Confederations Cup 2017 – Girone B – Germania

La Confederations Cup 2017 aprirà le proprie porte oggi pomeriggio alle 17.00 (fuso italiano) con l’incontro tra Russia e Nuova Zelanda. In questi giorni abbiamo approfondito i temi legati a tutte le nazionali inserite nel girone A, ora dobbiamo accelerare al massimo per parlare anche del Girone B prima che Germania, Cile, Australia e Camerun scendano in campo. L’articolo odierno tratta proprio della Germania, una delle corazzate più forti del mondo come testimonia il terzo posto in classifica nel Ranking FIFA. La selezione teutonica non partecipa alla Confederations Cup come campione d’Europa, titolo di cui può fregiarsi il Portogallo, bensì in quanto nazionale vincitrice dell’ultima edizione della Coppa del Mondo. Le Aquile sono state la prima nazionale a staccare il biglietto per il torneo dopo la rappresentativa del paese ospitante, il successo in Brasile è infatti datato estate 2014. La Confederations Cup è l’unico titolo internazionale, eccetto la medaglia d’oro olimpica, che la Germania non può vantare in bacheca. Nella propria storia la formazione tedesca ha partecipato due volte al torneo in questione: la prima nel 1999, facendo la propria uscita di scena al primo turno, la seconda sei anni dopo dato che l’estate successiva avrebbe dovuto ospitare il Mondiale. In quel caso i padroni di casa vennero eliminati dal Brasile in semifinale ma riuscirono ad avere la meglio sul Messico nella finale per il terzo posto. Per i ragazzi di Joachim Löw, in carica dal 2006, potrebbe essere arrivato il momento di sfatare il tabù e i pronostici li vedono in testa ai nastri di partenza per l’edizione 2017 della Confederations Cup. La Germania si presenta in Russia con una rosa imbottita di volti nuovi ai primi passi in nazionale, la maggior parte dei titolari non è stata convocata affinché si possa testare una rosa innovativa e concedere loro il giusto riposo dopo una stagione sfibrante. Inoltre un’insolita scelta del ct tedesco ci facilita il lavoro, dato che non sono stati chiamati 23 giocatori come di consueto ma 21 (gli infortunati Leroy Sané e Diego Demme non sono stati sostituiti). Il modulo scelto per sfruttare al meglio cotanto talento è il 3-4-1-2, adottato nelle ultime due uscite della Germania (San Marino nelle qualificazioni al Mondiale e ancor prima Danimarca in amichevole).

PORTIERI E DIFENSORI

In assenza di Manuel Neuer, fermo fino a fine luglio per una frattura del piede (probabilmente non sarebbe stato convocato comunque così come è accaduto per altri generali dell’undici tedesco lasciati in licenza), la difesa della porta sarà assegnata a Marc-André ter Stegen. Il venticinquenne estremo difensore originario di Mönchengladbach avrà finalmente una possibilità di mettersi in mostra in una competizione di spessore dopo aver passato gli ultimi due anni in nazionale con il numero dodici dietro le spalle. Nella stagione appena terminata è stato preferito a Cillessen, abbandonati i panni del portiere di coppa è diventato a tutti gli effetti il titolare al Barcellona sia per quanto riguarda la Liga che la Champions League. È un portiere reattivo, dotato di forte spinta dalle gambe e abile nel coprire lo specchio della porta nell’uno contro uno davanti all’attaccante avversario. In caso di una sua indisponibilità scenderebbe in campo Bernd Leno, difensore dei pali del Bayer Leverkusen e più volte paragonato in carriera a Manuel Neuer per via di caratteristiche tecniche simili. Con la Germania conta 4 apparizioni e la partecipazione all’Europeo francese in veste di terza scelta, a livello di club è cresciuto nel settore giovanile dello Stoccarda e in seguito è approdato nella casa delle Aspirine. Portiere di ottimo livello, è molto audace nelle uscite e specializzato nelle parate in tuffo. Completa il quadro dei numeri uno Kevin Trapp, il quale nel vero senso della parola vestirà il classico numero del portiere in Russia nonostante nella testa di Löw parta dietro rispetto ai suoi compagni di reparto. Classe ’90, ha debuttato con la Germania qualche giorno fa disputando tutto il match amichevole contro la Danimarca, terminato in parità. Difende la causa del PSG da due annate, nella prima è riuscito a spodestare Sirigu mentre in quella appena conclusa si era visto momentaneamente superare da Aréola, salvo poi riprendere il proprio posto a guida della difesa. Rivolgiamo adesso la nostra attenzione verso il reparto arretrato tedesco, notoriamente uno dei più organizzati e meno perforabili di tutto il panorama calcistico mondiale. Partirà molto probabilmente dal primo minuto Shkodran Mustafi, considerato uno dei giocatori più esperti tra i convocati per la Russia sebbene sulle spalle annoveri soltanto 25 primavere. Si mise in mostra nella Coppa del Mondo 2014 nel ruolo di terzino destro, in seguito però un infortunio muscolare lo costrinse a sedere sugli spalti dai quarti di finale fino all’atto conclusivo del Maracanà. Circa un anno fa è passato all’Arsenal per l’ingente cifra di 40 milioni di euro, tanto è servito per convincere il Valencia a privarsi di uno dei propri gioielli più pregiati. A battezzarlo nel calcio professionistico è stata la Sampdoria, squadra che nel biennio 2012-2014 gli ha permesso di collezionare una cinquantina di presenze nella massima serie italiana. È un centrale di difesa forte fisicamente ma non eccessivamente compassato, per questo può essere impiegato da terzino di copertura. La sua peculiarità più apprezzabile è l’impetuoso colpo di testa, spesso protagonista anche in fase offensiva. Dovrebbe essere impiegato al centro del pacchetto difensivo, alla sua destra Löw potrebbe posizionare a sorpresa Joshua Kimmich. Ciò che stupisce non è il suo utilizzo dal primo minuto, sacrosanto se considerato il valore del gioiello classe ’95 del Bayern Monaco, bensì il ruolo. In nazionale è sempre stato schierato come terzino o esterno di centrocampo in caso di difesa a tre, per il match contro San Marino invece, una sorta di prova generale prima della Russia, è stato arretrato a centrale di destra. Giocatore che fa della polivalenza il proprio caposaldo, Kimmich si può muovere da mediano, difensore o esterno dato l’ottimo mix di qualità nel difendere e nell’attaccare. È un giocatore utile in fase di riconquista della palla ma abile anche nell’impostare l’azione, possiede inoltre un bagaglio tecnico non indifferente. A completare il terzetto ci dovrebbe essere Jonas Hector, terzino sinistro del Colonia. Ha messo piede in nazionale dal termine del Mondiale 2014 divenendo subito un giocatore chiave nello scacchiere di Löw, il quale lo ha sempre impiegato da terzino nella difesa a 4. Ora che però il modulo è cambiato c’è la possibilità di vedere il raggio d’azione del classe ’90 arretrato di qualche metro. È un difensore diligente e ben disciplinato tatticamente, possiede inoltre capacità atletiche degne di nota. Tuttavia come è lecito immaginare questo terzetto difensivo potrebbe avere difficoltà in gare dove c’è più urgenza di difendere rispetto alla passeggiata su San Marino, per questo Löw potrebbe ritenere questo esperimento ancora in fase troppo embrionale e puntare dall’inizio su giocatori di ruolo. In tal senso troverebbe spazio nell’undici di partenza Antonio Rüdiger, roccioso centrale in forza nella nostrana Serie A alla Roma. La scorsa estate ha saltato la spedizione tedesca in Francia a causa della rottura del legamento crociato, è tornato in nazionale solamente a marzo a distanza di quasi un anno dall’ultima apparizione. Nato nel 1993 a Berlino da padre locale e madre della Sierra Leone, è approdato in Italia due estati fa per circa 13 milioni euro (sommata la cifra del riscatto con quella del prestito oneroso). All’occorrenza può essere schierato da terzino essendo discretamente rapido se considerato il fisico da corazziere, la grande potenza muscolare e l’agonismo sono le sue migliori qualità. Più difficile veder partire dal primo minuto Niklas Süle, rivelazione dell’anno in Bundesliga con l’Hoffenheim. Il Bayern Monaco ha già ufficializzato da tempo il suo arrivo a partire da luglio per 20 milioni di euro, ha rifiutato Chelsea e un paio di compagini italiane per approdare nel club bavarese. A chi gli ha domandato se fosse ho meno spaventato della concorrenza ha così risposto:«Il Bayern ha 50 partite l’anno e solo 20 giocatori in rosa. Non mi prendono certo per gonfiare palloni». Il ragazzo ha la personalità giusta per entrare nell’olimpo dei difensori europei, i 21 anni di età giocano a suo favore. I 195 cm di altezza e il fisico erculeo lo rendono autorevole nei duelli corpo a corpo e nel gioco aereo, tenta inoltre spesso l’anticipo sfruttando la sua esorbitante potenza muscolare. Completa il quadro dei centrali Matthias Ginter, specializzato come interprete della difesa a tre. Il Borussia Dortmund ha utilizzato nel corso della stagione 2016-2017 proprio questo assetto tattico e l’ex Friburgo è stato tra i titolari inamovibili (in casi particolari Tuchel lo ha impiegato anche da mediano). Roccioso fisicamente e abile nel gioco aereo, possiede inoltre buon cross e tecnica di base, in memoria del suo passato da terzino destro. Una curiosità: tra tutti i convocati è l’unico insieme a Draxler e Mustafi a poter vantare il titolo mondiale in bacheca, fu infatti convocato per la Coppa del Mondo in Brasile senza scendere mai in campo.

CENTROCAMPISTI

Il reparto mediano è il più ricco di interpreti per la Germania dato l’utilizzo di un modulo che prevede il centrocampo formato da cinque uomini. Uno di loro sarà con ogni probabilità Emre Can, nato in Germania nel 1994 a Francoforte sul Meno ma di chiare origini turche. È uno dei giocatori più duttili in circolazione nel panorama calcistico europeo attuale, partendo dal ruolo di mediano è arrivato ad occupare la posizione di mezzala prima, terzino poi e infine difensore centrale in una difesa a tre, esperimento collaudato da Rodgers al Liverpool, club in cui gioca tutt’oggi. Si era vociferato negli ultimi giorni di un suo possibile approdo alla Juventus, tuttavia il centrocampista tedesco ex campione d’Europa con il Bayern Monaco sembra intenzionato a rimanere in Gran Bretagna. Sa coniugare alla perfezione qualità da difensore come l’aggressività e l’audacia nel contrasto con buone doti tecniche, il tutto condito da peculiarità atletiche notevoli, soprattutto per quanto riguarda la resistenza fisica. Dovrebbe agire sul centro-sinistra, dalla parte opposta invece potrebbe trovare spazio dal primo minuto Leon Goretzka. Il suo nome va inserito nella lista dei giovani tedeschi più promettenti, a soli 21 anni è già una colonna portante del centrocampo dello Schalke, squadra con cui in quattro stagioni ha totalizzato già 118 presenze da professionista. Giocatore dotato di fisico statuario, possiede buona dimestichezza palla al piede ma dà il suo contributo anche in fase di non possesso palla. I 189 cm di statura lo rendono una pedina importante sui calci piazzati e in generale in ogni contrasto aereo, nonostante la mole imponente è però discretamente veloce, specialmente in progressione. L’unica nota stonata nel suo repertorio è una eccessiva propensione ad infortunarsi. Insieme a Can coprirà le spalle di Julian Draxler, il quale si muoverà da numero dieci alle spalle della prima punta con facoltà di inventare giocate e svariare su tutto il fronte offensivo. Le 30 apparizioni in nazionale gli conferiscono la fascia da capitano a dispetto dei neanche 24 anni di età sulle spalle. Nasce ala sinistra ma può vestire alla perfezione i panni del trequartista, è un giocatore ambidestro munito di classe cristallina, è un professore nell’arte del dribbling e una minaccia per ogni portiere da fuori area. A gennaio è stato acquistato dal Paris Saint-Germain per 40 milioni di euro, cifra analoga ai soldi sborsati un anno e mezzo prima dal Wolfsburg per prelevarlo dallo Schalke 04. Tra le seconde scelte spicca il nome di Sebastian Rudy, polivalente mediano classe ’90 spesso schierato in carriera come terzino. Quest’anno è stato tra i protagonisti della memorabile annata dell’Hoffenheim, tuttavia da luglio avrà una nuova città in cui vivere dato che il suo cartellino sarà rilevato a parametro zero dal Bayern Monaco. È un centrocampista intelligente tatticamente, valido dal punto di vista atletico e allo stesso tempo dotato di buona tecnica di base e abilità nel battere i calci piazzati. È stato un artefice del quarto posto dell’Hoffenheim anche Kerem Demirbay, centrocampista mancino a trazione offensiva. La sua partecipazione alla Confederations Cup sembrava impossibile fino a qualche settimana fa, non per motivi prettamente tecnici bensì per un insolito caso internazionale di cui è stato protagonista. A livello giovanile ha rappresentato per anni la Turchia, paese da cui proviene il suo sangue, e la nazionale anatolica aveva comunicato di averlo convocato per la prima volta in nazionale maggiore a giugno. Lo stesso calciatore aveva inviato un documento alla FIFA in cui affermava di sentirsi turco a tutti gli effetti e di aver preso una scelta definitiva. Così non è stato perché il classe ’93 ex Amburgo ha rivisto la propria posizione all’ultimo momento ed ha sposato definitivamente il progetto tedesco. Giocatore non velocissimo ma elegante nei movimenti, è abile a svolgere il ruolo di regista offensivo e posizionarsi tra le linee. Possiede un buon tiro in porta dal limite dell’area e capacità di assist in verticale. Per quanto riguarda le fasce, a destra dovrebbe agire Julian Brandt, esterno offensivo classe ’96 del Bayer Leverkusen. Le Aspirine lo prelevarono tre anni fa dal settore giovanile del Wolfsburg per la cifra irrisoria di 350 mila euro, ora è uno dei giocatori più apprezzati della Bundesliga nel suo ruolo. Esterno di centrocampo a propulsione offensiva, la velocità e la tecnica sublime sono tra le sue caratteristiche migliori. Non vanta una media-gol spaziale, preferisce servire palloni decisivi ai propri compagni trovando la linea di fondo e crossando il pallone in area, come testimoniano gli 11 assist stagionali in Bundesliga. È il secondo tedesco più giovane convocato per la Confederations Cup, dietro solo al suo compagno di allenamenti al Leverkusen Benjamin Henrichs. È nato in Germania da padre locale e madre ghanese nel 1997, dal punto di vista calcistico è stato forgiato dal Bayer durante 12 anni di settore giovanile. Di professione fa il terzino destro ma in nazionale compete per un posto da esterno nel centrocampo a 5, è un giocatore rapido e dotato di ottimo dribbling ma allo stesso tempo attento in fase difensiva, nella quale può sfruttare soprattutto la velocità per fermare gli attaccanti avversari. Sulle fascia sinistra Löw ha a disposizione due opzioni: una più offensiva e una invece più adatta a difendere (tre se si considera anche la carta Hector). Contro San Marino è sceso in campo dal primo minuto Amin Younes, il piccolo funambolo dell’Ajax. Nei Paesi Bassi ha trovato il proprio eldorado dopo aver stentato il salto di qualità in patria, i Lancieri lo hanno acquistato dal Borussia Mönchengladbach per 2,5 milioni di euro, adesso il suo valore è quantomeno quadruplicato. Nato nel 1993 in territorio teutonico da genitori originari del Libano, è un’ala sinistra piccola fisicamente e ambidestra. Vanta nel suo repertorio un dribbling eccezionale, grazie alla rapidità nelle gambe e all’ottima tecnica di base. La sua giocata preferita è ubriacare il terzino di turno con delle finte per poi rientrare sul destro e calciare a giro sotto il sette del secondo palo. In caso il ct tedesco decidesse di schierare un laterale più difensivo, ecco che troverebbe il proprio spazio Marvin Plattenhardt. Reduce da una buona stagione all’Hertha Berlino, con cui si è piazzato quinto in campionato a ridosso della zona Champions, a giugno ha ricevuto la sua prima convocazione in nazionale debuttando contro la Danimarca in amichevole. Nel 2009 vinse il Campionato Europeo U-17 in finale contro l’Olanda, nell’undici titolare tedesco oltre a lui c’erano giocatori come ter Stegen, Mustafi e Mario Götze. È un terzino con ottime doti offensive tra le quali spiccano buon cross ed eccezionale tiro in porta, soprattutto da calcio piazzato.

ATTACCANTI

Il reparto offensivo è quello più magro di elementi, Löw ha convocato solamente due attaccanti di ruolo e una seconda punta (evidentemente in caso di necessità avrà già studiato la soluzione di impiegare un esterno offensivo come punta). Il compito di sfondare le reti avversarie sarà affidato a Sandro Wagner, bomber dell’Hoffenheim che quest’anno in Bundesliga ha totalizzato 11 reti in 31 presenze. Ha debuttato in nazionale a giugno contro la Danimarca e si è ripetuto qualche giorno dopo contro San Marino, sul quale ha scatenato la propria furia gonfiando la porta in tre occasioni e portando a casa il pallone. Classe ’87, è giunto in nazionale abbastanza tardi ed è l’unico giocatore tedesco tra i convocati a non esser nato negli anni ’90 (il che la dice lunga sull’età media della rosa, la quale si aggira intorno ai 24 anni). Alto 194 cm, è il classico numero nove all’antica, un centravanti da area di rigore abile anche a far salire la squadra nei momenti di bisogno. Di testa è un avversario ostico per ogni difensore, così come nei duelli corpo a corpo. Davanti alla porta dimostra tutta la sua freddezza, pecca invece per quanto riguarda la velocità e una tecnica di base non proprio sopraffina. Dovrebbe far coppia con Timo Werner, classe ’96 protagonista di un’annata da incorniciare al Lipsia. In 31 gare di campionato ha messo a segno 21 reti, onorando i 10 milioni di euro che il club della RedBull aveva sborsato in estate per prelevarlo dallo Stoccarda. Considerato uno dei migliori talenti del panorama calcistico tedesco, è un attaccante complementare a Wagner per quanto riguarda le caratteristiche atletiche. Mentre il centravanti dell’Hoffenheim è una punta abbastanza statica, Werner è un velocista amante del gioco in profondità e in possesso anche di tecnica notevole. Come ogni attaccante che si rispetti vanta anche ottimo fiuto del gol, i numeri da capogiro della stagione appena conclusa lo testimoniano. Chiude il quadro degli attaccanti Lars Stindl, titolare nelle ultime due gare della Germania a causa di una condizione fisica non ottimale del compagno di reparto in forza allo Stoccarda. Capitano del Borussia Mönchengladbach, squadra in cui è l’idolo della tifoseria, il tecnico Dieter Hecking nella stagione 2016-17 lo ha impiegato come attaccante in un reparto a due al fianco di una prima punta di ruolo come Raffael. Giocatore carismatico, trovargli un difetto è difficile essendo un calciatore a 360°. Possiede un tiro potente e preciso dal limite dell’area, buon feeling con la rete (ne sa qualcosa la Fiorentina a cui qualche mese fa ha realizzato una tripletta), bagaglio tecnico non indifferente e visione di gioco. Classe ’88, prima di passare al Gladbach aveva vestito le maglie di Karlsruhe e Hannover 96.

PROBABILE FORMAZIONE (3-4-1-2)

ter Stegen

Kimmich          Mustafi          Hector

Brandt         Goretzka          Draxler          Can          Younes

Werner           Wagner
(Stindl)           Wagner