altro che entusiasmante e la sconfitta per 3-0 all’esordio contro il Nepal fu il risultato più positivo. In Kuwait, nel febbraio del 2000, la nazionale bhutanese incassò venti reti senza metterne a referto nessuna, stabilendo un primato mondiale battuto solamente qualche mese dopo da Tonga, sconfitta 22-0 dall’Australia. La terza apparizione nelle qualificazioni fu segnata da uno 0-8 per mano del Turkmenistan, mentre nel quarto incontro i bhutanesi riuscirono per la prima volta ad andare a segno, contro lo Yemen. Nonostante le undici reti degli arabi, Sar Ogissen e Won Dei siglarono le prime due marcature per il Bhutan in una competizione di livello. A seguito di queste gare la federazione calcistica locale si affiliò alla FIFA, diventando la nazionale più debole al mondo in virtù del 204° posto occupato nella graduatoria mondiale.

THE OTHER FINAL

L'undici bhutanese che affrontò Montserrat
L’undici bhutanese che affrontò Montserrat

Correva l’anno 2002. Il Bhutan navigava nei bassifondi del calcio mondiale, più esattamente al penultimo posto del Ranking FIFA. Sotto gli asiatici c’era un’altra nazionale, il Montserrat. Due realtà così diverse, una tra le cime dell’Himalaya e una circondata dalle spiagge caraibiche, ma incredibilmente simili. Due nazionali così piccole, sotto tutti i punti di vista, si ritrovarono a sfidarsi in un incontro storico. Il Bhutan aveva finalmente trovato un po’ di continuità per quel che riguarda il gioco del calcio dopo decenni di buio totale, d’altro canto Montserrat attraversava un periodo difficile causato dalle eruzioni vulcaniche verificatesi sull’isola in quegli anni. L’unico stadio a norma per le partite internazionali fu distrutto, la maggior parte della popolazione si rifugiò nei paesi limitrofi oppure non riuscì a sopravvivere alle colate di lava. Per quattro anni la selezione caraibica non disputò una sola partita. La domanda sorge spontanea: perché queste due formazioni si ritrovarono una fronte all’altra il 30 giugno del 2002? Tutto si può ricondurre a un evento che si tenne in Giappone e in Corea del Sud in quei giorni, ovvero la Coppa del Mondo 2002. Un colosso internazionale che non partecipò a quell’edizione dei Mondiali fu la selezione dei Paesi Bassi ed ecco che un regista olandese di nome Johan Kramer, non sapendo che squadra tifare nel corso del campionato mondiale, ebbe la geniale idea di realizzare un documentario su uno spareggio storico. Decise di organizzare un incontro in concomitanza della finale di Coppa del Mondo Brasile-Germania, ribattezzandolo The Other Final (L’altra finale). L’obiettivo era quello di stabilire quale fosse la nazionale più debole del pianeta e le due protagoniste furono proprio Bhutan e Montserrat. Inizialmente ambedue le parti pensarono fosse solamente uno scherzo, in effetti la realizzazione del progetto non era affatto facile. Convincere la nazionale caraibica a fare un viaggio di oltre quattordici mila chilometri fu un’impresa difficile ma alla fine entrambe le compagini sposarono la causa di Kramer. Il teatro del match fu lo Stadio Changlimithang di Thimphu, realizzato nel 1974 con una capienza di 25 mila posti a sedere. Quel giorno l’impianto era colmo di gente e in tribuna sedettero anche i membri del governo bhutanese e il Principe Dasho Jigyel Ugyen Wangchuk. La direzione dell’incontro fu affidata all’esperto fischietto inglese Steve Bennett, il quale già all’epoca arbitrava nella massima serie anglosassone. L’incontro fu giocato a 2250 metri di altezza e la nazionale caraibica ne risentì molto, inoltre fu anche decimata da intossicazioni alimentari e non arrivò alla partita nella migliore condizione possibile. L’allenatore olandese Arie Schans volò nel piccolo paese asiatico per preparare al meglio la formazione locale a una sfida storica e quel giorno diresse i giocatori bhutanesi dalla panchina, conducendoli verso una memorabile vittoria. Dopo soli quattro minuti il capitano Wangyel Dorji porta in vantaggio la squadra di casa con un colpo di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo, complice un errore abbastanza grossolano del portiere avversario. La partita si stabilizza e il primo tempo si conclude con gli asiatici in vantaggio di una lunghezza. I centro americani riescono a contenere le offensive degli avversari fino al 67′ minuto, quando viene assegnata una punizione al limite dell’area in favore del Bhutan. Dorji si presenta sul punto di battuta e insacca il pallone con un tiro ben piazzato. L’esperto numero nove Dinesh Chhetri, con tanto di bandana in testa, ha il compito di sigillare il parziale con una conclusione da distanza ravvicinata al 76′. Un centinaio di secondi dopo Dorji sigla la sua tripletta personale e chiude il match sul 4-0. Un Montserrat molto stanco vede il tiro del numero dieci avversario sbattere sulla gamba di un proprio giocatore e terminare in rete. Dopo il triplice fischio finale l’atmosfera non è però né di vittoria né di sconfitta. La coppa viene divisa in due perfette metà e consegnata ai capitani delle due contendenti che la alzano congiuntamente. Un’esibizione di danze locali chiude una giornata storica per il piccolo paese himalayano che da questo incontro ricava la prima vittoria storica in partite ufficiali e tanta fama internazionale. Oltre al fatto di non esser la nazionale peggiore al mondo, che di per sé è già un grande risultato.

LA CRESCITA

Lo stadio Changlimithang
Lo stadio Changlimithang

Nonostante il premio in denaro e la gioia della prima vittoria della sua storia, la nazionale bhutanese continuò a soffrire di gravi carenze, soprattutto sotto il punto di vista dell’organizzazione e delle risorse economiche. Partecipante alla SAFF Championship 2003, il Bhutan ne uscì con un bilancio non certo soddisfacente. Undici reti subite e zero messe a segno in tre partite, l’eliminazione arrivò per mano di Bangladesh, India e Maldive. Due anni dopo, nella medesima competizione, un gol firmato da Bikash Pradhan addolcì lievemente il bottino di zero punti nella classifica finale. Tra queste due avventure ci fu però una vittoria record della nazionale dei dragoni nelle qualificazioni alla Coppa d’Asia 2004. Inserita preliminarmente in un gruppo composto da Guam e Mongolia, la compagine guidata da Wangyel Dorji totalizzò quattro punti. Guam venne asfaltato con un impietoso 6-0 (doppietta del numero dieci e reti di Dinesh Chhetri, Passang Tshering, Pema Chopel e Yeshey Nedup), tutt’oggi un primato per i Druk Eleven. Un pareggio a reti bianche contro i mongoli consentì al Bhutan di accedere al secondo turno di qualificazione, fu agevolato soprattutto dal tifo del pubblico casalingo (tutte le gare di quel girone furono infatti disputate a Thimphu). Nella fase successiva i giallo-arancio si inchinarono però di fronte alla superiorità di Arabia Saudita, Yemen e Indonesia. Sei partite giocate e altrettante sconfitte, solo nel doppio confronto con gli isolani il Bhutan riuscì a portare a casa due risultati accettabili (2-0). Nel 2006 i dragoni raccolsero un punto nel corso della AFC Challenge Cup grazie a un pareggio contro il Brunei, cosa che si ripeté un paio di anni dopo nel corso delle qualificazioni alla successiva edizione del torneo, alla quale i bhutanesi non presero parte. Nel 2008 la nazionale guidata dal tecnico giapponese Koji Gyotoku, in carica per un paio di annate, raggiunse uno storico risultato nella SAFF Championship. Inseriti in un gruppo composto da Sri Lanka, Bangladesh e Afghanistan, i dragoni persero solamente contro la nazionale cingalese. Fermato il Bangladesh sull’uno a uno, nel match decisivo il Bhutan si impose per 1-3 sull’Afghanistan, staccando un biglietto per le semifinali. Il sogno della compagine himalayana si concluse al 120′ dello scontro con l’India, quando Gouramangi Singh ribaltò l’iniziale vantaggio siglato da Kinley Dorji, fissando il risultato sul 2 a 1. Si trattò comunque di un risultato memorabile per la storia del Bhutan, che fino ad allora aveva conosciuto, salvo alcune eccezioni particolari, solo il sapore della sconfitta.

GLI ANNI DIFFICILI

Una formazione bhutanese nel 2009
Una formazione bhutanese nel 2009

Tuttavia, a dispetto dei risultati ottenuti nel corso degli anni 2000, la nazionale del Bhutan cadde in un periodo di declino nell’anno 2009. Ciò viene testimoniato dal bilancio conseguito nell’ottava edizione della SAFF Championship e nelle qualificazioni per l’AFC Challenge Cup 2010. Un solo gol segnato, zero punti collezionati e molteplici goleade subite ridimensionarono un po’ le aspettative del Bhutan, che, seppur in maniera molto ridotta, aveva dato segnali di miglioramento negli anni precedenti. Ebbe inizio una serie interminabile di sconfitte e un lontano allontanamento da palcoscenici internazionali. Per un paio di anni la selezione scomparse dai radar e non disputò più alcun incontro di spessore. Si ritirò addirittura dalle qualificazioni per la Coppa del Mondo 2010 a causa degli scarsi risultati raggiunti. Con Hiroaki Matsuyama in panchina, un altro commissario tecnico nipponico, i dragoni scesero in campo nelle qualificazioni per la AFC Challenge Cup 2012. L’attenzione riservata a questo torneo è sempre stata molto alta da parte dei bhutanesi, si tratta infatti di una competizione ideata dalla confederazione calcistica asiatica e destinata alle nazionali emergenti. Purtroppo però, per la seconda volta consecutiva, il Bhutan non riuscì a guadagnarsi l’accesso. Venne infatti bloccato ai turni preliminari dall’Afghanistan. Un altro insuccesso il quale non fece altro che peggiorare il morale degli himalayani, soprattutto perché seguito da una disastrosa spedizione nella SAFF Championship 2011. Gli avversari furono Afghanistan, India e Sri Lanka, tutte e tre passeggiarono senza molte difficoltà sulla matricola asiatica. Chencho Gyeltshen mise a punto l’unica marcatura del torneo in quel di Nuova Delhi, realizzata nella sconfitta per 8-1 contro la nazionale afghana. Per adesso segnatevi questo nome poiché tra poco sarà fondamentale per parlare di una storica impresa del Bhutan. Prima però dobbiamo aprire una parentesi sulla SAFF Championship 2013, conclusa come di consueto a zero punti. Si evidenziarono però quattro reti segnate, un buon bilancio che addolcì leggermente il valore nullo sotto la voce “punteggio totale”. Passang Tshering fu l’autore di due di esse. Uno dei motivi principali del fallimento del Bhutan in tutte queste avventure è da ricercare nelle risorse economiche della federazione locale, la quale poteva garantire solo pagamenti minimi ai propri tesserati. Yeshey Dorji, uno dei calciatori più rappresentativi della selezione, decise di ritirarsi dalla carriera internazionale dopo la SAFF Championship 2013, a soli 24 anni. “Non riesco a vivere solamente giocando a pallone” – dichiarò. Due primavere dopo fu però spinto a tornare tra le fila della nazionale bhutanese per una doppia sfida leggendaria.

UN TRIONFO STORICO

Bhutan
L’esultanza di Tshering Dorji

È il 2015, stiamo quindi parlando di tempi recenti. La federazione calcistica bhutanese decide di prendere parte per la prima volta alle qualificazioni per la Coppa del Mondo. L’orizzonte propone la Russia, arrivarci è quasi impossibile ma provarci non costa niente. La BBF (la federcalcio locale) è però disposta anche a mettere mano al portafoglio e aumenta a 10000 ngultrum (circa 130 euro) la paga mensile dei calciatori della nazionale. Dalle nostre parti si tratterebbe di una cifra irrisoria ma in Bhutan uno stipendio del genere non si era mai visto prima per quel che riguarda il calcio. Nel marzo del 2015 la nazionale parte per lo Sri Lanka, destinazione Colombo, più precisamente lo stadio Sugathadasa. C’è un match storico da disputare, valevole per le qualificazioni di Russia 2018. Nel primo turno scendono in campo le formazioni asiatiche meno quotate, tra queste c’è naturalmente il Bhutan, abituato a navigare nei bassifondi delle graduatorie mondiali. Il risultato è storico e premia la compagine ospite che si impone per 0-1 grazie alla rete nei minuti finali del centrocampista ventunenne Tshering Dorji, rapido a insaccare a porta vuota una respinta del portiere avversario su un guizzo di un compagno. “Abbiamo preso questa partita troppo alla leggera, ma sono convinto che potremmo qualificarci vincendo in trasferta” – dichiarò l’allenatore dello Sri Lanka, Nikola Kavazovic, complimentandosi con gli avversari. Gli applausi arrivarono anche dal vertice del calcio mondiale, rappresentato dall’allora presidente della FIFA Sepp Blatter. “Un meraviglioso momento storico” – scrisse su Twitter l’ex numero uno svizzero. L’impresa però non era ancora stata portata a termine, uno 0-1 in terra straniera sarebbe stato inutile se i cingalesi avessero avuto la meglio al Changlimithang Stadium. La partita di ritorno fu programmata per il 17 marzo 2015, giorno in cui il governo locale concesse una mezza giornata di vacanza agli studenti e ai lavoratori pubblici affinché potessero assistere a un incontro storico. Quindicimila persone, un pubblico delle grandi occasioni, sedevano sugli spalti per assistere alla gara. La formazione che scende in campo, guidata dal tecnico locale Chokey Nima, è la stessa della gara di andata. La fascia di capitano è sul braccio di Karma Tshering mentre tutto il peso dell’attacco è concentrato su Chencho Gyeltshen, giovane attaccante classe ’96, stella dell’intera rosa. Proprio lui dopo cinque minuti porta avanti i dragoni mandando il pubblico in estasi. Il lancio dalle retrovie è troppo lungo, Chencho riesce però ad agguantare il pallone e fulmina con un tocco sotto il portiere avversario in uscita. Un gol tanto importante quanto bello, degno del miglior centravanti europeo. La gioia bhutanese viene placata al 34′ dal pareggio dello Sri Lanka, a segno con un colpo di testa su calcio d’angolo firmato Zohar Zarwan. Il Bhutan è ancora in vantaggio per quel che riguarda la somma dei due punteggi ma deve fare molta attenzione a non subire più altre offensive cingalesi. Nella seconda frazione di gioco è la tensione a regnare sovrana, difendere con i denti l’uno a uno è un compito arduo per la formazione di casa. Negli ultimi minuti di gara passare dal paradiso all’inferno è molto facile, lo Sri Lanka, nettamente favorito dai pronostici, continua ad attaccare sperando in un decisivo gol. Ma i cingalesi hanno un uomo in meno: non sto parlando di espulsioni o sfortunati infortuni, il mio riferimento riguarda il pubblico bhutanese. Una vera e propria spinta costante durante tutto l’incontro, come fu in quella gara disputata tredici anni prima. Al 90′ Gyeltshen riceve un lancio lungo da calcio di punizione battuto a centrocampo, controlla la palla, si accentra, salta un uomo e fulmina il portiere con un destro rasoterra sul primo palo. Adesso è davvero finita, adesso tutti i colori di una nazione così piccola ma allo stesso tempo affascinante possono mostrarsi al mondo. Il Bhutan guadagna uno storico passaggio del turno alla seconda fase di qualificazione per i mondiali russi. Poco importa se nelle prime sette partite (ne manca ancora una) sono arrivate altrettante sconfitte e 48 reti incassate o se nella SAFF Championship 2015, a dicembre, la nazionale non è riuscita a totalizzare un solo punto. Per le strade di Thimphu magari qualcuno starà ancora festeggiando quella partita, anche se ha avuto un’importanza non certo elevata ai fini della qualificazione al Mondiale. Quel risultato rimarrà però sicuramente impresso nelle menti di chi lo ha vissuto e ne è stato partecipe, sia con i piedi che con il cuore.

CAMPIONATO E CALCIATORI

Da sinistra: Chencho Gyeltshen, Wangyel Dorji, Karma Tshering, Karun Gurung
Da sinistra: Chencho Gyeltshen, Wangyel Dorji, Karma Tshering, Karun Gurung

Chencho Gyeltshen è senza dubbio il più grande talento del Bhutan e rappresenta la speranza per un futuro più roseo. È stato il primo bhutanese ad abbandonare la terra natale per darsi al professionismo, andando a giocare in Thailandia. È un esterno offensivo e il suo idolo calcistico è Cristiano Ronaldo, come testimoniato da molte interviste e dal soprannome che gli è stato affibbiato: CG7. Nato nel maggio del 1996, è attualmente il capocannoniere della storia della nazionale dei dragoni, avendo messo a segno sei gol in partite internazionali. Lo Yeedzin FC lo ha cresciuto tra le mura di casa, ha anche vestito le maglie di Druk United e Thimphu FC, prima di lasciare la terra natia per volare a Buriram. Il Buriram United lo ha tesserato dopo le ottime prestazioni con la nazionale lo scorso luglio e lo ha subito girato in prestito al Surin City, sempre in Thailandia. Il suo bottino per adesso recita otto reti in undici partite. In occasione della sconfitta per 12 a 0 contro la Cina nel corso delle qualificazioni alla Coppa del Mondo 2018 ha vestito la fascia di capitano, che generalmente è invece sul braccio di Karun Gurung, terzino sinistro classe ’86. In forza nel FC Terton, il suo palmarés può vantare la vittoria di due campionati bhutanesi. È uno dei pilastri della vecchia guardia, anche se il Bhutan tutto è meno che una formazione per veterani. L’età media si aggira infatti intorno ai ventitré anni e hanno ottenuto molteplici convocazioni in nazionali ragazzi molto giovani, come il classe ’98 Lungtop Dawa, nove apparizioni con la maglia dei dragoni. L’unica eccezione può essere fatta per il trentaduenne Passang Tshering, colonna portante della compagine himalayana. Non ha mai avuto l’opportunità di varcare i confini nazionali con una squadra di club ma è il calciatore con più presenze in nazionale (23) e anche uno dei migliori goleador. Nel 2007 divenne famoso per aver stabilito tre record in una singola partita: mise a segno 17 reti, delle quali 9 nei secondi quarantacinque minuti e 3 in altrettanti minuti. È membro anche della selezione bhutanese di calcio a cinque, come parecchi suoi compagni. Altri giocatori attuali dei Druk Eleven meritevoli di menzione sono Thinley Dorji, Karma TsheringYeshey Dorji e Tshering Dorji, mediano ventiduenne autore dello storico gol che piegò la nazionale cingalese. Per quel che riguarda il passato Wangyel Dorji è stato uno storico capitano nonché uno dei primi a giocare all’estero (vestì nel 2000 i colori del Mohammedan, in Bangladesh). È ricordato per la sua tripletta contro Montserrat nello storico spareggio di cui abbiamo poco fa parlato.

Il logo della federazione calcistica bhutanese
Il logo della federazione calcistica bhutanese

Andiamo adesso a concludere la nostra avventura in Bhutan dedicando qualche riga al campionato locale. Per prima cosa bisogna dire che, nonostante le dimensioni ridotte del paese, nella piccola nazione asiatica esistono ben quattro tornei, organizzati in modo gerarchico. Alla base della piramide c’è la Bhutan National League, seguita dalla A-Division, B-Division e C-Division. L’attuale massima serie è stata fondata nel 2012 grazie a un miglioramento generale delle condizioni per praticare il calcio in Bhutan. In precedenza la A-Division era il primo livello, al quale potevano prendere parte solo le formazioni di Thimphu e zone limitrofe. L’eccessivo costo delle trasferte e la disponibilità di un solo campo, lo stadio Changlimithang, rendeva infatti impossibile la partecipazione di squadre di altri distretti. Tutte le partite venivano disputate su un unico campo, il quale però diveniva inagibile nel corso delle stagioni monsoniche a causa della troppa pioggia e quindi il campionato si fermava. Il 15 dicembre 2012 venne inaugurato il manto erboso sintetico, permettendo l’utilizzo dell’impianto nell’arco di tutto l’anno. I lavori, costati 900 mila dollari, furono finanziati interamente dalla FIFA ed è stimato che l’erba sintetica attuale possa rimanere in buone condizioni fino al 2020. Questa storica innovazione, abbinata alla sponsorizzazione di una multinazionale straniera (la Coca-Cola), consentì quattro anni fa di mettere alla luce la National League, alla quale partecipano compagini provenienti da ogni parte del paese. Il campionato, organizzato con la formula del girone all’italiana, coinvolge sette squadre impegnate da dicembre a febbraio. L’ultima edizione è stata vinta dal Terton FC che oltre alla coppa ha avuto in premio 400.000 ngultrum (5244 euro) e la partecipazione alla Coppa del Presidente AFC. Il torneo non prevede retrocessioni e si basa quindi sul sistema nato in Nord America. Per concludere diamo uno sguardo al passato. Ad alzare al cielo il primo titolo nazionale fu la squadra dell’esercito nel lontano 1986. Il Druk Pol è il club più titolato con otto trofei, seguono Transport United e Yeedzin a quattro. Tuttavia, specialmente negli ultimi anni, non c’è stato un vero e proprio monopolio e varie squadre hanno avuto l’opportunità di piazzarsi sul primo gradino del podio.

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