Freddy Adu, storia di un fenomeno nato troppo presto

Freddy Adu era considerato uno dei più grandi talenti del calcio mondiale. C’è chi veramente pensava diventasse un fenomeno. Eppure a volte la vita è bizzarra e regala beffe, Freddy lo sa meglio di chiunque altro, oggi è svincolato dopo aver iniziato la sua carriera dieci anni fa a soli quattordici anni, nessuno poteva pronosticarlo. Nato in Ghana, all’anagrafe Fredua Korateng Adu, esattamente il 2 giugno 1989, a otto anni si trasferisce dalla cittadina di Tema, sulle coste africane, negli Stati Uniti, a Maryland. Frequenta la scuola elementare e la scuola media. Gioca a calcio con ragazzi molto più grandi di lui, a tredici anni d’età riceve la cittadinanza statuintense, entrando nella IMG Soccer Academy, un accademia calcistica dove studiava e giocava a calcio contemporaneamente. L’africano partecipa a un prestigioso torneo U-14 dove incontra anche squadre italiane come la Juventus e la Lazio, molto più forti sulla carta. Tuttavia la compagine guidata da Freddy vince il torneo e il ghanese riceve la nomina di miglior giocatore della competizione. Un talento del genere non può passare inosservato alle squadre della MLS americana, la prima ad offrirgli un contratto è il DC United. Le sue prestazioni sono eccellenti, ma nessuno si sarebbe aspettato che potesse esordire in prima squadra a sole quattordici primavere. E invece no, la formazione della capitale si prende il rischio di “buttarlo dentro” stabilendo così un nuovo primato nella storia del campionato statunitense.

Adu e Pelé
Adu e Pelé

Il “nuovo Pelé”, questo il soprannome affibiatogli nei primi tempi con il DC United, in effetti toccare per la prima volta il manto erboso di un campo professionistico a soli quattordici anni non è da tutti. Il 3 aprile 2004, Adu subentra nel secondo tempo di una partita valida per la prima giornata di campionato. Due settimane più tardi stabilisce un altro record, il più giovane giocatore  a segnare nella MLS. Contro i New York Red Bulls il gol è tutto sommato inutile sotto il punto di vista del risultato, tuttavia gli consente consente di entrare per la seconda volta negli annuari americani. Finisce la stagione con 30 presenze all’attivo e 5 gol siglati, numeri pazzeschi che neanche gente come Pelé o Messi sono riusciti ad eguagliare a quell’età. L’annata viene condita pure dalla vittoria del titolo MLS. Il più giovane calciatore a giocare una partita di calcio professionistico fu Mauricio Baldivieso, in Bolivia a dodici anni, ma disputò solo cinque minuti della partita, tra l’altro subendo un infortunio. Nessuno è mai riuscito ad ugagliare le reti realizzate dall’allora quattordicenne. Nella seconda stagione a Washington inizia a subire i primi problemi fisici, la vera spina nel fianco della sua carriera. Salta sette partite, ciononostante colleziona 28 partite tra campionato e play-off, nel terzo anno ne gioca più di 30. Trequartista, gioca bene con entrambi i piedi – piccolo fisicamente, si adatta anche al ruolo di ala.

Freddy Adu
Con gli USA

Ma i record in cascina per Adu non si fermano qui. È infatti il più giovane calciatore ad aver mai vestito la maglia della Stars and Stripes, a sedici anni. Ma non nazionali giovanili nelle quali ha segnato la bellezza di 35 gol, nella selezione maggiore. Si mette in mostra nel Mondiale U-20 nel 2003 partecipando al torneo come il tesserato più giovane dell’edizione, un tredicenne che gareggiava con gente maggiorenne. Di Mondiali U-20 ne ha giocati altri due, mentre ha preso parte anche alla Coppa del Mondo U-17, a due Campionati Nordamericani U-20 e a un’Olimpiade nel 2008 a Pechino. L’amichevole che lo ha visto debuttare con gli USA è Stati Uniti-Canada, terminata in pareggio a reti bianche. Intanto, nel 2007, cambia sponda dell’America, trasferendosi dal Distretto di Columbia a Salt Lake City, nell’Utah, entroterra occidentale. A dir la verità con il Real l’ala non è scesa in campo molte volte, solo undici gettoni in un’annata, arrichiti da due marcature. Bastano a convincere il Benfica, che tessera il diciassettenne “più esperto del mondo”, con alle spalle già quattro stagioni in MLS. Freddy viene schierato in tre incontri di Champions League e undici di campionato. Nella Liga Portoghese entra nel tabellino dei marcatori per due volte ma il bottino stagionale ammonta a sei gol contando anche quelli nella coppa nazionale. Ciononostante, ritenuto ancora acerbo, viene girato in prestito al Monaco, Ligue 1 francese. Poche presenze, nove per l’esattezza, non convincono neanche il club monegasco. Torna nella vecchia Lusitania e svolge il ritiro estivo con le “aquile” ma prima dell’inizio del campionato il Belenenses lo preleva in prestito.

Freddy Adu Benfica
Al Benfica

Infortuni e probelmi caratteriali danno il via alla pazzesca involuzione di Adu, che lo porterà a diventare una delle più grandi meteore degli ultimi anni. Tre gare con i biancocrociati e il ritorno al Benfica. Di nuovo in prestito, stavolta all’estero, più precisamente in Grecia all’Aris Salonicco. Pochi mesi e rescisso in prestito dopo esser stato messo fuori rosa. Inizia una sfilza di provini, con l’Ingolstadt in Germania, il Sion in Svizzera e il Randers in Danimarca; danno tutti risultati negativi. Convince solo il Rizespor in Turchia, dove, per certi versi, si riprende sotto il punto di vista calcistico. Il bilancio è di quattro gol in unidici matches, “rimpatriato” a Lisbona scade il suo contratto e lascia il Portogallo. La sua avventura in Europa volge al termione, da promessa è diventato un “bidone” del calcio. Il Philadephia Union prova a “riportare in vita” un talento finito nel dimenticatoio, in due anni la sua media-gol si alza ma non trova abbastanza spazio. In tempi recenti subisce un nuovo prestito, stavolta in Brasile al Bahia. Due presenze nella Serie A 2013, scade il suo contratto con gli Union e il Bahia non prende neanche in considerazione l’idea di riscattarlo. Ed ecco che ora da campione è diventato svincolato, a ventiquattro anni la sua carriera sembra già diretta verso la fine.

Con la maglia del Philadephia Union
Con la maglia del Philadephia Union

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