In giro per il mondo – Africa – Zambia

Torna la serie che vi porterà a scoprire il gioco del calcio nelle nazioni meno conosciute della Terra. Qualche tempo fa toccò alla Guinea, oggi invece stacchiamo un biglietto per lo Zambia, dove faremo tappa per approfondire la storia del calcio in questo paese. Prima di iniziare a parlare di pallone bisogna dare una panoramica generale su questa nazione: collocazione geografica, cultura, usi e costumi. Perché quando si tratta di parlare del calcio nel mondo, il football si fonde con la geografia.

DOVE SI TROVA?

Zambia

Lo Zambia, come specificato nel titolo, è una nazione dell’Africa. Si trova sotto l’Equatore, nella fascia meridionale del Continente Nero. Confina con la Repubblica Democratica del Congo, la Tanzania, il Malawi, il Mozambico, lo Zimbabwe, la Botswana, la Namibia e l’Angola. Insomma, si trova proprio nel cuore del sud dell’Africa. I vasti altipiani sono interrotti dal fiume Zambesi, che dà vita a splendide cascate come le Vittoria o le Ngonye. La superficie di territorio sottoposta al controllo di questa repubblica presidenziale è di poco superiore ai 750 mila chilometri quadrati, sui quali sono distribuiti tredici milioni di abitanti. La capitale, Lusaka, sorge su un altopiano a 1400 metri di altezza. La popolazione ammonta a un milione e 700 mila unità, contando l’area metropolitana si arriva addirittura a 2,4 milioni di abitanti. Clima tropicale, lingua inglese e religione cristiana caratterizzano il paese, così come un tasso di povertà molto alto che interessa circa il 70% della popolazione (che vive prevalentemente nei centri urbani). Altre città oltre a Lusaka sono Kabwe, Ndola, Chipata, Livingstone e Kasama.

LE ORIGINI

Zambia bambini

Il nome di questa nazione è da sempre stato legato con un materiale particolare: il rame. Da cui nasce il soprannome della nazionale di calcio: Chipolopolo, ovvero proiettili di rame. Tra tutti i nomignoli affibbiati alle selezioni africane, quello degli zambiani è senza dubbio tra i più originali. Nel 1964 lo Zambia divenne indipendente dal Regno Unito e quindi la sua federazione calcistica potette iscriversi alla FIFA. Tuttavia il calcio in questo paese si radicò molto tempo prima. È il 1929 quando viene alla luce la federcalcio zambiana, ancora sotto il nome di Rhodesia del Nord. Nel 1946 arriva la prima grande vittoria internazionale, contro i rivali dello Zimbabwe (all’epoca Rhodesia del Sud), battuti con un pesante 0-4. Pochi sanno che lo Zambia è uno dei paesi in cui il calcio è più diffuso, al pari dei grandi colossi europei. Insieme a Mali ed Eritrea, qui si registra infatti la più alta percentuale di giocatori di calcio ogni 1000 abitanti di tutta l’Africa. Nel 1974 i Chipolopolo scendono per la prima volta in campo nella Coppa d’Africa. Il risultato è subito molto convincente: lo Zaire riesce a piegare gli zambiani solamente nel ritorno dell’atto conclusivo del torneo, dopo un 2-2 all’andata. Una medaglia d’argento che si riproporrà venti anni dopo. Nel 1982 e nel 1990 lo Zambia si piazza sull’ultimo gradino del podio ma non riesce mai a guadagnarsi un posto nell’élite del calcio africano. Nel 1988 disputa una grande Olimpiade passando la fase a gironi dopo aver battuto 4-0 l’Italia (tripletta di Kalusha Bwalya). Ma proprio quando sembrava il momento giusto per portare a casa qualche trofeo, un clamoroso e tragico incidente segna la storia di questa nazione.

LA TRAGEDIA

Disastro aereo dello Zambia

28 aprile 1993. Questa data da quelle parti si ricorda molto bene. Un de Havilland Canada DHC-5 Buffalo ha il compito di trasportare la nazionale di calcio dello Zambia da Lusaka a Dakar, in Senegal, per una gara valevole per le qualificazioni alla Coppa del Mondo del 1994. Il volo prevedeva tre scali prima di atterrare in terra senegalese. Dopo il primo, effettuato a Brazzaville (Repubblica del Congo), uno dei due motori iniziò a mal funzionare e col passare del tempo, poco dopo il secondo scalo a Libreville, prese fuoco. Il pilota, probabilmente stanco per aver già effettuato in precedenza un volo di ritorno dalle Mauritius, commette un errore fatale facendo cadere il motore sano e non quello danneggiato. L’aereo cade così in mare, nei pressi della capitale gabonese Libreville, provocando la morte dei 25 passeggeri e dei 5 membri dell’equipaggio. Nessun superstite tra i presenti, tutti e diciotto i giocatori persero la vita, così come l’allenatore Godfrey Chitalu e altri dirigenti. Riuscirono a salvarsi solo tre calciatori della nazionale, che però per vari motivi non salirono su quel maledetto volo aereo. Kalusha Bwalya, capitano dei Chipolopolo, era impegnato con la propria squadra, il PSV, e avrebbe raggiunto i compagni direttamente in Senegal. Charly Musonda era infortunato e Bennett Mulwanda Simfukwe non venne convocato.

IL DOPO-INCIDENTE

Cimitero degli Eroi
Il monumento presso il Cimitero degli Eroi

I membri della nazionale furono sepolti in un cimitero situato nei pressi dell’Independence Stadium, dove è innalzato un monumento alla memoria. Quel luogo è ancora oggi noto con il nome di “Cimitero degli Eroi”. Il capitano Bwalya si assunse il compito di comporre velocemente una squadra per portare a termine le qualificazioni al campionato mondiale e partecipare alla Coppa d’Africa del 1994. Per gli zambiani dopo il danno arrivò anche la beffa. Bastava un pareggio in casa del Marocco per centrare una storica qualificazione al Mondiale ma i Chipolopolo vennero sconfitti 1-0. Nella competizione continentale la delusione fu ancora più grossa. Nella fase ai gironi lo Zambia eliminò Costa d’Avorio e Sierra Leone, poi fu la volta di Senegal e Mali. Il 10 aprile a Tunisi si svolse l’atto conclusivo tra i proiettili di rame e la Nigeria. L’impresa è vicinissima, lo Zambia passa in vantaggio dopo tre minuti con Litana. Una doppietta di Emmanuel Amunike piega però i ragazzi di Bwalya, i quali tornati in patria vengono però accolti come eroi. La Coppa d’Africa è un vero e proprio tabù da sfatare, due anni dopo la nazionale zambiana non riesce ad andare oltre il terzo posto.

CHE STRANO IL DESTINO…

Mweene Gyan

Sono gli anni 2000, lo Zambia soffre il dominio di altre grandi nazionali africane. Nigeria, Camerun, Costa d’Avorio, Ghana ed Egitto dominano il panorama calcistico continentale e poche altre formazioni riescono a ritagliarsi il loro spazio. Nel 2004 i Chipolopolo non partecipano nemmeno alla Coppa d’Africa e in generale non riescono mai a superare la fase a gironi. Nel 2011 però qualcosa cambia: torna sulla panchina della nazionale zambiana il tecnico francese Hervé Renard, molto bravo nella gestione delle selezioni di calcio. Aveva già guidato questa squadra tra il 2008 e il 2010, anno in cui raggiunse i quarti di finale nella Coppa d’Africa in Angola, dove poi fu eliminato dalla Nigeria ai calci di rigore. Nel 2012 lo Zambia ottiene la qualificazione alla 28ª edizione della più prestigiosa competizione africana per nazionali. La meta, anzi le mete, sono molto esotiche, in piena foresta tropicale: Guinea Equatoriale e Gabon. Gli zambiani sono inseriti in un gruppo abbastanza ostico formato da Senegal, Guinea Equatoriale e Libia. L’esordio nel torneo è contro i senegalesi, sconfitti 1-2 all’Estadio de Bata. Con i nordafricani arriva un pareggio e con i padroni di casa una vittoria, lo Zambia naviga senza problemi verso la qualificazione alla fase a eliminazione diretta. Il primo avversario che incontra è il Sudan, piegato con un secco tre a zero. In semifinale lo sfidante è però tra i più temibili: si tratta del Ghana di Goran Stevanović, molto quotato per la vittoria finale. Dopo otto minuti la partita sembra mettersi in salita per i ragazzi di Renard, al Ghana è infatti assegnato un calcio di rigore per un fallo su Kwadwo Asamoah. Dal dischetto di presenta Asamoah Gyan che piazza il pallone all’angolino, dove però trova un eccezionale Kennedy Mweene che gli nega la gioia del vantaggio. Al 32′ il capitano Katongo ha una chance ghiottissima per sbloccare il match, ma purtroppo per lui e per lo Zambia la sua conclusione da distanza ravvicinata esce di poco a lato della porta. Non è sbagliato dire che nel complesso la partita è un assedio del Ghana. A dodici minuti dalla fine però Emmanuel Mayuka, giovane attaccante dello Young Boys e fiore all’occhiello della nazionale, inventa un fantastico destro a giro dal limite dell’area che si insacca dove Kwarasey non può arrivare. La reazione della squadra zambiana sa di gioia mista a stupore, solo il salto mortale di Mayuka e il classico balletto tradizionale alla bandierina allentano la tensione. Il Ghana conduce una disperata offensiva ma non riesce a trovare il pari: lo Zambia è in finale contro la Costa d’Avorio.

Zambia-Costa d'Avorio

Stade d’Angondjé di Libreville, ore 20.30 del 12 febbraio 2012. Proprio nei pressi di questa città diciannove anni prima si scrisse una delle pagine più nere della storia di questo paese. L’occasione è irrinunciabile ma la paura di fallire è davvero tanta. Mai nella sua storia lo Zambia era riuscito a vincere la Coppa d’Africa, alzarla al cielo in quella città sarebbe stato qualcosa di memorabile. Renard schiera uno scolastico 4-4-2 con Mweene tra i pali; Nkausu, Sunzu, Himoonde e Musonda in difesa; Lungu, Chansa, Sinkala e Kalaba a centrocampo e in attacco la coppia Katongo-Mayuka, il giovane e il veterano. François Zahoui, tecnico degli Elefanti della Costa d’Avorio, risponde con un albero di Natale in cui spiccano i nomi dei fratelli Touré e di Didier Drogba. Durante la partita, come nel resto della maggior parte delle finali, è la tensione a regnare sovrana. Le poche azioni che si registrano nella prima frazione di gioco sono da distribuire equamente su entrambe le parti. La più clamorosa capita sui piedi di Yaya Touré, che da posizione favorevole all’interno dell’area di rigore non riesce a trovare lo specchio della porta. Nella ripresa la Costa d’Avorio è più intraprendente, soprattutto grazie ai guizzi di Gervinho che al 69′ riesce anche a procurarsi un calcio di rigore per un entrata fallosa di Mulenga. Drogba si assume la responsabilità di calciare un pallone così bollente ma non riesce a centrare lo specchio della porta. Il pallone schizza sopra la traversa, l’errore del capitano ivoriano è tanto clamoroso quanto inaspettato. A due minuti dalla fine la Costa d’Avorio ha un’altra grandissima occasione per sbloccare il risultato e ipotecare la coppa. Stavolta la palla è sui piedi di Max Gradel che da solo davanti a Mweene spedisce il pallone pochi centimetri a lato del secondo palo. Stavolta il destino sorride ai Chipolopolo. Il risultato rimane incollato sullo zero a zero, neanche i supplementari riescono a stabilire il vincitore. Si va quindi ai calci di rigore.

Stoppila Sunzu

Il confine tra storica vittoria ed ennesima sconfitta si poteva tracciare a matita. Lo Zambia si trova di fronte tutto il proprio passato, tutte le beffe da vendicare. La Costa d’Avorio è senza dubbio la nazionale più forte d’Africa del momento, nessuno si sarebbe aspettato che dopo centoventi minuti il risultato potesse essere ancora sullo zero a zero. I primi a battere sono gli ivoriani che designano come primo tiratore Cheik Tioté. Mweene è spiazzato, gli Elefanti sono in vantaggio. Il compito di pareggiare i conti è affidato a Christopher Katongo. Copa Barry prova a deconcentrare l’avversario che però è di una freddezza glaciale e piazza il pallone all’angolino. Entrambe le compagini trasformano altri sei rigori senza mai fallirne uno, è l’ottavo tentativo dagli undici metri quando Kolo Touré si presenta dal dischetto. Rincorsa veloce ma tiro non troppo angolato: Kennedy Mweene para. Katongo a centrocampo azzittisce la festa prematura dei suoi compagni, invitandoli a vedere l’esecuzione di Rainford Kalaba. Quel confine di cui vi parlavo prima adesso è ancora più sottile. I giocatori zambiani sono tutti in ginocchio, uniti a pregare. Kalaba però calcia alto. Tutta la gioia accumulata in precedenza si vanifica in pochi secondi e si trasforma nuovamente in paura di perdere. Gervinho abbraccia Drogba prima di andare a prendere il pallone: è il suo turno. Il manto erboso in prossimità del dischetto del rigore è un po’ rovinato, l’arbitro Badara Diatta prova a sistemarlo prima della conclusione dell’ivoriano. Gervinho cerca l’angolo alto destro, la sua conclusione di piatto spiazza Mweene ma si spegne sul fondo. Terzo errore consecutivo, adesso le speranze zambiane si riaccendono. Stoppila Sunzu è l’incaricato per il nono penalty, la scena precedente al rigore di Kalaba si ripete e stavolta porta gli effetti sperati. La conclusione del difensore centrale non è molto angolata ma sufficiente per gonfiare la rete. Zambia is the champion of AfricaDiciotto tiri dagli undici metri, come il numero dei giocatori che morirono in una tragica giornata diciannove anni prima. Una storia da strappare qualche lacrima, stavolta però di gioia.

Zambia

E OGGI?

Zambia 2

Dopo quel magnifico successo lo Zambia non è più riuscito a imporre le proprie prestazioni nelle successive due edizioni della Coppa d’Africa. Nel 2013 in Sudafrica trionfò la Nigeria, che per questo prese parte alla Confederations Cup del medesimo anno. I proiettili di rame furono inseriti nello stesso girone dei campioni di quell’edizione, del Burkina Faso e dell’Etiopia. Il passo falso contro la nazionale del Corno d’Africa pregiudicò l’andamento della fase a gironi, conclusa con un bottino di tre pareggi. Il Burkina Faso fu la vera rivelazione del torneo, arrivò persino in finale dove però fu sconfitto dalla già menzionata Nigeria. Un anno fa in Guinea Equatoriale, dove si è tenuta per la seconda volta la competizione nel giro di poche annate, lo Zambia uscì ancora una volta al primo turno. C’è da dire che il gruppo era molto equilibrato, tant’è che la Repubblica Democratica del Congo riuscì a qualificarsi ai quarti con soli tre punti. I Chipolopolo ottennero due pareggi (RD Congo e Capo Verde) ma caddero sotto i colpi della Tunisia. Nelle qualificazioni alla Coppa d’Africa 2017, sotto la guida del nuovo tecnico George Lwandamina, il cammino della nazionale per adesso può essere giudicato positivo. Inseriti in un girone composto da Repubblica del Congo, Kenya e Guinea-Bissau, dopo due partite gli zambiani condividono il primo posto a quattro punti con i congolesi. Per quanto riguarda invece le qualificazioni alla Coppa del Mondo 2018, lo Zambia ha fatto fuori il Sudan imponendosi per uno a zero fuori casa e battendo gli avversari 2-0 tra le mura amiche. La partecipazione a un Mondiale è quello che manca di più a questa nazionale, chissà se tra qualche anno la vedremo cimentarsi in un’avventurosa esperienza russa.

I GIOCATORI

Dietro ogni film c’è sempre il lavoro dei protagonisti. I giocatori che nel 2012 scrissero una bellissima pagina del calcio africano meritano un trattamento speciale. Iniziando dal portiere non si può non parlare delle gesta di Kennedy Mweene, leggendario numero sedici della nazionale zambiana. Nato nel dicembre del 1984 a Lusaka, Mweene ha una caratteristica speciale che lo contraddistingue: è un portiere-goleador. Con la nazionale ha messo a segno due reti e si è assunto la briga di calciare il quinto rigore in quella magica notte a Libreville. Conta più di cento presenze con i Chipolopolo, la prima risale al 2004. Da sempre gioca nella massima serie sudafricana, che è riuscito a vincere nel 2014 con i Mamelodi Sundowns. Stoppila Sunzu è il difensore centrale di fiducia della formazione africana, a lui si attribuisce il decisivo tiro dal dischetto nella finale vinta contro la Costa d’Avorio. Ha 26 anni e ha già assaggiato varie esperienze in Francia, nel 2010 vinse anche la Champions League africana. Suo fratello Felix è stato un attaccante dello Zambia durante la Coppa d’Africa del 2008. Stoppila ha composto per anni insieme a Hichani Himoonde una coppia difensiva difficilmente superabile. Quest’ultimo non ha ancora mai fatto le valigie destinazione Europa, ha alternato esperienze in patria con un’avventura al Mazembe e una al Mamelodi. Nathan Sinkala è una delle colonne portanti della nazionale. Nella Coppa d’Africa 2012 non saltò un solo minuto, è un mediano che all’occorrenza può essere relegato anche in difesa. Nel 4-4-2 della finale in Gabon agì a centrocampo, coadiuvato dall’esperto Isaac Chansa. È uno dei membri della vecchia guardia, a 31 anni continua ancora a essere un pilastro della nazionale. Ebbe il suo picco della carriera qualche anno fa in Svezia, quando vestiva i colori dell’Helsingborgs. Ha giocato in Sudafrica con gli Orlando Pirates (con cui ha vinto un campionato), in Cina con l’Henan Jianye e in India con varie compagini locali. Da qualche tempo a questa parte è tornato in patria e milita tra le fila dello Zanaco (più tardi approfondiremo il discorso riguardante il campionato zambiano). Rainford Kalaba è l’attuale capitano della nazionale, nonostante non abbia ancora spento le trenta candeline. Sbagliò il calcio di rigore che poteva rivelarsi decisivo, per sua fortuna Gervinho sparò fuori lo specchio e Sunzu centrò la rete. La sua professione è l’ala sinistra, è piuttosto piccolo di statura ma molto veloce. Cresciuto nelle giovanili del Nizza, ha militato per parecchie annate in Portogallo senza trovare grande gloria. Dal 2011 è un giocatore del Mazembe, con il quale ha fatto incetta di titoli. Chisamba Lungu ha scelto di sposare la causa zambiana dopo aver militato nella Georgia U21 (ha la doppia nazionalità avendo vissuto per qualche anno nel paese caucasico). Contro la Costa d’Avorio si mosse sulla fascia destra, in generale può ricoprire più posizioni. Attualmente è in forza all’Ural, nella massima serie russa. Christopher Katongo è una leggenda vivente. Storico centravanti della nazionale, è il quinto giocatore con più reti messe a segno con la maglia dei proiettili di rame (al primo posto c’è Godfrey Chitalu con 76 reti realizzate dal 1968 al 1980. Fu allenatore della nazionale nel 1993 e quindi morì nell’incidente aereo). Vestì la fascia di capitano durante la Coppa d’Africa vinta nel 2012, a lui fu affidata la responsabilità del primo rigore da calciare. È nato nell’agosto del 1982 ma è ancora uno dei punti fermi della nazionale. Attualmente sta disputando (così come il suo compagno Chansa) la CHAN 2016, nella quale lo Zambia ha passato la fase a gironi. La sua prima squadra fu il Green Buffaloes, qualche mese fa ha deciso di ritornare a casa abbracciando le origini. Una lunga carriera da giramondo lo ha portato a conoscere paesi come la Danimarca, il Sudafrica, la Germania, la Grecia e la Cina (meta molto gettonata tra gli zambiani). Nel 2012 vinse il premio di giocatore africano dell’anno per la BBC, dopo aver ottenuto a proprio favore il 40% dei voti. Ha partecipato a cinque edizioni della Coppa d’Africa, in patria è una vera e propria bandiera. Anche suo fratello Felix Katongo conta parecchie presenze in nazionale, in totale più di sessanta. Emmanuel Mayuka è uno dei giocatori più conosciuti dello Zambia. Classe ’90, ha vestito maglie importanti come quella del Southampton, che nel 2012, dopo una straordinaria Coppa d’Africa, lo acquistò per quattro milioni di euro dallo Young Boys. All’epoca le aspettative su di lui erano davvero alte, non è mai riuscito però a consacrarsi definitivamente ad alti livelli. Attualmente difende i colori dello Zamalek, nella massima divisione egiziana. Jacob Mulenga è un altro attaccante di spessore, nel 2012 dovette però rinunciare alla spedizione gabonese-equatoguineana per un infortunio al legamento crociato. Per anni ha giocato in Olanda con l’Utrecht raccogliendo ottimi risultati, un anno fa si trasferì in Oriente per giocare con lo Shijiazhuang Ever Bright. In Cina ha trovato ad accoglierlo un suo connazionale: James Chamanga, da anni al Liaoning. Ormai ha trentacinque primavere sulle spalle ed è un po’ scomparso dai radar della nazionale, in passato però ha fatto grandi cose con la casacca arancio-verde addosso. Più di sessanta apparizioni e 17 marcature, oltre che una Coppa d’Africa in bacheca.

Zambia
Da sinistra in alto: C. Katongo, S. Sunzu, Mweene, Kalaba, Sinkala. Da sinistra in basso: Mayuka, Chansa, Mulenga, F. Katongo, Chamanga

 

IL CAMPIONATO

Zambia tifoso

Il sistema calcistico zambiano prevede l’esistenza di tre campionati, organizzati sotto un punto di vista gerarchico. A capo della piramide c’è la Premier League, una lega professionistica composta da 18 squadre. Due di esse ogni anno vengono relegate nella Division One, il secondo livello, al di sotto della quale c’è la Third Division, ovvero la terza divisione. La massima competizione zambiana è anche nota per ragioni di sponsorizzazione come MTN/FAZ Super Division. Il primo posto garantisce l’accesso al primo turno di qualificazione della CAF Champions League, mentre la seconda classificata partecipa ai preliminari per la Confederation Cup (l’equivalente dell’Europa League). La prima edizione della Premier League andò in scena nel 1962 e fu vinta dal Roan United, club di Luanshya. Fu l’unico titolo vinto da questa squadra che ultimamente alterna apparizioni nella massima serie con stagioni nella serie cadetta. Kabwe Warriors e Mufulira Wanderers si avvicendarono al potere per molti anni, fino a quando la loro egemonia venne rotta dai Green Buffaloes, la compagine dell’esercito nazionale. Negli anni ’80 lo scenario cambiò nuovamente con l’avvento di una nuova grande corazzata, gli Nkana Red Devils di Kitwe. Con i dodici titoli conquistati sono la squadra più vincente di sempre nella Premier League zambiana. I concittadini del Power Dynamos riuscirono a stappar loro qualche titolo, dando vita a un vero e proprio duello in città a cavallo degli anni ’80 e ’90. In tempi più recenti due nuove compagini si sono impossessate del calcio locale: lo Zanaco prima e lo ZESCO United poi. Quest’ultimo club è l’attuale detentore del titolo, avendo vinto il campionato nel 2015. La passata edizione ha visto proporsi più volte il duello tra le due formazioni sopracitate, terminate rispettivamente seconda e prima (quattro punti di distacco). Lo Zanaco fa del Sunset Stadium la sua fortezza, nell’ultima annata qui è stato sconfitto una sola volta. L’impianto ha una capacità di ventimila posti a sedere ma non è il primo nello Zambia per capienza. L’Independence Stadium, sempre a Lusaka, può contenere trentamila persone ed è lo stadio storico del paese. Inaugurato nel 1964, ospita le partite della nazionale.

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