Copa América Centenario – Il Cile bissa il trionfo ai rigori contro l’Argentina! Messi lascia la nazionale

Cile campione 2Deve ancora rimandare l’appuntamento con un trofeo importante la nazionale argentina, a caccia di un titolo, a livello continentale o mondiale, che manca da più di 20 anni. Il centenario della Copa América termina tra le mani del Cile, campione per la seconda volta nel giro di dodici mesi. Nell’estate scorsa la Roja aveva alzato al cielo per la prima volta l’ambita coppa davanti al proprio pubblico, stanotte è riuscita a replicarsi in territorio statunitense. Ancora una volta è la lotteria dei rigori a sorridere alla selezione cilena, per l’Argentina è decisivo l’errore dal dischetto di Biglia. Doveva essere la serata di Lionel Messi e invece il fuoriclasse del Barcellona ha deciso di lasciare la nazionale dopo l’ennesima finale persa, per l’esattezza la quarta (le ultime tre consecutive), e un calcio di rigore sbagliato nella serie dei tiri dagli undici metri. Neanche stavolta la strafavorita Argentina è riuscita a interrompere un tabù che dura da ormai troppo tempo, mai come quest’anno l’Albiceleste aveva la possibilità di mettere in bacheca il quindicesimo titolo sudamericano (anche se alla rassegna statunitense hanno partecipato pure compagini del Nord e Centro America) con relativa facilità. Gli avversari storici, ovvero Brasile e Uruguay, erano stati eliminati clamorosamente ai gironi, in finale di certo il Cile non faceva paura come un anno fa. Eppure Vidal, Sanchez e compagni hanno realizzato la solita prestazione di grinta e agonismo, neutralizzando lo stellare attacco avversario e stabilizzando il risultato sullo zero a zero per tutti i regolamentari e i supplementari.

Lionel Messi

LA PARTITA – La gara inizia subito con un bel tiro dalla distanza di Banega che termina di poco a lato della porta. Si tratta però di un fuoco di paglia, l’incontro ben presto si addormenta per svegliarsi solamente dopo il 120′ minuto. Il Cile è bravo a raddoppiare e talvolta triplicare Messi quando ha il pallone, così facendo il fenomeno del Barcellona è praticamente neutralizzato. La difesa della squadra di Pizzi è molto elastica e composta da giocatori adatti a contenere la velocità degli avversari, inoltre nel corso del match i cileni dimostrano di avere buone capacità nell’amministrare il pallone, proponendo un gioco più di squadra rispetto all’Argentina. Che non sarebbe stata una passeggiata di salute per i ragazzi di Martino si sapeva già prima del fischio di inizio del contestatissimo arbitro brasiliano Héber Lopes. I cileni sono sempre stati dotati di molta tempra e personalità, quello che è un po’ mancato all’Argentina. Inoltre l’impronta data negli anni dal lavoro iniziato da Bielsa e proseguito da Sampaoli si è fatta sentire per quel che riguarda la buona organizzazione di gioco in attacco, con un veloce gioco sulle fasce e punte abbastanza dinamiche. La prima grande occasione della sfida capita sui piedi di Higuain al 22′ minuto: l’attaccante napoletano è servito in profondità e da solo davanti a Bravo opta per un pallonetto, che però non riesce alla perfezione ed esce sul fondo. Sei minuti dopo un episodio rischia di inclinare decisamente da una singola parte la gara: Diaz è costretto a lasciare il campo per doppia ammonizione, il Cile rimane in dieci. Tuttavia la parità numerica viene ristabilita nei minuti finali del primo tempo per un rosso a Rojo, colpevole di un dubbio fallo da dietro e forse di qualche polemica di troppo. Nel complesso la prima frazione di gioco è molto spezzettata, lo testimoniano i cinque minuti di recupero assegnati al 45′. Nella ripresa le emozioni scarseggiano, la seconda parte del match sembra un copia e incolla della prima. L’unica grande chance per sbloccare il risultato capita sui piedi di Sanchez al 91′: bell’azione manovrata sulla fascia sinistra, cross al centro dell’area di Beausejour e tiro da distanza ravvicinata dell’ex Udinese che viene murato da un difensore avversario. Una decina di minuti prima Bravo aveva respinto senza grandi difficoltà un tiro da posizione defilata di Vargas. I supplementari sono più vivaci, entrambe le compagini hanno infatti due ghiotte opportunità per portarsi avanti. Prima il Cile sfiora l’1-0 con un colpo di testa di Vargas da ottima posizione in area parato da Romero, poi l’Argentina, sempre per vie aeree, impatta la traversa dopo che un’incornata di Aguero era stata respinta in tuffo da Bravo. Tuttavia anche i 30 minuti extra si concludono a reti inviolate, si procede così ai calci di rigore. Il primo a iniziare è Vidal, il cui tiro è però intuito dal portiere avversario che si tuffa e para. Messi può portare in vantaggio l’Argentina ma dosa male la potenza del tiro e spara alle stelle. I successivi cinque rigori sono trasformati positivamente da Castillo, Mascherano, Aranguiz, Aguero e Beausejour. Il laziale Biglia è incaricato di calciare il quarto penalty per l’Argentina: sceglie l’angolo alla destra di Bravo ma la sua conclusione di piatto è troppo debole e l’estremo difensore avversario respinge. Un rigore quasi identico a quello fallito qualche ora prima da Özil contro la Slovacchia. Francisco Silva spiazza Romero nel quinto rigore del Cile, regalando alla Roja il secondo titolo continentale consecutivo. Alexis Sanchez riceve il premio di miglior giocatore della competizione, Claudio Bravo quello di miglior portiere ed Edu Vargas è il capocannoniere in virtù delle sei reti realizzate. L’Argentina si “consola” con il riconoscimento per il Fair Play. La Colombia aveva ottenuto nella nottata di domenica la medaglia di bronzo, grazie alla vittoria contro gli Stati Uniti.

LE DICHIARAZIONI
MESSI: 
«La nazionale è finita per me, è la quarta finale che perdo, la terza di seguito. È un momento duro per me e per tutta la squadra. Avrei voluto tanto portare un titolo di campione in Argentina, me ne vado senza esserci riuscito. Ho fatto tutto quello che potevo, abbiamo perso una finale ancora una volta, mi fa male, per di più ai rigori. La mia decisione è presa».
VIDAL: «È un sogno per questa squadra, che lavora ogni giorno al massimo: sono felice. Abbiamo dimostrato sul campo che siamo la nazionale più forte in America, giocando sempre con il cuore. Se mi sento l’uomo più importante di questo Cile? No, no, abbiamo 23 giocatori tutti importantissimi».

Cile campione

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