Delirio Camerun! I Leoni tornano Indomabili, Egitto rimontato e quinto titolo della storia

La nazionale snobbata da tutti che alza il trofeo. Non è una favola, è questa la Coppa d’Africa che conosciamo e abbiamo imparato ad amare. Il Camerun ha trovato pochi minuti fa in quel di Libreville il suo quinto titolo della storia, rimontando un Egitto che in sette finali disputate nella più prestigiosa competizione africana ne aveva vinte altrettante. Era etichettata come una nazionale in declino, è stata rifiutata dai i più grandi giocatori in forza in Europa che hanno preferito rimanere nei propri club piuttosto che sposare il progetto di Broos, un allenatore che ha ricevuto l’incarico tramite un annuncio su internet e che prima di sbarcare in Africa era inattivo da più di cinque anni. Sulla carta doveva avere difficoltà anche a passare il proprio girone, invece quest’oggi il trofeo è stato alzato proprio dal tandem Moukandjo-N’Koulou. Tecnica, organizzazione ma soprattutto tanto agonismo, quello che da sempre contraddistingue i Leoni Indomabili, hanno portato all’insperato successo i ragazzi camerunensi. Continua la maledizione dell’hombre vertical Cúper, il quale aveva assaporato la vittoria finale senza però toccare con mano il trofeo. Inutile dire che è stata la Coppa d’Africa delle sorprese, da sempre questo torneo ci ha abituati a continui capovolgimenti di fronte e porte scorrevoli. Da Algeria e Costa d’Avorio fuori al primo turno al successo di una nazionale collocata addirittura in terza fascia al momento dei sorteggi. Perché nel calcio puoi avere tanta tecnica e qualità, ma senza un vero gruppo alle spalle il trionfo non arriverà mai. È questo l’assioma che ha portato Hugo Broos a prendersi la sua rivincita insieme al suo progetto, respinto da ben otto giocatori che hanno declinato la convocazione (tra cui Matip, Choupo-Moting, Nyom e altri importanti nomi). Merita un applauso però anche l’Egitto, che è sì la nazionale con alle spalle più trofei (7) ma che ha anche saltato le ultime tre edizioni della Coppa d’Africa per mancata qualificazione. Sicuramente gli arabi avevano più qualità del Camerun, ma quando entra in gioco il furore agonistico dei Leoni Indomabili non c’è avversario che tenga.

Ore 20.00, Stade d’Angondjé di Libreville, inizia la finale della Coppa d’Africa 2017. L’Egitto ha tante assenze per infortunio ed è costretto a schierare una formazione iniziale senza un centravanti di ruolo. In avanti gioca Warda, che nel corso del match si scambia spesso di ruolo con Mohamed Salah e Mahmoud Trezeguet. Il resto dell’undici è quello di sempre, a centrocampo torna un acciaccato Elneny, non al 100% della forma fisica ma imprescindibile in un appuntamento del genere. Dall’altra parte c’è il solito Camerun che lascia ancora una volta in panchina N’Koulou e Aboubakar: una piccola prolessi, saranno loro a decidere lo scontro. La gara inizia con i Faraoni nordafricani che partono meglio e iniziano a impensierire la porta di Ondoa dopo pochi minuti con un tiro da posizione interessante di El-Said, bloccato abilmente in due tempi dal portiere camerunense. Al 22′ il match si sblocca sull’asse di destra con un’azione iniziata a rifinita dallo stesso Elneny: il centrocampista dell’Arsenal serve il pallone a Warda e gli ritorna tramite Salah pochi attimi dopo, quando è lesto nel controllare la palla e dopo aver meditato su un eventuale cross in area trova l’angolo alto sul primo palo di un non impeccabile Ondoa. Il primo tempo segue lo stesso leitmotiv. Il Camerun fatica a costruire gioco, Ndip També è isolato in attacco e i principali assi offensivi a disposizione di Broos peccano spesso di egoismo. L’Egitto invece amministra bene il gioco, senza però tentare l’affondo decisivo prima dell’intervallo. Al 32′ si registra la prima sostituzione dell’incontro: Teikeu è costretto a uscire per infortunio, al suo posto subentra Nicolas N’Koulou, una bandiera del Camerun. Durante l’intervallo i Leoni Indomabili cambiano le carte in tavola e sostituiscono un opaco També con un più pimpante Aboubakar, ma soprattutto scendono in campo con più fame e determinazione. Nel quarto d’ora iniziale della seconda frazione di gioco i ragazzi di Broos non riescono a fabbricare occasioni degne di nota, le principali chance arrivano soprattutto da palla alta. Ed è proprio da un cross che nasce il pareggio camerunense. Al 60′ Moukandjo pennella un traversone al bacio dalla fascia sinistra sul quale si avventa con foga proprio N’Koulou (ecco le famose sliding doors che avevamo menzionato a inizio articolo). Il difensore del Lione prende il tempo a Hegazy e Ali Gabr e scaraventa la palla in porta festeggiando da terra con tutti i suoi compagni. Il gol dell’uno a uno trasforma la partita: ora è l’Egitto ad esser preso dalla paura della sconfitta, mentre il Camerun vola sulle ali dell’entusiasmo alla ricerca del pareggio. Le opportunità per il 2-1 non mancano (arrivano soprattutto dai piedi di un rivitalizzato Moukandjo e di un generosissimo Zoua), la gara sembra però avviarsi vero i tempi supplementari, tanto che l’Egitto opera solamente un cambio sostituendo Trezeguet con Ramadan Sobhi. Quando però le lancette stanno per scoccare il 90′ minuto, la partita prende la propria piega una volta per tutte. Siani lancia il pallone dalla linea di centrocampo senza tante speranze a cercare Aboubakar, il quale converte una palla sporca in oro colato: controllo da maestro di petto, sombrero straordinario su Ali Gabr in un meno di un metro quadrato e tiro a pescare l’angolino alla sinistra di un impietrito El-Hadary. Il recupero come immaginabile non è altro che un susseguirsi di interruzioni varie e perdite di tempo, finché l’arbitro zambiano Sikazwe non mette bocca al fischietto e decreta la fine del match. Esplode immediatamente l’esultanza di tutto il Camerun, il campo è bagnato dalle lacrime di disperazione degli egiziani e da quelle di felicità dei camerunensi che centrano il loro quinto titolo della storia. L’immagine simbolo della vittoria è Aboubakar, partito titolare in una sola gara della Coppa d’Africa, che al triplice fischio va subito ad abbracciare il ct Broos. Fuochi d’artificio e coriandoli colorano il cielo di Libreville mentre i tifosi camerunensi sugli spalti, compreso Samuel Eto’o, si danno alla pazza gioia. Il Camerun si siede sul gradino più alto del podio, con l’Egitto e il Burkina Faso alle proprie spalle (vincitore ieri nella finalina contro il Ghana grazie a uno straordinario calcio di punizione in extremis di Alain Traoré). Il classe ’95 camerunense Bassogog riceve il premio di miglior giocatore della competizione, Benjamin Moukandjo è Man of the Match e il congolese Junior Kabananga è il capocannoniere con 3 reti segnate. Si conclude così la trentunesima edizione della rassegna africana, ci rivediamo tra due anni per trattare nuovamente di questo affascinante e imprevedibile torneo. Dove? Proprio in Camerun.