A caccia di talenti – César Montes, dopo Rafa Márquez la difesa del Messico è in buone mani

Prosegue la serie “A caccia di talenti”, la quale ci ha portato negli anni a conoscere in anteprima grandi promesse del calcio mondiale che con il passare del tempo si sono consacrate ad alti livelli. Nella scorsa puntata avevamo parlato di Henry Onyekuru, ala sinistra nigeriana in forza all’Eupen che sta ben impressionando nell’attuale stagione della massima serie belga. Oggi invece cambiamo totalmente rotta per volare in Messico, dove, durante il tramonto calcistico di Rafa Márquez, un nuovo difensore centrale si sta facendo strada verso la nazionale. Il suo nome è César Montes, in patria lo conoscono bene da un paio d’anni mentre in Europa non ha ancora fatto proseliti. Nonostante l’età molto giovane ha alle spalle già una sessantina di presenze nella Liga messicana e in estate si è messo in mostra in quel di Rio de Janeiro guidando la difesa del Tricolor con le sue capacità da leader e il fisico da corazziere. Gioca al Monterrey, il contratto fino al 2020 per adesso tiene leggermente tranquilla la dirigenza degli Albiazules. È nato a Hermosillo, città del nord del Messico, il 24 febbraio del 1997 ed è entrato nel mondo del calcio con appena sei anni di età sulle spalle, nel 2003. La prima caratteristica che balza agli occhi vedendolo giocare è la sua raffinata eleganza nell’impostare l’azione, soprattutto con i lanci millimetri dalla difesa capaci di disegnare traiettorie paraboliche fino all’altra parte del campo. Allo stesso tempo però è un maestro nel recuperare il pallone in scivolata fidandosi delle sue lunghe leve e nei contrasti sfrutta sempre la sua robustezza. Destro, i 193 cm di altezza e il fisico nel complesso longilineo lo rendono estremamente abile nel gioco aereo sia in fase difensiva come muro davanti al portiere che sui calci piazzati a favore, in cui è sempre una minaccia temibile. Dal punto di vista disciplinare i media lo dipingono come un ragazzo umile e amante del lavoro, professionista esemplare e leader in campo grazie alla grande personalità. Considerata l’elevata statura non è neanche troppo compassato nei movimenti, anzi, talvolta è stato impiegato addirittura da terzino. Tutte caratteristiche che potrebbero lanciarlo alla grande verso un futuro radioso.

Montes muove i suoi primi passi nel sistema calcistico giovanile messicano con la maglia dell’UNAM Pumas, una delle più blasonate compagini del paese. In seguito approda al Poblado Miguel Alemán, con cui si mette in mostra in un torneo che gli vale la chiamata del Monterrey. È il 2014, finalmente in maglia bianco-blu il classe ’97 trova l’ambiente giusto per crescere e affacciarsi al mondo del calcio professionistico. Aspettava questo momento da anni, era rimasto molto deluso in precedenza per due provini falliti con Tigres e Pachuca ma non si era mai dato per vinto, il che denota molti aspetti del temperamento del ragazzo, fondamentale per diventare un giocatore di caratura internazionale. A Monterrey viene inserito nella formazione U-17 e contemporaneamente inizia a ricevere anche le prime chiamate dalla selezione messicana U-18. «Non bisogna mai arrendersi perché con il passare del tempo i risultati si raggiungono» – questo è il suo dogma. Nell’estate del 2015 viene aggregato in prima squadra e debutta nel match amichevole datato 2 agosto contro il Benfica. La gara ha importanza storica, si tratta infatti della partita inaugurale per la nuova casa del Monterrey, l’Estadio BBVA Bancomer. Montes entra all’inizio della ripresa: gli bastano tre minuti per scrivere il suo nome negli almanacchi dei Rayados, siglando la prima rete nel nuovo stadio con uno stacco imperioso di testa su cross da punizione. La rete in questione lo battezza nel calcio che conta e a campionato in corso impiega solamente tre partite per conquistare la maglia da titolare. Gioca la quasi totalità delle partite dell’Apertura e della Clausura, in seguito si mette in mostra nella “Liguilla” per l’assegnazione del titolo, perso nella doppia finale andata e ritorno per mano del Pachuca. L’ottima stagione gli vale la convocazione da parte della nazionale olimpica messicana per Rio 2016. Scende in campo dal primo minuto in tutte e tre le gare disputate dal Tricolor e assieme al compagno di reparto Salcedo, attualmente alla Fiorentina, sfodera delle prestazioni convincenti. In estate avviene anche un altro grande cambiamento, abbastanza simbolico, per la sua carriera: dopo aver indossato per tutta la stagione precedente un insolito numero 286 dietro le spalle (osservare attentamente la foto per verificare, prima aveva utilizzato anche il 271), decide di virare verso un più “normale” numero 3. Nella stagione in corso si sta ancor di più confermando il generale della difesa del Monterrey nonostante la carta d’identità non remi a favore dell’esperienza. Conta finora 64 presenze e 6 reti nel calcio professionistico, dati apprezzabili tenendo in considerazione soprattutto l’anno di nascita. La sua è stata una rapida ascesa senza tappe intermedie, il prossimo obiettivo è la nazionale maggiore del Messico e, perché no, la Confederations Cup 2017 fissata a giugno in Russia.