Confederations Cup 2017 – Girone A – Messico

Si conclude oggi il nostro cammino alla scoperta del girone A della Confederations Cup, il Messico è l’ultima tappa prima di passare a parlare del secondo gruppo. Negli ultimi giorni abbiamo trattato di Russia, Nuova Zelanda e Portogallo, il quale sarà l’avversario della nazionale messicana nella prima giornata (sfida che andrà in scena domenica alle 17.00 ora italiana). Tra tutte le partecipanti alla competizione il Messico è l’unica ad annoverare un titolo in bacheca, vinto nel 1999 tra le mura amiche con un pirotecnico 4-3 in finale contro il Brasile. Quattro anni fa proprio in terra verde-oro El Tricolor fece la propria uscita di scena alla fase a gironi a vantaggio della selezione locale e dell’Italia, rispettivamente prima e terza classificata sul podio. I nordamericani hanno staccato il biglietto per la Russia grazie alla vittoria nello spareggio denominato per l’occasione CONCACAF Cup contro gli Stati Uniti. Entrambe le nazionali avrebbero infatti avuto i requisiti per partecipare alla Confederations Cup, avendo gli USA vinto la Gold Cup 2013 (il torneo continentale del nord e centro America, per la cronaca iniziò dopo il termine della passata edizione del torneo in questione disputata proprio in quell’anno) e il Messico quella del 2015. La gara è andata in scena al Rose Bowl di Pasadena davanti a quasi 94.000 spettatori nell’ottobre del 2015 e si è conclusa con il successo messicano ai supplementari. Il commissario tecnico Juan Carlos Osorio ha assunto il suo incarico in panchina qualche giorno dopo la vittoria contro i rivali di sempre degli Stati Uniti, prendendo il posto dell’allenatore ad interim Ferretti. In 24 partite ha totalizzato 18 vittorie (media di 2,42 punti a partita), può contare su una rosa dal valore discreto con buone individualità. Ai nastri di partenza il Messico si trova in seconda linea (come testimonia il 17° posto nel Ranking FIFA) ma possiede i mezzi per mettere i bastoni tra le ruote a nazionali più quotate e dire la sua in una competizione che non sembra avere un padrone assoluto. Il modulo di partenza dovrebbe essere il 4-2-3-1, assetto molto camaleontico che dà la possibilità di trasformarsi anche in 4-3-3. Più staccata la possibilità di utilizzo della difesa a tre, più volte adottata dal Messico nell’ultimo anno.

PORTIERI E DIFENSORI

Andando ad analizzare la rosa messicana partiamo dal reparto meno avanzato, ovvero la porta. Il numero uno sarà metaforicamente (dato che sulle spalle veste il 13) indossato da Guillermo Ochoa, l’esuberante portiere amato dai fotografi per le sue splendide parate in tuffo. Tre anni fa in Brasile fu protagonista indiscusso, le parate miracolose sfoderate nel corso della competizione lo fecero conoscere agli addetti ai lavori di tutto il mondo. È un estremo difensore elastico e reattivo, specializzato nelle parate in tuffo e negli uno contro uno. Le sue caratteristiche rispecchiano appieno il prototipo del portiere latinoamericano, istintivo e dotato di grande spinta nelle gambe. Classe ’85, a livello di club non ha mai raggiunto picchi altissimi, al contrario della sua carriera in nazionale. Il suo cartellino è di proprietà del Malaga ma ha giocato l’ultima stagione in prestito al Granada. A farne le veci in caso di assenza ci sarà Alfredo Talavera, esperto portiere 34enne che in estate si è tolto la soddisfazione di prendere parte alle Olimpiadi da fuori quota. In nazionale conta 28 presenze, accumulate dal 2011 fino ad oggi. In patria è una bandiera per i tifosi del Toluca, club in cui milita dal 2009. Audacia ed esplosività sono sui punti di forza, una delle sue specialità è neutralizzare i calci di rigore. Completa il quadro dei portieri Rodolfo Cota, in forza in patria al Guadalajara. Osorio gli ha regalato il debutto un paio di settimane fa in un test amichevole contro l’Irlanda, è giunto in nazionale all’età di 29 anni. Tra i difensori spicca il nome di Héctor Moreno, più volte capitano nelle ultime gare in assenza di Márquez e Guardado. La Roma ha ufficializzato nei giorni scorsi il suo arrivo a sorpresa, lascia dopo due anni il PSV per poco meno di 6 milioni di euro. Classe ’88, è un centrale molto tenace che fa dell’agonismo un suo marchio di fabbrica. Talvolta la sua aggressività agonistica sfocia in pericolosa irruenza, ne sa qualcosa Luke Shaw che all’inizio della stagione 2015-2016 ha pagato con la frattura della tibia un contrasto con il messicano. Tra le qualità di Moreno spicca un piede abbastanza educato, ottimo lancio dalle retrovie e abilità nel gioco aereo, anche su calcio piazzato. Si muoverà sul centro-sinistra essendo un mancino naturale, sarà coadiuvato da Diego Reyes. Campione olimpico nel 2012, è in nazionale da parecchi anni e ormai è considerato un punto fermo dell’undici messicano grazie soprattutto alla sua duttilità. Possiede un fisico da corazziere ma se la cava anche palla al piede, per questo spesso è impiegato da mediano anziché da centrale difensivo. Classe ’92, ha disputato l’ultima stagione all’Espanyol ma ha un contratto fino al 2018 con il Porto. Si accomoderà in panchina almeno per un primo momento Rafael Márquez, una leggenda vivente per la nazionale tricolore. Debuttò nel febbraio del 1997 e due anni dopo vinse la Confederations Cup senza saltare nemmeno un minuto, ad oggi conta 138 presenze e 18 gol ed è arrivato per lui il momento di lasciare spazio a colleghi più giovani. La carta d’identità recita come anno di nascita 1979, nell’ultima settimana ha rilasciato un’intervista sul suo futuro ribadendo la volontà di appendere gli scarpini al chiodo dopo la Coppa del Mondo del 2018. Chiuderà la propria carriera all’Atlas, la compagine che sul finire dello scorso millennio lo lanciò nel professionismo. La professione di centrale difensiva generalmente è svolta anche da Oswaldo Alanís, ventottenne difensore del Guadalajara. Nei piani di Osorio dovrebbe partire da seconda scelta, tuttavia nell’ultima gara del Messico è sceso in campo dal primo minuto nell’insolita posizione di terzino sinistro, ruolo che potrebbe ricoprire in casi eccezionali. Sta vivendo il suo momento migliore in carriera ed è tornato in nazionale dopo un paio di anni di assenza, in patria lo paragonano a Mats Hummels. Completa il quadro dei centrali Néstor Araujo, colonna della retroguardia del Santos Laguna. Fisicamente ben strutturato ma allo stesso tempo discretamente veloce, la scorsa estate nel centenario della Copa America ha trovato spesso spazio da titolare per via dell’impiego di Reyes a centrocampo. Classe ’91, in nazionale venne battezzato nella Copa America 2011, in cui siglò di testa l’unica rete messicana. Correrà nel ruolo di terzino destro Carlos Salcedo, a tratti titolare nella stagione appena terminata con la maglia della Fiorentina. I toscani non hanno esercitato il diritto di riscatto e il Deportivo Guadalajara si è già accordato con l’Eintracht Francoforte per un suo trasferimento in Germania. Il direttore sportivo della formazione tedesca lo ha descritto come un “classico combattente messicano che non ha paura dei duelli”, Salcedo è infatti un terzino a trazione difensiva che molto frequentemente in carriera ha ricoperto il ruolo di centrale. La fascia sinistra dovrebbe essere competenza di Miguel Layún, polivalente laterale del Porto. In carriera ha ricoperto tutte le posizioni di movimento ad eccezione del centravanti (da difensore centrale a esterno offensivo), è un giocatore con caratteristiche a 360°, abile sia nel difendere che nell’attaccare. Velocità, buona tecnica di base, tiro in porta e soprattutto ottima capacità di cross sono le sue armi migliori quando supera la metà campo. Classe ’88, gioca in Portogallo dal 2015, in precedenza aveva militato in patria, in Inghilterra e perfino in Italia, collezionando un paio di presenze nel corso di un’anonima parentesi all’Atalanta nel 2010. Analogamente la duttilità è la miglior qualità del suo vice, Luis Reyes. Gioca entro i confini nazionali all’Atlas, club che difende fin dai tempi del settore giovanile. Osorio lo ha schierato da terzino sinistro, mediano davanti alla difesa ed esterno di centrocampo in una mediana a quattro, apprezza soprattutto la sua resistenza muscolare.

CENTROCAMPISTI

La situazione del centrocampo messicano è strettamente legata al modulo che verrà utilizzato. L’infortunio di Jesus Corona, indisponibile dell’ultimo minuto per la nazionale messicana, dovrebbe spingere Osorio a puntare sul 4-2-3-1, permangono però dubbi su chi rivestirà il ruolo di trequartista. È certo della maglia come membro della coppia davanti alla difesa Jonathan dos Santos, ex promessa della cantera del Barcellona ora consacratasi al Villarreal. A 26 anni ha toccato il picco della sua carriera con il Submarino Amarillo, la repentina esplosione è forse dovuta al cambio di posizione in campo. In maglia blaugrana aveva sempre occupato un posto in cabina di regia in mezzo al campo, al Villarreal è invece più libero di mettere in mostra il proprio repertorio offensivo agendo da ala destra oppure da seconda punta. Con il Messico si dovrà sacrificare e arretrare il proprio raggio d’azione. È un giocatore piccolo fisicamente e brevilineo, rapido nel breve e in possesso di buoni tempi di inserimento. La buona visione di gioco è tra le frecce migliori nella sua faretra, tra i punti deboli c’è un fisico cristallino incline all’infortunio. Alla sua sinistra dovrebbe muoversi Hector Herrera, capitano del Porto. L’uso del verbo condizionale non è collegato a un dubbio sulla presenza di Herrera alla lettura delle formazioni, bensì alla posizione in cui verrà schierato. In caso di 4-2-3-1 infatti Osorio lo ha spesso impiegato alle spalle del centravanti, nelle ultime tre partite però si è mosso da mediano. Classe ’90, i suoi polmoni saranno il motore del centrocampo messicano. Specializzato negli inserimenti in area e nei tiri dalla distanza, è un centrale di centrocampo onnipresente pericoloso anche in zona-gol. Presente in Russia anche una totem del movimento calcistico messicano, Andrés Guardado (136 presenze dal 2005 ad oggi). Nell’ultimo anno è stato spesso fuori dai radar della nazionale ma Osorio non ha avuto il coraggio di privarsene, in Russia serviranno le sue qualità da equilibratore a centrocampo. Visione di gioco periferica, ottime capacità atletiche e bagaglio tecnico non indifferente saranno utili alla causa messicana, così come fanno le fortune del PSV. In carriera a livello di club si è messo in mostra con Deportivo prima e Valencia poi, in seguito è approdato in Olanda dove ha vinto due campionati consecutivamente. Classe ’86, non è da escludere un suo utilizzo in mediana con Herrera spostato sulla trequarti. In tal caso Marco Fabián si accomoderà in panchina. Il numero 10 dell’Eintracht Francoforte non è mai stato una prima scelta in nazionale, tuttavia Osorio lo ha testato dal primo minuto nell’ultima gara di qualificazioni al Mondiale contro gli Stati Uniti e le percentuali di vederlo titolare in Russia sono buone. Classe ’89 campione olimpico nel 2012, è un giocatore dal baricentro basso molto agile e dotato di controllo palla raffinato. Specializzato nel giocare nello stretto, nel suo repertorio figurano capacità di saltare l’uomo e tiro dalla distanza.

ATTACCANTI

Il reparto offensivo per il Messico è il più ricco di talento e fantasia. Il punto di forza è soprattutto la velocità dei giocatori sulle fasce e dello stesso attaccante centrale, Javier Hernández, una prima punta tutt’altro che statica. Sarà lui a ricoprire il ruolo di terminale offensivo nell’undici di partenza, a prescindere dal modulo che verrà utilizzato. È una punta devastante a campo aperto e un maestro nell’attaccare la profondità, tuttavia anche contro una difesa schierata El Chicarito sa rendersi pericoloso grazie alla sua freddezza sotto porta e all’elevazione straordinaria nonostante sia minuto di statura. Nell’area piccola è un avvoltoio, lo testimoniano i 47 gol in 91 partite disputate con la nazionale. Classe ’88 e figlio d’arte, nella stagione appena passata ha difeso i colori del Bayer Leverkusen ma a livello internazionale si è messo in vetrina con le casacche di Manchester United e Real Madrid. Vanta una reputazione di un certo spessore anche Carlos Vela, scovato undici anni fa da osservatori dell’Arsenal e lanciato nel panorama calcistico inglese da Wenger. Dal 2012 gioca con il Real Sociedad, club di cui è diventato una bandiera ma con cui la sua avventura sembra giunta ai titoli di coda. Si parla di un possibile ritorno in patria, dove non ha mai giocato a livello professionistico. Nato nel 1989 a Cancún, è un’ala destra di piede mancino a cui piace convergere verso il centro e scaricare in porta il suo ottimo tiro di precisione. Veloce ed esperto nel dribbling, la conclusione a rete è proprio la sua peculiarità più apprezzabile. Per quanto riguarda la fascia opposta persistono ancora serie incertezze. Nella sfida più recedente del Messico è sceso in campo dal primo minuto Hirving Lozano, giovane classe ’95 su cui sono puntati gli occhi del Manchester City da tempo. Sfornato dal settore giovanile del Pachuca, con cui ha realizzato 18 reti nel corso della stagione appena terminata, è uno dei più pregevoli gioielli in possesso della nazionale tricolore. Il suo marchio di fabbrica è puntare il difensore avversario per poi accentrarsi e piazzare il pallone sul secondo palo, vanta un ottimo feeling con la rete in virtù dell’ottimo tiro che figura nel suo repertorio. Non si accontenterà del ruolo di comprimario Giovani dos Santos, fratello di Jonathan, per anni colonna portante della compagine nordamericana ma ora relegato a un ruolo minore dato il suo avvento in MLS e la decisione di lasciare il prestigioso panorama calcistico europeo a vantaggio di lidi più floridi dal punto di vista economico. Ai Los Angeles Galaxy il messicano percepisce un ingaggio di 4,1 milioni di euro annui, uno dei più alti di tutto il campionato, e sulle sue spalle gravano meno pressioni rispetto a quando militava tra le fila di Barcellona, Tottenham, Galatasaray o Villarreal. Differisce nei confronti del fratello per un anno di età in più e per la posizione in campo differente. Giovani è una seconda punta a cui piace svariare tu tutto il fronte offensivo, eccelle per quanto riguarda agilità e velocità e come ogni fantasista che si rispetti è un maestro nell’arte del dribbling. Potrebbe muoversi da trequartista o da ala sinistra, essendo un mancino naturale. Un altro esterno offensivo che ha ricevuto la chiamata per la Confederations Cup è Javier Aquino, più staccato nelle gerarchie ma anch’egli candidato a una maglia da titolare. Molto piccolo fisicamente (167 cm di statura), sulla fascia è un fulmine di guerra imprendibile nel lungo e dotato di piede educato. Dal 2013 al 2015 aveva intrapreso un’avventura in Spagna con Villarreal e Rayo Vallecano, in seguito è tornato a casa per sposare l’ambizioso progetto del Tigres, due volte campione nazionale nelle ultime due stagioni. Condivide lo spogliatoio con Jürgen Damm, a cui lo stesso Aquino è secondo per quanto riguarda la velocità. Uno studio voluto dal Pachuca (sua ex squadra), ma confermato dalla FIFA, vede l’ala messicana di lontane ascendenze tedesche seconda nella graduatoria mondiale dei giocatori più rapidi palla al piede, dietro solo a Gareth Bale, a cui è paragonato per un fisico abbastanza simile. Il classe ’92 di Tuxpan ha raggiunto una velocità massima di 35,23 km/h. La scorsa estate non ha potuto partecipare al centenario della Copa America per un infortunio, per la Confederations Cup ha vissuto la situazione opposta, subentrando nella lista dei convocati a Corona, out per problemi fisici. Archiviato il discorso sugli esterni offensivi rivolgiamo nuovamente la nostra attenzione alle prime punte. Un’alternativa di lusso porta il nome di Raúl Jiménez, numero nove del Benfica. Classe ’91, i portoghesi lo hanno prelevato due estati fa dall’Atletico Madrid per 20 milioni di euro, difficilmente si accontenterà di indossare il fratino anziché scendere in campo dall’inizio. Fisico slanciato e longilineo, è un attaccante bravo ad attaccare il secondo palo e una costante minaccia per i difensori avversari nel gioco aereo. Nonostante queste caratteristiche da ariete d’area di rigore è allo stesso tempo abbastanza rapido e agile, tanto che talvolta viene impiegato da esterno offensivo. Rifinisce il quadro della nazionale Oribe Peralta, nome storico del Messico degli ultimi anni. Trentatré primavere sulle spalle e una carriera passata senza varcare i confini nazionali, non è mai stato un attaccante di prima classe ma spesso e volentieri ha tolto le castagne dal fuoco risolvendo parecchi problemi al Messico. I 23 gol in 54 apparizioni gli conferiscono un posto nella hall of fame della nazionale, è un finalizzatore esplosivo nei movimenti e in possesso di carisma da vendere.

PROBABILE FORMAZIONE (4-2-3-1)

Ochoa

Salcedo          D. Reyes          Moreno           Layun

J. dos Santos           Herrera
J. dos Santos          (Guardado)

Vela          Fabian           Lozano
Vela          (Herrera)          Lozano

Hernandez