Coppa d’Africa 2017 – Il pagellone

GIRONE A

 GABON — 5

La nazionale ospitante arriva alla Coppa d’Africa 2017, probabilmente all’appuntamento più importante della sua storia, in condizioni disastrose. Il ct Camacho debutta in panchina nel match d’esordio contro la Guinea-Bissau senza aver testato il proprio undici in nessuna amichevole, la squadra sembra pagare una brutta condizione fisica e soprattutto l’assoluta mancanza di gioco. Il girone era abbordabile eppure i Leopardi non sono riusciti a raccogliere nemmeno una vittoria, i tre punti sono frutto di altrettanti pareggi. Aubameyang non è stato in grado di trascinare la propria squadra, complice anche una grave siccità di palloni in avanti. L’immagine simbolo è Bouanga in lacrime al termine della gara contro il Camerun: poteva regalare la qualificazione ai suoi compagni ma nei minuti di recupero della sfida in questione il suo tiro si è abbattuto contro il palo, è stato l’unico a salvarsi in una squadra altamente insufficiente sotto tutti i punti di vista, organizzazione pre-torneo in primis.

 BURKINA FASO — 8 ½

Ne 2013 la nazionale del Burkina Faso si era piazzata a sorpresa in finale alle spalle della Nigeria. Tutti gli addetti ai lavori consideravano quella straordinaria edizione come uno strappo alla regola per poi tornare a navigare in acque meno prestigiose. Gli Stalloni burkinabé invece hanno dimostrato di essere una selezione ben attrezzata e senza grandi stelle sono arrivati fino in fondo, tanto da conquistare la medaglia di bronzo. La nazionale è partita in sordina sin dalla prima giornata, quando ha raggiunto il Camerun nel secondo tempo con un gol di testa da angolo del centrale difensivo Dayo. In seguito è arrivato un altro pareggio, molto più convincente contro il Gabon, e una vittoria finale sulla Guinea-Bissau che ha regalato il primo posto nel girone. Ai quarti la Tunisia è stata liquidata sul finire della seconda frazione di gioco grazie a un super Bancé, devastante nello sbloccare la partita a nove minuti dal termine (raddoppio siglato qualche attimo dopo da Nakoulma, uno dei migliori del torneo nel proprio ruolo). In semifinale ancora Bancé aveva riacciuffato l’Egitto passato momentaneamente in vantaggio con Salah, i calci di rigore hanno però condannato i ragazzi di Duarte alla cocente eliminazione. Il Burkina Faso è stato lungimirante non sottovalutando la cosiddetta “finalina” e un calcio di punizione di Alain Traoré in extremis ha regalato il terzo gradino del podio a una squadra che si è contraddistinta per organizzazione in fase difensiva, quantità a centrocampo e molte idee in avanti. Da sottolineare le prestazioni del giovanissimo portiere Kouakou Koffi, croce e delizia nel match contro l’Egitto, e del già menzionato Préjuce Nakoulma, che nel corso del torneo ha rimediato un contratto con il Nantes.

 CAMERUN — 10 

Voto massimo meritatissimo per i neo campioni in carica che hanno stupito tutti gli addetti ai lavori alzando domenica scorsa sotto il cielo di Libreville l’ambita coppa. Il Camerun ha saputo prendersi la propria rivincita sotto molti aspetti, a partire dalla storia del Hugo Broos, rimasto per cinque anni senza contratto prima di ricevere l’incarico sulla panchina degli africani tramite un annuncio su internet. Era descritta come una nazionale in declino che difficilmente si sarebbe riavvicinata ai fasti di un tempo, quando un certo Samuel Eto’o con una schiera di compagni di livello internazionale incantava tutto il continente e non solo. Ben 8 giocatori avevano rifiutato la convocazione del tecnico belga per rimanere a giocare con i propri club di appartenenza: non credevano nel progetto, adesso probabilmente saranno mangiati dal rimorso. Non mollare mai, il Camerun ha fatto questa frase come propria bandiera e l’ha messa in pratica. A partire dalla fase a gironi, in cui era stato inserito in terza fascia, fino all’atto conclusivo contro l’Egitto, in cui era passato in svantaggio per poi rimontare tutto nella ripresa, con lo spirito che da sempre contraddistingue i Leoni Indomabili. Nel proprio girone la differenza reti li aveva relegati all’arduo turno con il Senegal ai quarti, poi però i senegalesi sono caduto ai piedi dei camerunensi ai calci di rigore. In semifinale è stato annichilito il Ghana, in finale l’Egitto di Cuper. Il gruppo fa la forza, dice un noto proverbio italiano. Dal terzo portiere fino al più famoso giocatore della squadra, tutti si sono uniti per dar vita a questa favola calcistica. Uomo simbolo del torneo Vincent Aboubakar, spesso declassato a riserva da Broos ma decisivo sia nella lotteria dei rigori contro il Senegal che in finale contro l’Egitto, piegato da un suo capolavoro a un minuto dalla fine. Da evidenziare le prestazioni del classe ’95 Christian Bassogog, premiato come miglior giocatore del torneo, anche se è impossibile trovare un calciatore camerunense che non meriti i nostri complimenti. Basta un solo aggettivo per descrivere appieno il Camerun in Gabon: indomabile.

 GUINEA-BISSAU — 6

Al contrario di quello che sosteneva Baciro Candé prima della competizione (“miriamo al passaggio del turno”) la Guinea-Bissau era il fanalino di coda del girone A e l’unica nazionale debuttante in Coppa d’Africa della rassegna. Un punto collezionato forse non rispecchia al meglio le buone prestazioni messe in campo da Zezinho e compagni, autori di un ottimo esordio contro il Gabon nel quale a trovare il pareggio all’ultimo minuto è stato un difensore che milita nella terza serie portoghese. Contro il Camerun e contro il Burkina Faso la selezione dei Licaoni ha fatto vedere buone cose in attacco ma ha pagato caro lacune difensive, nel complesso però il torneo va giudicato sufficiente.

GIRONE B

 ALGERIA − 4

Una catastrofe. Il 4 è forse anche troppo per una nazionale che sulla carta partiva come la più forte del torneo e che invece è stata costretta a fare le valigie dopo appena tre partite, con l’ultima giocata fino al 22′ minuto del primo tempo, quando ormai era chiaro che la Tunisia avanti 2-0 contro lo Zimbabwe non avrebbe mai potuto perdere le gara in questione. Il ct Leekens si è dimesso dopo la spedizione disastrosa dei suoi ragazzi, salvati alla prima giornata da un Mahrez sopra le righe contro lo Zimbabwe. La sconfitta contro i cugini tunisini ha spinto le Volpi del Deserto fuori dalla competizione con largo anticipo, altamente deficitarie le prestazioni dei big (eccezion fatta per Mahrez che è sembrato un predicatore nel deserto). Sbagliate probabilmente anche alcune scelte tecniche di formazione, al tutto si somma l’infortunio del portiere M’Bolhi che ha lasciato senza il proprio faro l’Algeria nella seconda e nella terza giornata.

 SENEGAL — 7

La grande rosa a disposizione di Aliou Cissé aveva spinto molti esperti di calcio africano a considerare il Senegal la possibile favorita per la vittoria del torneo. Naturalmente stiamo parlando di una nazionale che va ancora a caccia del primo titolo della storia, dunque non si tratta delle regine del panorama calcistico continentale. Il Senegal ha disputato probabilmente il miglior girone della Coppa d’Africa, concludendolo dopo appena due giornate, quando qualificazione e primo posto erano già stati ipotecati in virtù di un’insolita combinazione di risultati. L’undici dei Leoni della Teranga ha fatto divertire a suon di giocate di pregevole fattura in attacco e spunti interessanti, tuttavia si è arreso proprio sul più bello quando ai quarti di finale non è andato oltre lo zero a zero nei tempi regolamentari (e poi supplementari) contro il Camerun e in seguito è stata condannato ai calci di rigore, tradito dalla propria stella Mané. Nelle prime due gare della rassegna sono arrivati altrettanti 2-0, il primo più sudato con la Tunisia, il secondo più agevole di fronte alla selezione zimbabwese. Nella terza partita contro l’Algeria il commissario tecnico Cissé ha dato vita a un ampio turnover, schierando in campo addirittura il secondo portiere e molte alternative. Nel complesso la Coppa d’Africa non si può definire negativa, rimane però il rammarico per un’edizione in cui il Senegal poteva far contare di più la propria voce.

 TUNISIA — 6 ½

È sembrata una nazionale quadrata nella fase a gironi, si è sciolta al primo match a eliminazione diretta contro il Burkina Faso. Questo breve periodo potrebbe riassumere in poche parole la Coppa d’Africa della Tunisia, una nazionale da cui non ci si aspettavano certo risultati eccezionali ma che ha fallito l’opportunità di raggiungere la semifinale attraverso un quarto di finale abbastanza abbordabile. Le Aquile di Cartagine hanno iniziato con il piede sbagliato il torneo incassando subito una sconfitta contro il Senegal, bisogna dire però che la gara per come si è evoluta meritava un punteggio diverso. I nordafricani si sono riscattati al meglio nella gara successiva contro l’Algeria, in cui hanno convertito l’eccessivo scialacquamento di occasioni avvenuto nella partita d’esordio con una cinica freddezza sotto porta. Per concludere al meglio il girone è arrivato un pirotecnico 2-4 contro lo Zimbabwe, in una delle gare più vivaci della competizione. Tutto è stato buttato al vento contro il Burkina Faso, bastava poco per passare da un voto poco più che sufficiente a una valutazione molto più elevata.

 ZIMBABWE — 6

Il discorso è lo stesso della Guinea-Bissau, i punti pure. Lo Zimbabwe in tre partite è riuscito a portare a casa solo un pareggio al debutto contro l’Algeria, eppure i ragazzi di Pasuwa hanno messo in mostra buone performances contro avversari molto più forti sulla carta. Le giocate di Billiat e compagni hanno fatto entusiasmare i tifosi africani che si sono divertiti nelle gare dei Guerrieri.

GIRONE C

 COSTA D’AVORIO — 4

Riconfermarsi è sempre la cosa più difficile, dice un noto proverbio italiano. I campioni in carica della Costa d’Avorio hanno però ampiamente abusato di questo modo di dire, uscendo di scena dal torneo gabonese dopo la fase a gironi in cui gli Elefanti non sono riusciti ad andare oltre il terzo posto nel proprio gruppo. Dovevano difendere la coppa e invece hanno abbandonato il sogno di uno storico bis dopo una manciata di partite in cui non hanno mai convinto. Si è sentito eccome il ricambio generazionale che ha caratterizzato la Costa d’Avorio nella trentunesima edizione della Coppa d’Africa: via i fratelli Touré, altri grandi nomi e Gervinho, out per un infortunio al legamento crociato. I volti nuovi non hanno affatto ben impressionato, anzi, a mettere in mostra le migliori prestazioni sono stati “anziani” come Serey Die e Kalou. Il tecnico Dussuyer ha rassegnato le proprie dimissioni poco più di una settimana fa assumendosi le colpe di una rassegna così fallimentare, i detentori del titolo sono sembrati infatti incapaci di costruire trame di gioco interessanti e abbastanza vulnerabili in difesa. Nel match d’esordio hanno impattato contro il Togo, poi è arrivato a stento un altro punto contro la Repubblica Democratica del Congo e infine il Marocco ha rifilato il colpo di grazia. Il 4 in pagella è sacrosanto.

MAROCCO — 6 ½

Senza infamia e senza lode, questa celebre frase di stampo dantesco potrebbe descrivere al meglio la Coppa d’Africa del Marocco, eliminato ai quarti di finale dopo una tirata partita contro l’Egitto. Sulla formazione nordafricana non gravitavano aspettative eccezionali ma di certo con un tecnico come Renard in panchina, considerato il guru del calcio africano, si poteva mirare a piazzamenti migliori o quanto meno a prestazioni più entusiasmanti. I magrebini hanno subito bucato l’esordio contro la Repubblica Democratica del Congo, incassando la sconfitta più per colpa di un errore del portiere Munir che per grandi meriti della compagine avversaria. La rassegna poteva prendere una piega ancor peggiore nella sfida contro il Togo, iniziata subito con un gol preso in contropiede ma conclusa con una perfetta rimonta (3-1). Nella gara decisiva del girone una perla dalla distanza di Rachid Alioui, probabilmente la rete più spettacolare della Coppa d’Africa, ha regalato la qualificazione ai quarti a Benatia e compagni, i quali hanno visto il proprio cammino interrompersi per mano dell’Egitto, vincitore con un gol in extremis di Kahraba.

 REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO — 7 ½

Il voto all’apparenza può sembrare un po’ alto per una squadra eliminata ai quarti di finale, tuttavia la Repubblica Democratica del Congo di Ibengé per le prestazioni messe in campo meritava un piazzamento ben diverso. Nella fase a gironi è stata la compagine che più ha divertito i sostenitori locali e tutti gli appassionati di Coppa d’Africa, è parsa infatti una squadra ben organizzata in campo dal punto di vista tattico che poteva vantarsi anche di una considerevole quantità di qualità in attacco (tanto che l’attaccante del Villarreal Cédric Bakambu è partito per ben tre volte dalla panchina per scelta tecnica). La rassegna gabonese è stata anche una grande vetrina per molti giocatori semi-sconosciuti della nazionale africana che sono riusciti a riscuotere consensi nel cosiddetto “calcio che conta”: il caso eclatante è quello di Firmin Ndombe Mubele, ala destra protagonista di prestazioni straordinarie che ha ricevuto la chiamata del Rennes (ma anche Jonathan Bolingi, passato in prestito allo Standard Liegi). La Repubblica Democratica del Congo nella fase a gironi è stata impeccabile, concludendo la striscia di tre partite da imbattuta con due vittorie e un pareggio. Ai quarti è però arrivata l’eliminazione per mano del Ghana, in una gara molto equilibrata decisa solamente da un calcio di rigore. I gol di Kabananga e la Fimbu dance come esultanza a ogni gol sono serviti per colorare ancor di più il quadro della Coppa d’Africa 2017, ma non sono bastati per confermare il terzo posto di due anni fa.

  TOGO — 5 ½

Inserito in un girone di ferro, il Togo è sembrato in tutto e per tutto rispecchiare la classica frase “vorrei ma non posso”. La nazionale di Claude Le Roy è riuscita a racimolare solamente un punto nonostante delle prestazioni a tratti anche abbastanza convincenti. Il quarto di punto in meno rispetto a Guinea-Bissau e Zimbabwe è dettato dalla maggiore qualità che il Togo aveva a disposizione, seppur buona parte della formazione era assolutamente alle prime armi in un torneo del genere. Il totem del calcio africano Le Roy ha optato per un undici a trazione offensiva, mandando in campo dal primo minuto solamente due difensori di ruolo (tra cui un terzino) e una miriade di giocatori offensivi. La difesa togolese tuttavia si è anche ben comportata al match d’esordio contro la Costa d’Avorio, in seguito però ha messo in evidenza le proprie lacune incassando sei gol tra Marocco e Ghana. Adebayor l’uomo simbolo nel bene e nel male di questa squadra: si è battuto come un dannato nel corso del torneo ma una serie di circostanze poco fortunate non gli hanno regalato la gioia del gol.

GIRONE D

 GHANA — 7+

Nelle ultime sei edizioni il Ghana ha sempre raggiunto le semifinali, tuttavia è salito sul podio solamente nella metà delle volte senza mai alzare al cielo il trofeo. Anche in questa Coppa d’Africa i ghanesi hanno confermato di sapersi avvicinare sempre alla vittoria ma non sono riusciti ad andare oltre il quarto posto. Ai nastri di partenza la formazione di Grant sembrava essere leggermente in calo rispetto agli anni passati, in effetti si può parlare di un cammino positivo ma non eccezionale, dato che in sei partite sono arrivate tre vittorie e altrettante sconfitte. Molto simile alla rosa che due anni fa fu premiata con la medaglia d’argento, l’unico vero volto nuovo è stato il mediano dell’Atletico Madrid Thomas Partey. Ancora una volta sono risultati decisivi i gol di Asamoah Gyan e dei fratelli Ayew, oltre alle devastanti giocate sulla fascia di Atsu. Nelle prime due partite della rassegna sono arrivati sei punti con due 1-0 rispettivamente su Uganda e Mali: se nella prima partita le Stelle Nere avevano dato segnali convincenti, il successo contro il Mali è stato conquistato a stenti. Nell’ultima gara del girone il Ghana si è permesso il lusso di scendere in campo con la qualificazione già acquisita perdendo però il primo posto a vantaggio dell’Egitto. Ai quarti un’importante vittoria contro la nazionale congolese ha permesso di proseguire nella rassegna, tuttavia nella tappa seguente una deludente performance contro il Camerun ha portato all’uscita di scena in semifinale. Per concludere, nella gara per l’assegnazione della medaglia di bronzo, Grant ha mandato in campo tutte le seconde linee sottovalutando la rilevanza del match, perso di conseguenza per mano del Burkina Faso.

EGITTO — 9

L’Egitto non è una nazionale abituata alle vie di mezzo: per tre edizioni di fila vinse la Coppa d’Africa dal 2006 al 2010, poi si è assentato per mancata qualificazione fino a quest’anno, in cui è tornato alla ribalta. Prima dell’aprirsi delle porte di Gabon 2017 molti addetti ai lavori erano pronti a scommettere sulla formazione egiziana come possibile vincitrice della competizione, trascinata verso un’eventuale vittoria dall’estro di Salah, le geometrie di Elneny e soprattutto l’esperienza in panchina di Héctor Cuper. L’Hombre Vertical suo malgrado non è però riuscito a scrollarsi da dosso l’etichetta di “eterno secondo”, in finale contro il Camerun è arrivata una sconfitta in rimonta per 2-1. Tuttavia il secondo posto nel torneo non è affatto da debuttare, anzi, certifica la ri-affermazione dell’Egitto ad alti livelli nel panorama calcistico africano. La roccaforte dell’undici egiziano è stata soprattutto la difesa, impenetrabile nelle tre gare del girone e bucata solamente dal Burkina Faso in semifinale. L’ossatura di giocatori in forza nel campionato locale ha funzionato, in più le due stelle della rosa, i già menzionati Salah ed Elneny, hanno contribuito a dare quel pizzico di qualità in più. La fase a gruppi non era iniziata nel migliore dei modi a causa di uno sterile pareggio contro il Mali, in seguito però due vittorie di misura su Uganda e Ghana hanno regalato il primo posto agli arabi. Ai quarti è stato fatto fuori a fatica il Marocco, in semifinale il Burkina Faso si è arreso ai calci di rigore dopo 120′ minuti di equilibrio. La finale è storia nota, ciò non toglie che il percorso dei Faraoni è stato ampiamente positivo.

 MALI — 5 ½

Due punti in tre partite non possono salvare il Mali dall’insufficienza. La nazionale delle Aquile nel 2012 e nel 2013 aveva conquistato la medaglia di bronzo, nelle ultime due edizioni invece ha incassato entrambe le volte l’eliminazione al primo turno sfornando prestazioni tutt’altro che convincenti. Considerando che al momento del sorteggio era stato addirittura inserito in seconda fascia (davanti quindi all’Egitto), il Mali ha ampiamente reso al di sotto delle proprie aspettative. Nella gara d’esordio contro l’Egitto è arrivato un pareggio a reti inviolate (più per demeriti dei nordafricani che per meriti dei saheliani), in seguito contro il Ghana i maliani sono usciti dal campo a mani vuote, forse immeritatamente per le buone azioni create. A incidere negativamente sul voto è però il pareggio all’ultima giornata contro l’Uganda. Nonostante bisogna dire che i maliani fossero già quasi certi della loro eliminazione, davanti alla matricola del torneo era obbligatorio raccogliere tre punti per uscire a testa alta dal torneo. Invece, complice un campo ai limiti del praticabile nel primo tempo, la compagine di Giresse non è riuscita a portarsi avanti ed è anche passata in svantaggio nella ripresa, salvo poi trovare il pareggio con un fantasmagorico calcio di punizione di Bissouma da oltre 30 metri, una delle reti più belle della competizione.

 UGANDA — 6

Vale lo stesso discorso di Zimbabwe e Guinea-Bissau, a distanza di oltre 40 anni dall’ultima apparizione in Coppa d’Africa all’Uganda non si poteva certo chiedere un granché. La nazionale delle Gru ha perso senza fare brutte figure contro Ghana ed Egitto (vincitore solamente a un minuto dalla fine con un gol di El-Said), inoltre è anche riuscita a mettere in seria difficoltà il Mali all’ultima giornata portandosi anche momentaneamente avanti nel corso della gara, come specificato in precedenza, grazie a un gran gol del classe ’97 Farouk Miya, anch’esso uno dei più ammirabili del torneo. L’ultimo posto a un punto nel girone può essere paradossalmente un buon risultato per una nazionale formata in gran parte da giocatori completamente estranei a panorami calcistici di rilievo e che sono giunti da ogni parte del mondo per prendere parte alla Coppa d’Africa (Libano, Islanda e Vietnam i punti di partenza più esotici).